giovedì 3 settembre 2015

ALBERTO ANDREIS - GIOVANNI MARINELLI: LE CITTÀ INVISIBILI - OFFICINA DELLE ZATTERE, VENEZIA




ALBERTO ANDREIS - GIOVANNI MARINELLI
LE CITTÀ INVISIBILI
a cura di Gaia Conti e Christina Magnanelli Weitensfelder
Officina delle Zattere
Dorsoduro 947 - Venezia
4/9/2015 - 18/10/2015

Alberto Andreis e Giovanni Marinelli sono i protagonisti di una bi-personale il cui oggetto è l’interpretazione della realtà attraverso lo studio della città come organismo fisico e meta-fisico.
Il titolo dell’esposizione, Le città invisibili, è un chiaro omaggio alla sorprendente, e ancor oggi innovativa, opera del grande scrittore italiano Italo Calvino.
Lo spirito dell’esposizione è raccontare di una città personale, intima, nascosta, di città che potrebbero essere qui, ma forse si trovano altrove. Un altrove, che essendo difficilmente localizzabile, le rende di fatto invisibili.
Giovanni Marinelli, è un fotografo di lungo corso che in questa nuova produzione riesce a cristallizzare in un gesto un’atmosfera, un pensiero. L’artista individua nell’oscurità e nel non detto il suo modus operandi. Poca, pochissima luce, quasi il buio totale. Il nero è il colore dell’inconoscibile. I suoi Blackplaces creano una comunicazione liberata dai canoni tradizionali, che tende a sussurrare l’incomunicabile, piuttosto che gridarlo apertamente, una determinazione interiore velata da nostalgia, da tristi ricordi che affiorano piano piano.
Le atmosfere degli scatti di Alberto Andreis, artista poliedrico, sono altrettanto nostalgiche, anche se fattivamente dissimili. Il suo lavoro si muove in un territorio di prossimità, ma non di compiuta identificazione e i suoi sono dei soggetti urbani non asserviti alle esigenze della visualizzazione architettonica. Blues, Reds, Blacks e Greens – i titoli delle immagini, i blu, i rossi, i neri e i verdi. Il filo conduttore che lega la sua narrazione sta nel particolare che sottolinea, una luce, un cartellone,un’atmosfera, un profilo diventano il punto di emanazione tematica.
La città invisibile è un’atmosfera onirica, un simbolo, è finzione e chimera, è mentire e dire la verità. La propria. Con gli occhi di chi guarda e diversamente negli occhi di chi vede. Le città invisibili di questi due fotografi ritrovano nel fondo della memoria, nell’inconscio o nella ragione, le figure di molte città, per raccontarle. Entrambi hanno la capacità di interpretare, attraverso l’arte, lo spirito del proprio tempo e restituirlo in assoluta libertà.

SALLY PRICE: I PRIMITIVI TRADITI - JOHAN & LEVI 2015




SALLY PRICE
I PRIMITIVI TRADITI
L'arte dei "selvaggi" e la presunzione occidentale
Johan & Levi (3 settembre 2015)
Collana: Saggi d'arte

Di che cosa parliamo quando parliamo di "arte primitiva"? Quali parametri usiamo per definire e valutare manufatti che, un po' come gli africani durante la tratta degli schiavi, sono stati catturati, strappati via dal loro tessuto socio-culturale di origine, trapiantati in terre ignote e riproposti in nuovi contesti per soddisfare le esigenze economiche, ideologiche e culturali di un'elite colta? Sally Price attinge a una varietà di fonti - la pubblicità della moda e i film, l'antropologia e i fumetti - per guidarci in un'indagine attorno all'arte tribale e ai malintesi che la accompagnano in Occidente, dove l'osservatore "civilizzato" si accosta alle culture remote per mezzo di una fitta rete di preconcetti, convinto, il più delle volte, che i loro prodotti siano l'esito di pulsioni irrazionali sorrette da dinamiche sociali e riti religiosi oscuri. L'antica contrapposizione tra oggetto etnografico e opera d'arte - insieme a quella tra selvaggio e civile - viene qui gettata alle ortiche man mano che si fa luce sull'oscurità che avvolge gli artisti primitivi, fino a invalidare l'idea corrente che questi operino nell'anonimato mentre il culto dell'espressione individuale sarebbe appannaggio esclusivo dei "nostri" artisti. Equivoco, quest'ultimo, che ha contribuito a ratificare il processo di disumanizzazione dell'arte primitiva: ovvero il completo disconoscimento dell'ambiente intellettuale dal quale tali oggetti provengono.

