giovedì 27 agosto 2015

OTTAVIO GARAVENTA: DALLA LANTERNA ALLA SCALA - SCUOLA ELEMENTARE SANDRO GHERARDI, SAVIGNONE




OTTAVIO GARAVENTA
DALLA LANTERNA ALLA SCALA
Scuola elementare Sandro Gherardi
via Garibaldi 4 - Savignone
22/8/2015 - 30/8/2015
Orario d’apertura: 10.00-12.00/17.00-19.00

La mostra, curata da Marina Garaventa e Giovanni Risso, raccoglie una minima parte del materiale fotografico che il tenore Ottavio Garaventa ha raccolto nella sua lunghissima carriera.
Le foto sono riunite in pannelli suddivisi per argomenti, che vanno dal privato al pubblico.

mercoledì 26 agosto 2015

CHANTAL MICHEL: HYBRIDE ZONEN - ZKM, KARLSRUHE




CHANTAL MICHEL
HYBRIDE ZONEN
ZKM Center for Arts and Media
Lorenzstrasse 19 - Karlsruhe
27/8/2015 - 29/8/2015

Swiss video, photo, and performance artist Chantal Michel is well-known for such provocative as well as poetic interventions in public space. Dressed in eye-catching apparel, lost in time, or slipping into various roles, she astonishes onlookers by appearing on church spires, monuments, or on other unusual sites. She infiltrates central building sites in Karlsruhe inner city as a foreign body, contrasting the activities of the construction workers by a moment of silence, but also provocation. Cyclists and pedestrians are invited to pause in front of the building site for a few minutes or hours in an attempt to discern Chantal Michel's form when surrounded by pipes, building blocks, heaps of sand, and diggers. Through this intervention the construction site evolves into a search game combining movement and standstill, art and everyday business in an absurd image. The performances depend on the current building site situation and will take place in the afternoon.

EMBLEMA - AB/ARTE, BRESCIA




EMBLEMA
e i protagoniosti dell'informale italiano
a cura di Andrea Barretta
Galleria ab/arte
vicolo San Nicola 6 - Brescia
20/6/2015 - 3/10/2015

