mercoledì 26 agosto 2015

TONY CRAGG - LISSON GALLERY, MILANO




TONY CRAGG
Lisson Gallery
via Zenale 3 - Milano
28/5/2015 - 18/9/2015

Tony Cragg’s first exhibition at the Lisson Gallery Milan consists of several new sculptures in bronze, wood and stone. Alongside these are a number of works on paper. The upright sculptures in the gallery are the result of complex internal formal constructions and geometries that give rise to outer forms that we can recognise, have associations with and give names to. Cragg’s complex polymorphic sculptures reveal aspects of the relationship between the rational internal dynamic of materials and our subjective response to material forms. For Cragg this is not only the essence of all sculpture, but of all our experiences in the world as well. His work is full of movement, growth, dynamism and a sense of wonder at the seemingly unlimited possibilities of sculptural form.
Cragg exhibits two larger bronze and marble works – Over the Earth and First Person, the latter outside the gallery. In these works, Cragg looks not only to nature and the forces of energy found in the organic world, but he also references an enhanced and extruded reality as experienced through technology and the multiple perspectives afforded to us by the pace and prisms of modern life.
Several of the works at Lisson Gallery Milan have close corollaries with seven of Cragg’s sculptures being exhibited concurrently at the Duomo di Milano (as part of the Milan Expo, until 31 October). The centrepiece of his collaboration with the Duomo is a work in the Duomo entitled Paradosso (Paradox), seemingly inspired by the golden statue of the Madonnina (Little Madonna), which sits atop the uppermost spire, traditionally marking Milan’s highest point. Cragg’s exhibition on the roof terraces of the Duomo presents a further six monumental sculptures, that jostle with the static gothic architecture and the Milanese skyline.
The reference to the Madonnina’s majestic, skywards gesture is obliquely mirrored at the gallery by a two-metre bronze entitled After We’ve Gone (2015), a similarly torqued object suggesting bodily movement. The artist’s own physical being expressed in his drawings are the starting point for his three-dimensional practice and contain something of the genesis for each radically rotational form, perhaps revealing how the germ of an idea, an unseen energy, or an observation from life can be brought into matter and eventually into complex, confounding objecthood.

LUCIANO BELLOSI: LA PECORA DI GIOTTO - ABSCONDITA 2015




LUCIANO BELLOSI
LA PECORA DI GIOTTO
Abscondita (9 giugno 2015)
Collana: Carte d'artisti

"Il titolo del libro allude, naturalmente, al popolare aneddoto illustrato anche su certe scatole di matite colorate che accompagnano tanti ricordi della nostra infanzia. La popolarità di questo aneddoto è dovuta al fatto che lo racconta il Vasari: un fatto che è anche la causa della sua mancata considerazione da parte della critica. Ma il Vasari non fa che parafrasare un succinto passo del secondo Commentario del Ghiberti: 'Nacque uno fanciullo di mirabile ingegno il quale si ritraeva del naturale una pecora; in su passando Cimabue pictore per la strada a Bologna vide el fanciullo sedente in terra et disegnava in su una lastra una pecora [...] Cimabue menò seco Giotto e fu discepolo di Cimabue'. Ora, un aneddoto raccontato dal Ghiberti non può essere liquidato come uno dei tanti aneddoti raccontati dal Vasari, per il quale essi avevano la funzione di artifici retorici utili a dare compiutezza al racconto storico, secondo una concezione della storia che egli condivideva con i contemporanei. Lo scritto del Ghiberti appartiene a un genere letterario diverso e non ha le preoccupazioni del Vasari. Del secondo Commentario, le cui notizie che si possono controllare risultano sostanzialmente attendibili, va preso sul serio tutto e io credo che anche il raccontino della pecora di Giotto, al di là del suo significato letterale, alluda almeno a due aspetti reali."