L'AUTORIALITÀ PLURIMA - ESEDRA 2015




L'AUTORIALITÀ PLURIMA
Scritture collettive, testi a più mani, opere a firma multipla
Esedra (10 luglio 2015)
Collana: Quaderni del Circolo filologico linguistico padovano

In questi Atti confluiscono le relazioni presentate al XLII convegno interuniversitario di Bressanone (2014), dedicato alla complessa e variegata casistica dell'autorialità plurima in letteratura.Pur nella diversità degli orientamenti teorici e dei metodi, i saggi qui pubblicati concordano nell'assumere una nozione di autorialità multipla intesa nei termini di un'effettiva collaborazione di due o più soggetti nei differenti livelli di ideazione, stesura e rifinitura di un testo letterario. L'attenzione si concentra su classi ben precise di oggetti d'indagine: le scritture collettive derivanti da una convergenza d'intenti attorno ad un'iniziativa comune e di vasta risonanza partecipativa (si pensi al progetto Luther Blissett evolutosi in Wu Ming); quindi, i libri redatti a quattro o più mani, spesso congegnati a partire da un preciso piano di lavoro e secondo una chiara spartizione di ruoli (e qui basterà menzionare il duo "Fruttero & Lucentini", tandem par excellence delle lettere italiane assurto a brand editoriale); infine, le opere a firma molteplice e le concatenazioni di testi di più autori, veri e propri prodotti superindividuali risultanti da un impegno fortemente condiviso o d
allo svolgersi di una gara poetica declinata come gioco sociale (è emblematico, nella rigorosa stilizzazione delle norme che lo regolano, il caso del Renga giapponese). E accanto a questa pluriautorialità "dichiarata" si dovrà ricordare quella "segreta", riconoscibile nelle fasi di gestazione di grandi opere nelle quali l'estensore appare coadiuvato da un'ingombrante e talvolta imperiosa figura di correttore/mentore/revisore (esemplare, in tal senso, la funzione maieutica svolta da Pound nella messa a punto di The Waste Land di Eliot).La distribuzione dei contributi lungo un'ampia parabola diacronica, estesa dal Medioevo fino alle più recenti novità editoriali, testimonia della continuità e della diffusione del fenomeno; è però indubbio che l'espansione massiva dell'autorialità plurima coincide con lo sperimentalismo delle avanguardie e con le esperienze del postmoderno, ragion per cui la silloge si apre con una consistente sezione incentrata sui giorni nostri e sul Novecento per poi risalire à rebours la china del tempo, fino al binomio per tanti versi paradigmatico costituito da Marco Polo e Rustichello da Pisa. 

HAITI, IN VIAGGIO CON LA SOLIDARIETÀ - PALAZZO DUCALE, GENOVA




HAITI, IN VIAGGIO CON LA SOLIDARIETÀ
Una storia da raccontare
Palazzo Ducale - Sala Liguria
piazza Matteotti 9 - Genova
4/9/2015 - 4/10/2015

A Palazzo Ducale un evento speciale ed unico che accomuna felicemente
 la musica con la fotografia. Il sassofonista Andy Sheppard, il chitarrista Marco Tindiglia e il fotografo Pino Ninfa daranno vita ad un progetto multimediale all’insegna della solidarietà per le attività sostenute ad Haiti da Progetto sud (ONG) e Prosolidar (Onlus). 
La situazione di Haiti dopo il terribile terremoto del 2010 sarà presentata agli spettatori dalle fotografie di Pino Ninfa secondo una chiave di lettura volta non tanto a evidenziare il disagio di situazioni difficili, ma a cogliere aspetti di dignità e speranza per un futuro migliore.
Luoghi, visi, incontri, in uno scenario che ha come sfondo il palcoscenico della vita.
Alla mostra in Sala Liguria si unisce uno spettacolo musicale nella Sala del Minor Consiglio il 17 settembre.
I personaggi sfilano in un ordine non prestabilito, il fotografo li incontra, alla ricerca di storie da raccontare a se stesso e agli altri, i musicisti ne raccolgono le emozioni, per restituirle sotto forma di storie musicali.


mercoledì 2 settembre 2015

EDWARD BURTYNSKY: ACQUA SHOCK - PALAZZO DELLA RAGIONE, MILANO




EDWARD BURTYNSKY
ACQUA SHOCK
a cura di Enrica Viganò
Palazzo della Ragione Fotografia
piazza Mercanti 1 - Milano
3/9/2015 - 1/11/2015