Da un omaggio a Salvatore Emblema si snoda la mostra retrospettiva attraverso il gesto, il segno e la materia con i protagonisti e gli interpreti dell’informale in Italia: Carla Accardi, Enrico Baj, Giuseppe Capogrossi, Pietro Consagra, Antonio Corpora, Gianni Dova, Pompilio Mandelli, Ennio Morlotti, Giuseppe Santomaso, Emilio Scanavino, Emilio Vedova, Cesare Zavattini. L’opportunità è quella di un dialogo nel confronto tra un’esperienza artistica del secondo dopoguerra e il dibattito attuale che coinvolge la contemporaneità consapevole della crisi del “quadro” nella cultura che cerca di riannodare la continuità.
Figura artistica di grande originalità per il suo tempo, capace di coniugare l’osmosi tra spazialismo e informale, tra astratto ed espressionismo, Salvatore Emblema (1929 - 2006) già nel 1948 pensava alla tela non come superficie ma volume, quando eseguiva collage usando foglie disseccate o seguiva le ricerche materiche con l’impiego di pietre e minerali raccolti alle falde del Vesuvio. L’artista napoletano, nato a Terzigno, conosciuto per le sue opere realizzate su tela di sacco che gli decretano il successo negli anni Sessanta, con frequentazioni romane in ambienti artistici e letterari, da Carlo Levi a Ugo Moretti, tiene la prima personale proprio a Roma nel 1956, ed entra nel mondo del cinema, collaborando con Fellini, e della moda disegnando tessuti per lo stilista Schubert. Poi approda negli Stati Uniti grazie al miliardario Rockefeller per quanto gli aveva acquistato nel 1965 in una galleria d’arte, e qui entra in contatto con Mark Rothko che lo influenzerà nell’approfondire le trasparenze, e con Jackson Pollock del quale terrà conto del gesto creativo libero. Oltreoceano, altresì, incrocia i maggiori esponenti delle correnti artistiche dell’epoca, ovvero gli espressionisti astratti, e conosce il critico d’arte Giulio Carlo Argan che apprezza la sua arte e resterà per sempre al suo fianco tanto da determinarne la scelta artistica futura di “detessere”la tela di juta al fine di esaudire l’idea di “far vivere lo spazio dietro la tela”, giacché gli aveva raccontato dell’esperienza spazialista di Lucio Fontana, ma anche per il vivere in prima persona la sperimentazione di Burri e Castellani.
Tornato definitivamente in Italia, dopo altri viaggi e altre presenze in Francia e in Inghilterra, esporrà alla Biennale di Venezia, agli Uffizi di Firenze, al Palazzo Reale di Napoli, e sue opere sono alla Galleria Nazionale di Arte Moderna di Roma, al Boijmans Museum di Rotterdam, nella Collezione Agnelli di Torino, nei Musei Vaticani. Si terrà, però, distante e affrancato da ogni schema o gruppo o movimento del Novecento affermando uno stile che connoterà la sua identità artistica riconosciuta dal Metropolitan Museum di New York che gli allestisce una grande mostra nel 1982 e acquisirà cinque sue opere.
Coeso alle ragioni spaziali, di cui la sottrazione di fili all’ordito dei sacchi di juta - usati come tele - consentiva di avere una prospettiva di attraversamento capace di rivelare un “oltre” che determinerà la sua forte personalità artistica ed esistenziale, sicuramente ancora non del tutto sviscerata nel passaggio critico che riteniamo debba essere anche intellettuale proprio per quelle consistenze temporali introducibili nel fruire della storia di una pittura fatta di materia, di varchi dal tratto ancora difficilmente classificabile nell’indirizzo complessivo di una linea inizialmente espressionista e poi astratto informale.
Intuizioni che si sostanziano nella memoria prima che nei sensi e prendono corpo nel colore denso al centro della composizione, a ricomporre dopo aver decostruito l’idea iniziale di natura rivelatrice di una sensibilità materica condivisibile con Antoni Tapiès e Robert Rauschenberg, e anticipatrice per certi versi dell’Arte Povera. Non solo. Salvatore Emblema, dopo aver vissuto le avanguardie internazionali, interpreta l’informale italiano per poi distaccarsene in un personale infinito da approfondire, come se astratto e concreto scoprissero una forma mentis tra intrecci nell’azione che torni alla relazione di rifiuto del concetto di forma.

ANNA TRESPEUCH-BERTHELOT: L'INTERNATIONALE STUATIONNISTE - PUF 2015




ANNA TRESPEUCH-BERTHELOT
L'INTERNATIONALE STUATIONNISTE
De l'histoire au mythe (1957-2013)
PUF Presses Universitaires de France (26 août 2015)

L'Internationale situationniste a une postérité foisonnante. En tant que dernière avant-garde artistique, elle est aujourd'hui une matrice incontournable du monde des arts et de l'architecture. Depuis les années 1968, sa théorie critique nourrit la vie intellectuelle et les pratiques militantes. Quant à son leader Guy Debord, il est entré au Panthéon français des grands penseurs contemporains en 2009. Cet ouvrage d'histoire culturelle analyse sa réception. Comment ce mouvement, qui était réduit et confidentiel à sa création et qui refusa de faire école à sa disparition, parvint-il à essaimer dans le monde entier ? Du vivant de l'organisation (1957-1972), les situationnistes eurent un rôle de premier plan dans la diffusion de leurs idées et de leur esthétique : ils choisirent leurs réseaux et bâtirent leur propre mythologie. En revanche, depuis sa redécouverte à la fin de la Guerre froide, la multiplicité des acteurs et des réappropriations de son héritage crée toutes les conditions d'une seconde naissance de l'Internationale situationniste.

Anna Trespeuch-Berthelot est agrégée et docteure en histoire. Elle est chercheuse associée au Centre d'histoire sociale du vingtième siècle. Ses travaux portent sur les formes de l'engagement et la circulation internationale des idées aux XXe et XXIe siècles.
  