ROMÁN DE LA CALLE: A PROPOSITO DELLA CRITICA D'ARTE - MIMESIS 2015




ROMÁN DE LA CALLE
A PROPOSITO DELLA CRITICA D'ARTE
Teoria e pratica. Cultura e politica
Mimesis (8 luglio 2015)
Collana: Forme del possibile

Nel cardine interdisciplinare tra l'estetica, la filosofia e il "fare critico", "A proposito della critica d'arte" si avvicina al mondo della critica d'arte per ricercare le sue funzioni e i suoi momenti costitutivi. In effetti, "riflettere sulla critica d'arte significa allo stesso tempo delineare le labili frontiere e gli scambi esistenti tra l'estetica, la poetica e la critica, così come studiare le connessioni tra creatività e critica". Superando l'orizzonte oggettivo dell'opera d'arte, il libro ci propone in tal modo una chiave di lettura del fare artistico, attraverso un'analisi della critica come Paideia o delle relazioni tra i testi e le immagini, tra Ekphrasis e Hypotiposis. Un'analisi attraverso la quale affiora anche l'influenza che il pensiero filosofico, la pratica critica e l'estetica italiana hanno esercitato nel contesto della critica d'arte spagnola.
  

PETIZIONE PER UNA LANTERNA DI TUTTI




PETIZIONE PER UNA LANTERNA DI TUTTI

Un anno di Giovani Urbanisti alla Lanterna

Il complesso monumentale della Lanterna di Genova richiede costanti interventi di manutenzione: mantenimento del verde pubblico, dell'igiene urbana, pulizia delle toilettes, interventi di riparazione ai frequenti danni agli impianti elettrici causati dall'umidità e dalle intemperie, sostituzione di lampade e faretti, riparazione di schermi e materiale multimediale non funzionante nel Museo.
Garantire l'apertura del sito significa inoltre che ogni giorno – feriale e festivo – una persona deve recarsi ad aprire il cancello di accesso alla passeggiata alle ore 8 e a chiuderlo alle ore 20; il sabato e la domenica, poi, è necessario garantire un servizio di biglietteria e di guardianaggio che impegna contemporaneamente almeno tre persone.
Dal 2004 al 2014 i costi di manutenzione ordinaria e del personale sono stati coperti da un fondo annuo di 60-70.000 € stanziato dalla Provincia di Genova. A questo fondo si aggiungevano gli incassi derivanti dalla bigliettazione.
A fine giugno 2014, con la progressiva dismissione della Provincia in favore della Città Metropolitana, il fondo è stato completamente azzerato e la Lanterna di Genova rischiava di chiudere i battenti.
Il 1° luglio 2014 l'associazione Giovani urbanisti – Fondazione Labò ha deciso di adottare il faro della città, il museo e il parco per evitarne la chiusura. Il Comune di Genova le ha quindi affidato la gestione a titolo gratuito fino a dicembre 2014, poi rinnovata fino a giugno 2015. Nessun contributo finanziario è stato stanziato. L'associazione si è impegnata a mantenere gli stessi orari di apertura, l'accesso gratuito al parco e le stesse tariffe per la visita del museo e del faro (4 euro intero, 3 euro ridotto).
In un anno, grazie alla impegnativa ricerca di sponsor privati e soprattutto alla straordinaria disponibilità dei volontari, la Lanterna è rimasta aperta al pubblico.
I proventi della bigliettazione sono stati interamente devoluti alla onerosa manutenzione del sito e alla realizzazione di interventi straordinari mai operati nel decennio precedente: ripristino di pannelli esplicativi deteriorati, sostituzione di schermi e materiale multimediale non funzionante nel museo, eliminazione delle piante infestanti, verniciatura di muri scrostati, cancelli e ringhiere arrugginiti, ripristino degli elementi danneggiati sulla passeggiata e di segnaletica verticale e orizzontale, tantopiù necessaria in conseguenza dell'interruzione della passeggiata d'accesso causata dai cantieri di Autostrade per l'Italia per il nodo di San Benigno.
I volontari non hanno percepito alcun compenso per il loro lavoro.
In questo anno i Giovani urbanisti, oltre a garantire l'apertura, hanno comunque organizzato con grande dedizione eventi, mostre, concerti, conferenze, passeggiate, visite guidate, teatro, concorsi, raduni, convegni, laboratori per bambini e famiglie. Attività di grafica, promozione, ufficio stampa, montaggio palchi sono state messe a disposizione gratuitamente da parte dei volontari. L'associazione si è fatta carico dell'adeguamento dell'area alle norme per l'agibilità e la sicurezza. La nuova gestione ha permesso l'avvio di un percorso di riappropriazione del sito, spesso dimenticato dai genovesi. Oggi – sono in molti a riconoscerlo – la Lanterna è viva.

