
ANDREA SANTARLASCI
RIFLESSI DA UN
LUOGO INVISIBILE
a cura di Arabella Natalini
Galleria Passaggi
via
Garofani 14 - Pisa
30/10/2015 - 23/1/2016
La galleria Passaggi ha il
piacere di ospitare nel suo spazio espositivo la personale di Andrea Santarlasci
Riflessi da un luogo invisibile, a cura di Arabella Natalini.
La mostra si
iscrive nel solco dell'articolata ricerca di Santarlasci che conduce spesso alla
“scoperta” e alla “rammemorazione” di luoghi poco visibili e poco conosciuti,
evocativi di dimensioni simboliche: “...è il luogo che suggerisce, che in
qualche modo genera l’opera… Il luogo, per potersi definire come tale, e non
come spazio aspecifico e astratto, deve, a mio avviso, contenere o alludere a un
significato, a un’immagine, a un rimando che evochi e allo stesso tempo ci
rinvii a un altrove, a un qualcosa che non è di questo luogo, che ci perviene da
un altro contesto, ma allo stesso tempo appartiene al luogo stesso, intimamente
custodito dentro di sé. Spesso proprio quel che sembra estraneo,
quell’estraneità è ciò che identifica il luogo nella sua particolarità, solo a
questo punto è possibile, per me, parlare di quel luogo e non di un altro. E’
questo l’aspetto più interessante, questa la caratteristica che ci fa
comprendere la profonda specificità del luogo….” (Andrea Santarlasci).
A
partire dalla fine degli anni ottanta Andrea Santarlasci ha sviluppato un
linguaggio dove convivono e s’intrecciano molteplici tecniche, disegno,
scultura, fotografia e installazioni, instaurando una stretta interazione tra
ambiente, luce, colore e suono.
Fin dagli esordi, l'artista ha affrontato
temi e motivi che caratterizzano la sua poetica: le relazioni e le opposizioni
tra naturale e artificiale, tra spazio privato e ambiente esterno, tra
riflessione individuale e dimensione collettiva, fino alle suggestioni visive
dello sdoppiamento e della riflessione, dell’ombra e del tempo, in un costante
equilibrio tra emozionalità e concettualità. Temi questi, caratterizzati spesso
da un contrappunto o una fusione tra materialità e virtualità.
La frequente
e approfondita meditazione sul concetto di luogo e di spazio pubblico,
evidenziato soprattutto attraverso la relazione tra l’uomo e il suo ambiente,
anche nei suoi aspetti sottilmente perturbanti, costituisce un tratto
fondamentale della sua ricerca artistica. Ogni opera, con il suo sfondo
enigmatico, costituisce lo spunto per una riflessione sulla condizione di
spaesamento e di stupore dell’uomo contemporaneo, nel dilatarsi dei confini
della realtà, del suo riconoscimento e nelle sue evoluzioni complesse e
contraddittorie.
Le opere presentate a Pisa prendono spunto da un progetto
più ampio, legato a un luogo antico della città di Pisa, un sito particolare
dove il fiume Auser (l'attuale Serchio) si riversava nell'Arno. La confluenza
dei due fiumi e le loro ramificazioni hanno determinato, nel tempo, la
trasformazione del territorio, che attualmente ci appare modificato nella sua
configurazione. Questo luogo, che non esiste più, viene evocato all'interno
dello spazio della galleria, collegando i lavori esposti con un fluire
sotterraneo che unisce passato e presente in una riflessione sullo scorrere del
tempo e le sue diverse percezioni.
Una grande installazione, costruita con
tavole di recupero, appare come frammento architettonico, una scala allagata che
contiene al suo interno le acque del fiume, “soglia di un antico scalo che in
bilico scivola fino ad aderire al suolo”; un ramo raccolto sulla foce del
Serchio si trasmuta, all’estremità di un suo prolungamento, in oggetto scultoreo
che rimanda alla prua di una piccola imbarcazione, affiancata da una serie di
piccole foto di paesaggi fluviali e da un’opera pittorica che suggerisce
possibili antichi percorsi del fiume.
Infine un dittico di light box,
recante una scritta "fluida” - al cui interno le lettere che compongono la
parola Auser sono impercettibilmente evidenziate - rielabora meditazioni
filosofiche sulla permanenza e il divenire, aprendo a una riflessione
sull’esistenza umana.