JERÔME JOY - PETER SINCLAIR: LOCUS SONUS - LE MOT ET LE RESTE 2015




JERÔME JOY - PETER SINCLAIR
LOCUS SONUS
Le mot et le reste (20 août 2015)
Collection : Carte blanche

Locus Sonus est un laboratoire de recherche en art audio. Composé d’artistes chercheurs internationaux, il est nomade et mutualisé à Aix-en-Provence, Bourges et l’Internet. Il observe l’évolution des espaces sonores à l’ère numérique, leurs usages et présences dans notre quotidien et développe des formes et des concepts inédits d’art sonore qui les explorent. Ses thèmes de recherche privilégiés sont le son à distance, l’audio nomade, les nouveaux auditoriums. L’expérimentation artistique est confrontée à des publics (grand public, universités, communautés internet…) et amène un regard analytique provenant des sciences humaines (esthétique, philosophie et sociologie). Depuis sa création, il a rassemblé près de cent cinquante chercheurs et artistes internationaux dans ses symposiums annuels, accueilli au sein de son laboratoire une vingtaine de jeunes artistes chercheurs, développé des outils logiciels libres d’audio en réseau et présenté des oeuvres et des dispositifs dans de nombreuses manifestations internationales. Locus Sonus produit et publie des recherches théoriques, techniques et artistiques et les met à la disposition de la communauté internationale de l’enseignement supérieur artistique.

Jérôme Joy et Peter Sinclair sont tous deux artistes musiciens. Enseignants en école d’art, versés dans l’apport de la création artistique aux dernières technologies, ils ont monté, construit et portent Locus Sonus depuis dix ans.


GENOVA MODERNA - SAGEP 2014



GENOVA MODERNA
Percorsi tra il Levante e il Centro Città
a cura di Matteo Fochessati e Gianni Franzone
Fondazione regionale per la Cultura e lo Spettacolo
Progetto strategico Accessit
SAGEP 2014

Inserito nel programma comunitario Italia Francia Marittimo, un progetto strategico come ACCESSIT, volto a favorire l’accessibilità del patrimonio artistico-culturale, non poteva non prendere in considerazione le emergenze architettoniche e monumentali della Genova moderna, cioè del periodo compreso tra la metà dell’Ottocento e i giorni nostri, in cui la città ha subito molti e significativi cambiamenti che si sono inevitabilmente riflessi sulla sua immagine urbana e i cui segni o segnali si impongono a chi la vive o la visita.
Genova moderna. Percorsi tra il levante e il centro città è stata concepita come una guida comoda e maneggevole che il cittadino e il turista possono portarsi dietro e consultare in ogni momento. Il titolo stesso chiarisce che non vuole essere una guida completa, ma limitata a certe aree urbane, alcune delle quali sovente trascurate nelle guide onnicomprensive, mentre, per ovvie ragioni di spazio, tralascia altre aree ugualmente importanti, come, ad esempio, il ponente, epicentro dei grandi episodi di industrializzazione e deindustrializzazione che hanno trasformato la città a partire dalla fine del secondo conflitto mondiale.
I curatori hanno deciso di procedere per “episodi”, concentrandosi su brani architettonici e monumentali che hanno segnato Genova non solo dal punto di vista più specificatamente architettonico e artistico, ma anche da quello più genericamente culturale, sociale, ambientale e si potrebbe dire antropologico. È il caso di Nervi, in cui, accanto ai musei, vengono presi in considerazione i parchi storici, episodi straordinari di una cultura del paesaggio oggi spesso messa in discussione.
È il caso del castello Mackenzie e dell’architettura dei Coppedè che si configura come una risposta squisitamente autoctona di un determinato ceto sociale nel momento della sua massima ascesa in un originale connubio tra modernità e persistenza della tradizione. O ancora le grandi piazze “pubbliche” otto- novecentesche – De Ferrari, della Vittoria e Dante – in una città il cui centro storico è stato connotato da sempre da piazze private e familiari, simbolo di un’organizzazione socio-economica di stampo oligarchico e consortile.
Il risultato è quindi un volume inteso a favorire un’accessibilità “globale” ad alcuni dei brani più significativi della Genova moderna.