Oggi – il rischio della chiusura

Dalla primavera 2015 la terrazza della Lanterna non è più accessibile per lavori di ristrutturazione del faro. L'associazione, di conseguenza, ha scelto di ridurre per tutti l'ingresso al sito a 3 euro.
L'impossibilità di accedere alla terrazza e la riduzione della tariffa d'ingresso hanno contratto considerevolmente i proventi derivanti dalla bigliettazione.
L'orario di apertura non è stato comunque modificato.
L'associazione, ad oggi, ha ottenuto una proroga di gestione di ulteriori sei mesi ed è disponibile a collaborare nella maniera più proficua con Comune di Genova, Città Metropolitana e Autorità Portuale per arrivare ad un assetto sostenibile.
Per il sito, attualmente di competenza del Demanio storico-artistico, è in previsione un passaggio sotto competenza del Demanio marittimo, che permetterebbe ad Autorità Portuale di stanziare fondi dedicati e di concedere alcuni spazi al Comune di Genova, dietro presentazione di un adeguato progetto di valorizzazione. L'iter di passaggio di competenze è però, al 7 luglio 2015, ancora in attesa di approvazione.
I volontari, nel frattempo, garantiscono, oltre all'apertura ordinaria, anche l'apertura straordinaria del sito cinque sere a settimana, in orario 19 – 1, per permettere lo svolgimento della manifestazione teatrale Luci sui forti.
Senza la prospettiva di una continuità nella gestione e un sostegno da parte pubblica, ad oggi la manutenzione del complesso monumentale e la sua apertura sono a forte rischio.
L'accessibilità, anziché migliorare, rischia di peggiorare: a causa del dislivello creato dai lavori del nodo di San Benigno, la ricostruzione della passeggiata sarebbe possibile soltanto attraverso soluzioni che impedirebbero l'accesso alla Lanterna ai portatori di handicap.
I volontari hanno impiegato tempo, energie e anticipato spese perché la Lanterna restasse di tutti, ma gli introiti derivanti dalla bigliettazione non permettono di coprire gli ingenti costi di gestione ordinaria e straordinaria, anche nell'ipotesi della continuazione della prestazione d'opera non retribuita da parte dei volontari.
A fronte di questa problematica, sollevata dall'associazione Giovani urbanisti – Fondazione Labò al momento del rinnovo della gestione, la soluzione ipotizzata è stata la chiusura al pubblico dell'area ad oggi liberamente accessibile e l'imposizione di una bigliettazione per il parco, con conseguente adeguamento al rialzo anche delle tariffe di accesso al museo e al faro.

PETIZIONE

Perché l'accesso all'area resti libero e pubblico,
perché il lavoro di quest'anno non vada sprecato,
perché il processo di riappropriazione possa continuare
e la Lanterna, simbolo di Genova riconosciuto in tutto il mondo,
torni e resti un patrimonio di tutti i cittadini,

i volontari dell'associazione Giovani urbanisti – Fondazione Labò
e i firmatari di questa petizione
chiedono che, con la massima urgenza
- Si porti a compimento la pratica di passaggio di competenze del sito, da Demanio storico-artistico a Demanio marittimo;
- L'Autorità portuale estenda i propri servizi di igiene e manutenzione alle aree divenute di propria competenza;
- Sia vagliato il progetto di valorizzazione del sito e si decida, conseguentemente, la competenza dell'area per i prossimi anni, di modo che possa esserne messo a gara l'affidamento;
- Si riconosca la dignità del lavoro dei volontari e si preveda un contributo, anche economico, corrispondente al loro investimento e al loro impegno.

https://www.change.org/p/comune-di-genova-autorit%C3%A0-portuale-di-genova-citt%C3%A0-metropolitana-di-genova-agenzia-del-demanio-perch%C3%A9-il-simbolo-di-genova-resti-aperto-a-tutti

lunedì 24 agosto 2015

LA GRANDE MADRE - PALAZZO REALE, MILANO




LA GRANDE MADRE
a cura di Massimiliano Gioni
Palazzo Reale
piazza Duomo 12 – Milano
25/8/2015 - 15/11/2015