Dobbiamo imparare a pensare più a lungo termine alle conseguenze di ciò che stiamo facendo, mentre lo stiamo facendo. La mia speranza è che queste immagini stimolino un pensiero rivolto a quegli elementi essenziali per la nostra sopravvivenza che spesso diamo per scontati, finché non scompaiono.
- Edward Burtynsky

Per la prima volta in Europa, dal 3 settembre 2015 all’1 novembre 2015, Palazzo della Ragione Fotografia, presenta Edward Burtynsky. Acqua Shock il progetto del fotografo canadese (St. Catharines, Ontario, 1955) dedicato all’acqua.
Il programma di Palazzo della Ragione, il nuovo spazio espositivo di Milano interamente dedicato alla fotografia inaugurato a giugno 2014 nel cuore della città, si arricchisce dell’intenso lavoro fotografico che Edward Burtynsky ha dedicato alla risorsa primaria per eccellenza, l’acqua, alla sua presenza in natura e al suo sfruttamento da parte dell’uomo.
La mostra Edward Burtynsky. Acqua Shock è promossa e prodotta dal Comune di Milano - Cultura, Palazzo della Ragione, Civita, Contrasto e GAmm Giunti in collaborazione con Admira e curata da Enrica Viganò.
La rassegna fa parte di Expo in città, il palinsesto di iniziative che accompagna la vita culturale di Milano durante il semestre dell’Esposizione Universale.
Edward Burtynsky, grande interprete della fotografia internazionale, da sempre documenta gli effetti del nostro progresso sul pianeta. Attraverso ricerche approfondite e lunghi viaggi ha scoperto e raccontato realtà solo in apparenza lontane, ma strettamente collegate al futuro del genere umano.
Le risorse naturali sono al centro del suo lavoro e dopo le affascinanti immagini delle cave e la magnifica serie dedicata al petrolio, negli ultimi anni si è rivolto allo studio della primaria fonte di vita sulla terra.
Acqua Shock raccoglie 60 fotografie divise in sette capitoli - Golfo del Messico, Devastazioni, Controllo, Agricoltura, Acquacoltura, Rive, Sorgenti - l’analisi di tutti gli aspetti connessi all’origine e all’utilizzo dell’acqua: dal delta dei fiumi ai pozzi a gradini, dalle colture acquatiche alle irrigazioni a pivot centrale, dai paesaggi disidratati alle sorgenti indispensabili.
In mostra sarà proiettato il documentario “Where I Stand” (10 min.) prodotto dallo Studio Burtynsky per coinvolgere i visitatori nel processo di produzione di queste magnifiche immagini. In più di trent’anni di carriera l’artista che da sempre fotografa grandi vedute ha potuto e voluto aggiornare la tecnica dei suoi scatti e ce ne svela i segreti. Per il progetto sull’acqua Burtynsky ha fatto ampio uso di droni, elicotteri e strutture per poter guardare dall’alto i suoi soggetti.

Edward Burtynsky è noto per essere uno dei più apprezzati fotografi canadesi. Le sue straordinarie raffigurazioni fotografiche di paesaggi industriali sono incluse nelle collezioni di oltre sessanta dei più importanti musei di tutto il mondo, tra cui la National Gallery del Canada, il museo d'Arte Moderna e il museo Guggenheim di New York, il Museo Reina Sofia di Madrid, e il Los Angeles County Museum of Art in California. Burtynsky è nato nel 1955 a St. Catharines, Ontario, da genitori ucraini. Si è laureato in arti applicate con specializzazione in Fotografia / Studi sui Media presso l’Università Ryerson nel 1982, e nel 1985 ha fondato la Toronto Image Works, che offriva servizi di affitto di camera oscura, laboratorio fotografico personalizzato, imaging digitale e centro di formazione informatica a tutta la comunità artistica di Toronto. L’osservazione dei siti e delle immagini dello stabilimento della General Motors nella sua città natale gettò le fondamenta del suo lavoro fotografico. Il suo immaginario esplora l'impatto collettivo che noi esseri umani stiamo avendo sulla superficie del pianeta, il controllo che abbiamo imposto ai paesaggi naturali. Tra le sue mostre: Water (2013) presso il New Orleans Museum of Art &Contemporary Art Center, New Orleans, Louisiana, Oil (2009) presso la Corcoran Gallery of Art di Washington DC, China, Manufactured Landscapes presso la National Gallery del Canada, e Before the Flood (2003). Le sue fotografie appaiono ogni anno in numerosi periodici, tra cui Canadian Art, Art in America, The Smithsonian Magazine, Harper's Magazine, Flash Art, Blind Spot, Art Forum, Saturday Night, National Geographic e il New York Times. I riconoscimenti di Edward Burtynsky includono il premio TED, il premio Outreach al Rencontres d'Arles, il premio Roloff Beny Book, e il premio Rogers Best Canadian Film. Siede nel consiglio di amministrazione di CONTACT, il festival internazionale della fotografia di Toronto, e della galleria del Ryerson Image Centre. Nel 2006 è stato insignito del titolo di Ufficiale dell'Ordine del Canada e attualmente detiene sei dottorati honoris causa.