Quest’opera, in particolare, si riferisce a un
progetto precedente che ipotizza, nel preciso punto di confluenza dei due fiumi,
la collocazione della scritta luminosa, tra il tessuto urbano e la riva naturale
dell’Arno. Come dichiara l’artista “Un intervento che ci invita ad attivare una
rammemorazione di un sito ormai inesistente, e attraverso la sua collocazione
nell’attuale paesaggio, ci prospetta l’incontro di due tempi diversi e
simultanei, come in una eterocronia.”
Per Santarlasci, dunque: “L’acqua del
fiume diviene quella sostanza che ci permette di contemplare e immaginare il
tempo. L’acqua, materia liquida e dissolvente, illusoria e riflettente, è
quell’elemento che può essere sempre comparato ad altri elementi... L’acqua può
scavare la terra nelle sue profondità misteriose, può creare, deviare e
dissolvere percorsi sotterranei, capaci di lasciare segni e tracce dei loro
antichi passaggi.”
Andrea Santarlasci nasce a Pisa nel 1964, dove vive e
lavora. Diplomato presso il Liceo Artistico Statale di Lucca, ha frequentato
l’Accademia di Belle Arti di Venezia e di Carrara. Tra la fine degli anni ’80 e
l’inizio degli anni ’90, Santarlasci ha sviluppato un percorso in cui coesistono
molteplici tecniche: disegno, fotografia, opere tridimensionali di scultura e
installative. Partendo da tematiche inerenti le relazione e opposizioni tra
naturale e artificiale, spazio privato e ambiente esterno, riflessione
individuale e dimensione collettiva, l'artista ha realizzato nel tempo
installazioni in ambienti di archeologia industriale, luoghi storici e spazi
pubblici, anche fuori dagli ambiti convenzionali e tradizionalmente deputati
alle esposizioni d’arte, spesso inseriti nel vivo tessuto urbano o in contesti
naturali. Molti dei suoi interventi sono fruibili sia dall’esterno che
dall’interno e mettono in relazione i vari elementi dell’opera e dello
spazio-luogo.
Tra le personali più recenti: Le direzioni inverse del tempo,
Galleria Davide Di Maggio, Milano, 2010; Nella visione probabilmente, Inner Room
- BRICK - Centro per la ricerca e cultura contemporanea, Siena,2011; Fughe senza
centro, Fondazione Mudima di Milano, 2012; Atopie del luogo, a cura di Saretto
Cincinelli e Ilaria Mariotti, Centro Espositivo SMS e La luce che resta,
installazione nella Torre Campanaria del complesso architettonico San Michele
degli Scalzi, Pisa, 2013; Sul limite di un’altra soglia, a cura di Marco
Senaldi, Sala ottagonale dell’Ex Convitto Vittorino da Feltre, nell’ambito della
manifestazione Marble Weeks, Carrara, 2014.
Le sue partecipazioni a
collettive, comprendono, tra le altre: The Bearable Lightness of Being-The
Metaphor of the Space 2, a cura di Andrea Bruciati, Davide Di Maggio, Lorand
Hegyi, Arsenale Novissimo, Tese di San Cristoforo, XII Biennale Internazionale
dell’Architettura, La Biennale di Venezia, 2010; Alfabeta2 è un’altra cosa…
Riflessi dell’arte italiana, a cura di Davide Di Maggio, Casinò - Ca' Vendramin
Calergi, Venezia, 2011; 25 anni con la Nuova Pesa, Galleria La Nuova Pesa, a
cura di Laura Cherubini, Roma, 2012; Abitare L’Arte e il Design, Intragallery,
Napoli, 2012; Ripartire dalla musica per superare il terremoto, Galleria La
Nuova Pesa, Roma 2013; Artenatura, a cura di Gianluca Ranzi, Antico Palazzo
della Pretura, Castell'Arquato, Piacenza 2013; Spazio E23, Galleria Studio
Legale, Napoli, 2014; TotalSpace/Spazio Totale, D’A Spazio D’Arte, Empoli,
Firenze, 2014. I loro desideri hanno la forma delle nuvole, Takewaygallery,
Roma, 2014; A Group Show not an archive of mussels, Blu Corner-project room,
Carrara, 2015; Attraversare nuovi percorsi, Wegallery, Berlin, 2015
Immagine: Andrea Santarlasci, Riflessi da un luogo invisibile, 2012,
stampa fotografica.