La mostra è il frutto di una collaborazione tra istituzioni pubbliche e private nella condivisione di un progetto che porta la grande arte contemporanea, anche nelle sue dimensioni più attuali e innovatrici, nello spazio espositivo più prestigioso della città, rappresentando l’evento di punta del calendario di Expo in città nel secondo trimestre di Expo 2015. 
“Il palinsesto di Expo in città propone una mostra prestigiosa,ospitata in una delle sedi espositive più visitate d’Italia, Palazzo Reale, che chiude il cerchio di una proposta completa sull’arte, le sue stagioni e i suoi linguaggi. – ha dichiarato l’Assessore alla Cultura Filippo Del Corno – Una proposta che non solo offrirà al pubblico la possibilità di compiere un viaggio straordinario nella storia dell’arte e della cultura italiana e internazionale, ma sarà anche un’occasione speciale di approfondimento sulla figura della madre, che più di tutte incarna l’idea della nutrizione, tema centrale di Expo2015. Un risultato reso possibile grazie alla Fondazione Nicola Trussardi nel quadro di un ampio dialogo tra pubblico e privato, stretti in un’alleanza per la diffusione dell’arte e dellacultura”. 
"La Grande Madre offre uno sguardo sulla maternità e sulla condizione femminile filtrato attraverso un secolo di opere d'arte, che ripropongono questioni oggi non solo presenti ma spesso ancora irrisolte – ha sottolineato Beatrice Trussardi, Presidente della Fondazione Nicola Trussardi – Questo ci permette di affrontare le problematiche legate al tema generale di Expo secondo una prospettiva di genere che ribadisce la centralità delle donne nella società, ruolo molto spesso non adeguatamente riconosciuto. Nonostante gli enormi passi avanti fatti negli ultimi decenni e le azioni sociali e politiche di difesa della donna che hanno contributo a diffondere conoscenze e diritti anche nei paesi più poveri, molti sono i pericoli che oggi minacciano di rallentare o ostacolare il percorso di emancipazione femminile. Per questo motivo La Grande Madre può e deve essere un occasione importante per riflettere sui valori di cui la presenza della donna è portatrice in ogni settore sociale, contribuendo a rendere Expo una piattaforma di ideee progetti concreti per lo sviluppo del pianeta.” 
Attraverso le opere di centoventisette artiste e artisti internazionali e con un allestimento che si estenderà su una superficie di circa 2.000 metri quadrati al piano nobile di Palazzo Reale, La Grande Madre analizzerà l'iconografia e la rappresentazione della maternità nel'arte del Novecento, dalle avanguardie fino ai nostri giorni. 
Dalle veneri paleolitiche alle “cattive ragazze“ del post femminismo, passando per la tradizione millenaria della pittura religiosa con le sue innumerevoli scene di maternità, la storia dell’arte e della cultura hanno spesso posto al proprio centro la figura della madre, a volte assunta a simbolo della creatività e metafora della definizione stessa di arte. La madre e la sua versione più familiare di “mamma” sono anche stereotipi intimamente legati all’immagine dell’Italia. 
La Grande Madre sarà una mostra sul potere della donna: non solo sul potere generativo e creativo della madre, ma soprattutto sul potere negato alle donnee sul potere conquistato dalle donne nel corso del Novecento. Partendo dalla rappresentazione della maternità, l’esposizione si amplia per passare in rassegna un secolo di scontri e lotte tra emancipazione e tradizione, raccontando le trasformazioni della sessualità, dei generi e della percezione del corpo e dei suoi desideri. 
Concepita come un museo temporaneo nel quale si combinano storia dell’arte e cultura visiva,l’esposizione ricostruirà una narrazione trasversale del ventesimo secolo, esplorando i miti e i cliché del femminile, e dando vita a una complessa riflessione sulla figura della donna come soggetto e – non più solo – come oggetto della rappresentazione. 