Immagine: Cerro Prieto – Centrale geotermica. Bassa California, Messico 2012

SYMBIOSE - PHOTOGALERIE WIEN




SYMBIOSE
Fotogalerie Wien
Währingerstrasse 59 - Wien
3/9/2015 - 3/10/2015

Humans have a multi-facetted apparatus at their disposal to express themselves. One of the very first means of articulation – the body – has been continuously supplemented (and in some areas replaced) by systems of symbols or images. In addition to images it has been (and is) language together with its graphic forms that provides the main structures of communication, agency and depiction. For that reason the semiotic analysis of the stimulating and exciting interrelationships of these two specific codings is a field that repeatedly surfaces in art. This is concerned with its social surroundings, special characteristics and own position within this nexus. The art works have to be continuously re-assessed in the light of their connections with questioning the media specifics within this context. The FOTOGALERIE WIEN will be presenting art works connected to this year’s special focus Text:Image / Image:Text which are concerned with these complex inter-relationships and their conditions at the same time as the curatorial collective guides the emphasis towards three sub-topics: Transformation, Symbiosis and Inspiration.
The connections between writing and images are something that accompanies us in our daily lives – countless pictures are communicated by means of, and commented in, the internet and other media. Or they populate public space. The characteristics and connotations of the systems – how they mutually determine or disrupt them – are intentionally employed or completely overlooked. As part of the special focus on Text:Image / Image:Text the FOTOGALERIE WIEN will be presenting the second exhibition as an interrogation of the symbiosis of this mutual reinforcement and melding and the resulting influences both in- and outside artworks. In addition to the numerous works in this international group exhibition in the mediums of photography, video and installation, special attention is being paid to the artists’ book as a format.

Edwin Fauthoux-Kresser’s variable wall installation, Instability of Phenomena, (2013) is constructed of both text and image material that links documentary archive material from the Technical University of Vienna and from his grandfather, a hydrologist, along with the artist’s subjective engagement with the subject of water. The historical photographs from the period where the Danube was regulated in and around Vienna – after 1870 – are accompanied by visual and textual commentaries to which Fauthoux-Kresser gives a local slant. Bringing together these two forms results in a poetisation and fictionalisation of the scientific and documentary material. This impression becomes particularly evident in the book of the same name about the work.

In the video work, Trickster (2014), Hanakam & Schuller create a catalogue of different archetypes of place, figure, artefact and action by playfully composing individual abstract elements. The changes of form create a narrative line that is based on a coherent, globally-intelligible design aesthetics. This is charged with and, at the same time, subjected to an irritation in the form of an overlay of historical expert terminology from the inventory catalogue of the National Gallery of Scotland. The recontextualisation of the written excerpts brings to the fore the specific form of reception along with its associated semiotics and, thereby, the relationship of linguistic and aesthetic knowledge.

With her installation, maybe it was u… (2015), Maria a Mäser is presenting various stations reflecting on the structures of visual experience and their embedding in linguistic systems and thus the influence they have on the viewers or their role in opening up the work itself. Starting out from adapted photographs and objects, the artist creates a visual frame of reference which she editorially supplements using various forms of textual content. Mäser takes soundtracks from various scientific areas and adds to them using the artist’s subjective experiential reports. Above all, the focus of the subject matter in the texts reflects on the relationship between recipient and what is to be viewed, its systems of meaning and the pictorial per se. This transforms visitors into an essential part of the work which is itself in a continuous process of self-analysis.