Maria Teresa Orengo

http://www.culturainliguria.it/cultura/download/fstore/1429174286517/Genova_Moderna_ITA.pdf  


INVENTO - MUSEU DA CITADE, SÃO PAULO




INVENTO
As Revoluções que nos Inventaram
Museu da Cidade – OCA
Avenida Pedro Álvares Cabral, s/n - Portão 3
Parque Ibirapuera / São Paulo
5/8/2015 - 4/10/2015

Que os artistas são grandes inventores não é novidade para ninguém: desde sempre inventam novas formas de ver o mundo e criar o que se convencionou chamar de arte. Mas vem aí uma exposição que olhará por outro ângulo essas criações. Entre a ciência e a arte, algumas das maiores invenções dos últimos 150 anos foram transformadas em objetos de interação e contemplação por grandes nomes da arte contemporânea mundial. E são essas obras que os curadores Marcello Dantas e Agnaldo Farias trazem para a exposição “Invento | As Revoluções que nos Inventaram”, a partir de 5 de agosto na Oca do Parque Ibirapuera, em São Paulo.
Da lâmpada elétrica ao elevador, da máquina de escrever ao Raio-X, do concreto à asa-delta, das cápsulas de remédio à psicanálise, tudo pode se transoformar (e foi transformado) em arte nos últimos tempos. A seleção de aproximadamente 35 obras – quase todas inéditas no Brasil e muitas desenvolvidas especialmente para a exposição – faz refletir sobre as mudanças na história do mundo e do homem a partir de suas próprias criações.
De Andy Warhol será apresentada a guitarra elétrica que o artista personalizou para o grupo norte-americano Velvet Underground. Do belga Panamarenko, duas obras – uma inspirada na criação do avião e outra na da asa-delta (esta batizada de “Brazil”). A televisão é tema dos trabalhos do sul-coreano Nam June Paik e do norte-americano Bill Violla, o caminhão é reinterpretado pelo mexicano Damian Ortega, já o ferro de passar está representado na obra do americano Man Ray.
A canadense Janet Cardiff, que tem duas peças no acervo de Inhotim (MG), expõe pela primeira vez em São Paulo. Ela desenvolverá para “Invento” uma instalação sonora a partir de diversos tipos de caixas acústicas, que será acionada pela presença do público. Christian Boltanski também criará uma instalação site-specific. O francês utilizará lâmpadas incandescentes que queimarão uma por hora, até o final da mostra.
Entre os brasileiros, Jarbas Lopes aborda a invenção do carro, conectando dois fuscas a partir de suas rodas, o grupo O Grivo apresenta um piano automatizado e Renata Lucas participará com uma obra que discute a constante vigilância eletrônica a que estamos hoje submetidos.

Confira abaixo outros objetos e os nomes que os reinventaram sob o prisma da arte:
• Christian Marclay (Estados Unidos, 1955): telefone
• Coletivo Pharmacopoeia (criado na Inglaterra em 1998): cápsulas de remédio
• Daniel Arsham (Estados Unidos, 1980): telefone
• Guto Lacaz (Brasil, 1948): rádio
• Jim Campbell (Estados Unidos, 1956): lâmpada LED
• Julian Opie (Inglaterra, 1958): celular
• Leandro Erlich (Argentina, 1973): elevador
• Man Ray (Estados Unidos, 1890 – 1976, França): ferro elétrico de passar • Nazareth Pacheco (Brasil, 1961): aparelho de barbear
• Nelson Leirner (Brasil, 1932): geladeira
• O Grivo (grupo criado no Brasil em 1990): piano automatizado
• Olafur Eliasson (Dinamarca, 1967): energia solar
• Panamarenko (Bélgica, 1940): avião e asa-delta
• Takahiro Iwasaki (Japão, 1975): fita adesiva
• Zilvinas Kempinas (Lituânia, 1969): ventilador