La mostra si aprirà con una presentazione dell’archivio di Olga Fröbe-Kapteyn, che dagli anni Trenta ha raccolto per tutta la vita migliaia di immagini di idoli femminili, madri, matrone, veneri e divinità preistoriche confluite in una vasta collezione iconografica alla quale hanno attinto Carl Gustav Jung, Erich Neumann e molti altri psicologi e antropologi impegnati nelle ricerche sull’archetipo della grande madre e sulle culture matriarcali della preistoria. 
Qualche decennio prima gli scritti di Sigmund Freud e le sue osservazioni sul complesso di Edipo avevano trasformato i rapporti familiari e le relazioni tra madri e figli in un dramma di desideri sessuali e tensioni represse che avrebbero segnato l’intero Novecento. Queste atmosfere ritornano trasfigurate nei disegni e nelle incisioni coeve di Alfred Kubin ed Edvard Munch. Le prime sale della mostra alterneranno queste visioni allucinate all’immagine didascalica della maternità divulgata a fine Ottocento attraverso le fotografie di Gertrude Käsebier e i film della prima regista cinematografica donna Alice Guy-Blaché. 
Un’importante sezione della mostra sarà incentrata sulla partecipazione delle donne alle avanguardie storiche e, in particolare, ai movimenti futurista, dadaista e surrealista. Giustapponendo il lavoro di artiste e artisti, la mostra metterà in evidenza gli aspetti più contrastanti della modernità, analizzando le radicali trasformazioni dei ruoli sessuali che hanno accompagnato i profondi cambiamenti economici e sociali di inizio Novecento. Lo studio della posizione della donna all’interno del Futurismo – con opere di Benedetta, Umberto Boccioni, Giannina Censi, Valentine De Saint-Point, Mina Loy, Filippo Tommaso Marinetti, Marisa Mori, Regina, Rosa Rosà e altre – rivelerà lo scontro tra energie riformatrici e forze repressive nell’Italia di inizio secolo. 
Le sale dedicate al Dadaismo si concentreranno sulla nascita del mito della donna meccanica e automatica – “la figlia nata senza madre” come la battezzò Francis Picabia – collocandola nel panorama sociale in rapidissimo mutamento degli anni Dieci e Venti, sia in Europa sia in America. Passando dalle macchine celibi di Marcel Duchamp, Picabia e Man Ray, alle bambole meccaniche di Sophie Taeuber-Arp, Emmy Henningse Hannah Höch,fino alle performance irriverenti della Baronessa Elsa von Freytag-Loringhoven, la mostra descriverà le relazioni pericolose che all’inizio del Novecento si intrecciarono tra biologia, meccanica e desiderio. 
Il culto della donna nel Surrealismo sarà analizzato attraverso la straordinaria presentazione di cinquanta collage originali da La donna 100 teste di Max Ernst, esposti accanto a opere e documenti di André Breton, Hans Bellmer, Salvador Dalí e altri. Esplorando le implicazioni estetiche ed etiche della fascinazione surrealista nei confronti del femminile, la mostra porterà in primo piano le opere di artiste che abbracciarono e al contempo rifiutarono la retorica del Surrealismo, all’interno del quale trovarono strumenti per l’emancipazione femminile ma anche opprimenti stereotipi sessuali. Questa sezione includerà capolavori e opere celebri di Leonora Carrington, Frida Kahlo, Dora Maar, Lee Miller, Meret Oppenheim, Dorothea Tanning, Remedios Varo, Unica Zürn e altre artiste dell’epoca, la cui fama è stata a lungo oscurata da quella dei loro colleghi uomini. 
Queste opere si intrecceranno a una selezione di scene madri del cinema muto e a documenti sulla politica delle nascite nel fascismo, a loro volta affiancati a immagini di madri addolorate e orgogliose eroine del cinema neorealista. In questo album di famiglia corale, l’immagine della madre si sovrappone spesso all’idea di nazione e stato, creando preoccupanti associazioni tra corpi e patria. 
La seconda parte della mostra avrà come epicentro ideale una selezione di opere di Louise Bourgeois, che assimila l’influenza del Surrealismo e la trasforma mescolandola con riferimenti a culture arcaiche, per creare una mitologia individuale di straordinaria forza simbolica. Molte artiste che emergono negli anni Sessanta e Settanta – tra cui Magdalena Abakanowicz, Ida Applebroog, Lynda Benglis, Judy Chicago, Eva Hesse, Dorothy Iannone, Yayoi Kusama, Anna Maria Maiolino, Ana Mendieta, Marisa Merz, Annette Messager e altre – creano un nuovo vocabolario di forme in cui abbondano riferimenti biologici con i quali le artiste rivendicano la centralità del corpo femminile, spesso associandolo alle forze della natura e della terra. Più o meno negli stessi anni – ai quali corrispondono le rivendicazioni dei movimenti femministi di cui verranno presentati vari documenti in mostra – artiste assai diverse tra loro come Carla Accardi, Joan Jonas, Mary Kelly, Yoko Ono, Martha Rosler, Valie Export e altre descrivono lo spazio domestico come un luogo di tensioni e soprusi, rimettendo in discussione la divisione del lavoro e dei ruoli sessuali negli ambienti della casa e della famiglia. 
Gerarchie e rapporti di potere sono messi in crisi anche nelle opere di Sherrie Levine, Lee Lozano e Elaine Sturtevant che – in modi diversi – si oppongono alle tradizionali modalità di produzione e riproduzione. Attraverso copie e repliche o rifiutandosi del tutto di creare ex novo, queste artiste immaginano nuovi modelli di proprietà e nuove forme di possesso che si sottraggono all’autorità patriarcale. 
Attraverso l’accostamento di immagini trovate e collage, Barbara Kruger, Ketty La Rocca, Suzanne Santoro e altre intraprendono una guerriglia semiotica che critica gli slogan e i messaggi dei media e decostruisce l’immagine della donna e della madre creata dai mezzi di comunicazione di massa. Le opere di artiste diverse come Katharina Fritsch, Cindy Sherman, Rosemarie Trockel – attive dagli anni Ottanta – si rimpossessano della storia dell’arte, mescolando generi e riferimenti iconografici al tema della maternità e della pittura e scultura religiose. 
Negli anni Novanta emergono varie artiste la cui opera è segnata da un’aggressiva semplicità. In una serie ormai leggendaria Rineke Dijkstra ritrae madri e figli a poche ore dal parto. Sarah Lucas compone sculture e bricolage dalle forme al contempo maschili e femminili. Catherine Opie documenta la vita e i desideri delle comunità gay e sadomaso di Los Angeles. Mentre pittrici assai diverse come Marlene Dumas e Nicole Eisenman rappresentano la maternità come croce e delizia, liberazione e condanna. 
Pipilotti Rist mescola pittura barocca e videoclip in un’opera inedita che trasformerà il soffitto di una sala di Palazzo Reale in un'affresco elettronico, mentre Rachel Harrison documentale apparizioni della Madonna in un sobborgo della provincia americana. Dalle opere di Nathalie Djurberg, Robert Gober, Keith Edmier, Kiki Smith, Gillian Wearing e altri emerge una sensibilità post Fumana in cui tecnologia e biologia aprono prospettive inedite attraverso le quali superare le vecchie distinzioni di genere. 