By mixing various narrative threads (images and soundtrack) in his video work, Valgrind (2013), Martin Nytra questions the anthropological image of humans, their relationship to each other and the objects that surround them. The adapted image and language material created by digital montage and their positioning and speed generates its own content and narrative rhythm. Moreover, the artist addresses collective memory with a selection of cinema film excerpts and pop culture references. This enrichment and the resulting influences of language on visual systems and / or their melding within the virtual application are made clear while at the same time being subjected to a self-referential questioning that examines the status of the image and its traditional perception in a digital age.

Wolfgang Plöger uses Google in order to search for words from different linguistic systems with the same meaning or image results and to then compare and contrast them. The resulting contents are collected in a book in the algorithmically determined order of the system being used: Iraq, Google Image Search, July 29 (2012) and, Google Image Search, June 14 (2012). The work, this is / Iraq (2012), is thus concerned with the different search results for the word Iraq, entered in both English and Arabic. In it, the immanent influence of this superordinate third-party system is foregrounded. The influence on users and its associated information generation is thus made clear.

In the digital photo collages, Deaf and Dumb Settlement versus Box Office (2013) by Chibuike Uzoma, textual and visual levels interlock and supplement one another both formally and with regard to content. The language of capitalist sales implicit in the images – For Sale – and the stamps of cashiers and banks lie like a transparent veil over the pictures and refer to current events in Nigeria. On the other hand, the excerpts from, and copies of, passports, court records and visa stamps refer back to the exemplary depictions of the people in the photographs who are representatives of a country exploited under colonial rule and a dictatorship, a people kept “deaf and dumb” that stand for rigidity. At the same time the references to travel documents suggest hope of movement, change and a life outside this “box”, one that allows a self-determined future.

In Arye Wachsmuth’s plus minus W.W.P.Y.B. >>> (We Will Push You Back) from 2013 the artist accentuates the process of charging signs with contextualised language and its historical anchoring. Here, the symbols “plus” and “minus” printed on historical stationery is a reference to the classificatory markings used by Nazi bureaucracy in euthanasia institutions. In this case the red cross is not – as it is today – a positive and humanitarian symbol, but was negatively connotated and associated with death while the blue “minus” signified a continued life. This historical configuration which is bound together with material, formal aspects and subject matter, frames copies of reports from present day national tabloids about Austrian asylum policies which are also printed on writing paper. Wachsmuth thus renders visible the consequential dangers of standardisation and defamation that can lead to arbitrary judgements.

Phillip Warnell’s film, Ming of Harlem (2014), is a mixture of very different narrative grammars. The basic structure is formed by the story of Antoine Yates, who lived for a number of years in a high-rise in Harlem together with his tiger (Ming) and his alligator (Al) until he was discovered which created a public outcry. The work brings together interview, factual report, documentation, subjective impressions and interpretation and reaches a climax in the reconstruction of events involving a copy of the original living situation in the Bronx Zoo. Along with a self-reflexive examination of film as a medium, the presence of the predators is used in order to integrate the philosophical considerations of Jean-Luc Nancy relating to the condition of the “wild interior”, animal names, foreign territories and the relationship of humans and animals.

Image: CHIBUIKE UZOMA, "Seen on Arrival" from: "Deaf and Dumb Settlement versus Box Office", 2013 Lambda-Print, 80 x 120 cm.

GENRES LITTÉRAIRES ET PEINTURE - PRESSES UNIVERSITAIRES BLAISE PASCAL 2015





GENRES LITTÉRAIRES ET PEINTURE
sous la direction de Nelson Charest et Anne-Sophie Gomez
Presses universitaires Blaise Pascal
septembre 2015

Ce volume collectif constitue le prolongement de la réflexion amorcée lors du colloque « Genres littéraires et peinture », qui s’est tenu les 20 et 21 octobre 2011 à la Maison des Sciences de l’Homme de Clermont- Ferrand. Plus largement, il s’inscrit dans le sillage des questionnements qui préoccupent le CELIS, dont l’un des axes de recherche est dédié aux genres littéraires et à leurs interactions avec la société.
Cet ouvrage se propose de réfléchir à la nature de l’articulation entre le champ littéraire et le champ pictural, que cette articulation soit de nature thématique (circulation de sujets ou de motifs), technique (circulation de formes voire de supports), terminologique (circulation lexicale) ou générique (circulation des genres).
Couvrant des époques, des aires géographiques et des esthétiques les plus diversifiées, ces études montrent d’un point de vue évolutif comment la question des genres a pu alimenter les réussites et les innovations artistiques.