La mostra sarà arricchita da altre presenze importanti, con installazioni di Jeff Koons, Thomas Schütte, Nari Ward e opere di rilievo di Thomas Bayrle, Constantin Brancusi, Maurizio Cattelan, Lucio Fontana, Kara Walker, per citare solo alcuni. 
Nel suo celebre video Grosse Fatigue, vincitore del Leone d’Argento all’ultima Biennale di Venezia, Camille Henrot analizzerà i miti di creazione e la genesi dell’universo, raccontando così la nascita della Madre Terra. Uno straordinario ciclo fotografico di Lennart Nilsson – il primo ad avere fotografato un feto in endoscopia in vivo – rappresenterà la maternità in maniera iperrealista, trasformando la in uno spettacolo al limite della fantascienza. 
Tra le opere più recenti anche la prima presentazione in Italia della celebre serie di ritratti delle Brown Sisters, realizzata da Nicholas Nixon scattando ogni anno per quarant’anni il ritratto di gruppo delle sorelle Brown. 
Da queste e da molte altre opere in mostra, emergerà un’immagine della madre come proiezione di desideri, ansie e aspirazioni individuali e collettive, maschili e femminili. Forse un’immagine meno rassicurante di quella consueta a cui ci hanno abituato la pubblicità e la retorica, ma decisamente più complessa e potente. 
La mostra La Grande Madre sarà accompagnata da un catalogo a cura di Massimiliano Gioni, pubblicato in due lingue, italiano e inglese. Il volume raccoglierà più di trecento immagini a colori che illustreranno testi monografici e approfondimenti su tutti gli artisti presenti in mostra e una raccolta di saggi e testi critici inediti, commissionati per l’occasione a Marco Belpoliti, Barbara Casavecchia, Whitney Chadwick, Massimiliano Gioni, Ruth Hemus, Raffaella Perna, Lucia Re, Pietro Rigolo, Adrien Sina, Guido Tintori, Calvin Tomkins, Lea Vergine. 
Il progetto grafico della mostra e dei prodotti editoriali è firmato dallo studio Goto Design di New York. La Grande Madre è realizzata grazie al sostegno di BNL Gruppo BNP Paribas, main sponsor dell’esposizione. Si ringrazia SKY ARTE HD che in qualità di media partner realizzerà una produzione originale per raccontare la mostra.


FRANK STELLA: PAINTINGS AND DRAWINGS - MUSEUM FÜR GEGENWARTSKUNST, BASEL




FRANK STELLA
PAINTINGS AND DRAWINGS
curated by Anita Haldemann
Museum für Gegenwartskunst and Emanuel Hoffmann Foundation
St. Alban Rheinweg 60 - Basel
8/5/2015 - 30/8/2015

From May 9 until August 30, 2015, the Kunstmuseum Basel presents works by the American artist Frank Stella. Hosted by the Museum für Gegenwartskunst, the exhibition Frank Stella – Paintings & Drawings primarily features selections from the museum’s own exceptionally rich holdings of Stella’s art. It is curated by Anita Haldemann, curator and interim head of the Kunstmuseum Basel’s Kupferstichkabinett (Department of Prints and Drawings). The exhibition will be inaugurated with an opening at the Museum für Gegenwartskunst on May 8, 2015, at 6:30 pm. The Kunstmuseum Basel’s main building remains closed for renovations and construction work until mid-April 2016.
In 1958, the American painter Frank Stella, then barely over twenty years old, conceives his striped paintings, taking abstraction in art to a new level of radicalism. A year later, his stripe paintings in black cause a sensation in New York. Stella not only reduces the palette to a minimum, he also eschews any hint of spatial depth and undoes the distinction between figure and ground. His art avoids any illusionism and emphasizes the flatness of the canvas and its object-like qualities. In 1960, Stella starts to turn his paintings into geometric objects in earnest, painting stripes on U- or V-shaped canvases; his palette remains very restrained. Over the ten years that follow, these spectacular shaped canvases with their minimalism evolve into colorful geometric constellations constructed using a compass that in turn give way, in the 1970s, to collages in space made of painted aluminum.
The second part of our exhibition exploring Frank Stella’s early oeuvre is dedicated to the so-called working drawings, ostensibly casual drafts on pieces of notepaper or stationery. Spontaneous sketches visualize nascent pictorial ideas he elaborates in several different versions. Lists of potential titles appear next to schematic layouts that note the paints to be used in the realization on the canvas. The drawings thus offer illuminating insight into Stella’s creative method. 


XANTI SCHAWINSKY: HEAD DRAWINGS AND FACES OF WAR - THE DRAWING CENTER 2015




XANTI SCHAWINSKY
HEAD DRAWINGS AND FACES OF WAR
introduction by Brett Littman
essays by Michael Bracewell and Juliet Koss
The Drawing Center (August 25, 2015)
Series: Drawing Papers

The oeuvre of Bauhaus artist Alexander "Xanti" Schawinsky (1904-79) encompasses a range of social and political investigations. Schawinsky spent a lifetime relocating-from Switzerland to Germany to Italy to the United States-and in the process developed his central themes, which include the responsibility of the individual and the repercussions of machine warfare. His Bauhaus training is manifested in his work's complex interpretation of the interrelationship between art, craft and design, and his practice traversed avant-garde theater, experimental photography, the Bauhaus jazz band, mechanical music and dance, and graphic design. This publication focuses on Schawinsky's work on paper from the 1940s, particularly the Head Drawings and Faces of War. Schawinsky's 1940s series reveal the existential struggle of an artist informed by Bauhaus idealism coping with the devastation of war.