mercoledì 2 luglio 2014

LORENZO PERI: LÀ, DOVE NON ESISTE PAURA - SEF 2014





LORENZO PERI
LÀ, DOVE NON ESISTE PAURA
Percorsi e forme del “pensare in musica” nella poesia di Giorgio Caproni
Società Editrice Fiorentina, 16/6/2014
collana "Quaderni Aldo Palazzeschi, nuova serie"

Paul Valéry ha scritto: «un musicista può ripetere la sua idea cambiando il modo, il tono, il ritmo, l’andatura – uno scrittore?». Nel tentativo di stabilire un saldo discrimine tra “musicalità” e “musicalization of literature”, questo libro analizza l’interferenza della scrittura musicale nella versificazione e nella progettazione delle raccolte poetiche di Giorgio Caproni. Se gli studi critici avevano finora evidenziato la disseminazione nell’opera in versi di tessere lessicali variamente ascrivibili a una sfera “musicale”, ancora poca attenzione è stata posta sulla verifica della relazione profonda, ossia a livello tecnico, tra le raccolte del secondo Caproni e il modello (o i modelli) della scrittura musicale.
Per la prima volta, Lorenzo Peri, avvalendosi di una solida preparazione umanistica e di sicure competenze musicologiche, ha trac-ciato i percorsi e le forme della ricezione del linguaggio musicale a partire dalla convinzione che sia necessario coinvolgere nell’indagine non solo le occorrenze esplicite, ma anche le dinamiche sotterranee appena percepibili nella filigrana dei testi. Alter-nando analisi filologica e riflessione teorica, questa monografia riordina le forme linguistiche riconducibili alla “fenomenologia dell’estroversione” (il capitolo sulla storia semantica del tremore, la tematizzazione della musica in Albàro) nell’orizzonte di ciò che si qualifica come contenuto manifesto; all’introduzione del polo oppositivo è affidata invece l’individuazione del contenuto latente, volto a dare conto di quel reticolo di relazioni soggiacenti (il dialogo con le partiture di Schubert, Verdi, Beethoven) che rappresenta, nel caso di Caproni, il campo privilegiato per lo studio dell’incidenza della musica nella poesia.

LA SIGNORA DEL TURCHINO: OMAGGIO A CAMILLA SALVAGO RAGGI - PALAZZO DELLA REGIONE. GENOVA 3/7/2014





LA SIGNORA DEL TURCHINO
Omaggio a Camilla Salvago Raggi
Auditorium del Palazzo della Regione
piazza De Ferrari 1 - Genova
giovedì 3 luglio 2014, ore 17,30

Una vita per la scrittura quella di Camilla Salvago Raggi. E la Regione Liguria, il Comune di Genova e l’Università la celebreranno giovedì prossimo, con l’incontro che si terrà in piazza De Ferrari presso il Palazzo della Regione stessa, dal titolo “La signora del Turchino, ovvero Camilla Salvago Raggi: un viaggio tra case, libri e gatti”. Nel corso del pomeriggio, dalle 17.30, interverranno per i saluti, l’assessore regionale alla Cultura, Angelo Berlangieri, il sindaco del capoluogo ligure, Marco Doria, per l’ateno Alberto Beniscelli. A seguire tre relazioni per delineare la figura della scrittrice, il contributo fondamentale fornito al panorama culturale coi suoi lavori.
Il critico letterario Stefano Verdino affronterà il tema de “Il mondo letterario di Camilla Salvago Raggi”. Di seguito, Silvia Neonato, presidente della società italiana delle letterate, parlerà di “Attualità di una scrittrice”. A chiudere Cinzia Robbiano, bibliotecaria del Biblioteca “Ighina” di Ovada parlerà di “Appunti di vita privata”, uno squarcio sull’influenza che la scrittrice genovese ha avuto con il suo forte legame con l’Ovadese, a partire dai suoi due mandati come presidente del consiglio di biblioteca. 

martedì 1 luglio 2014

MAN RAY, PICABIA ET LA REVUE "LITTÉRATURE" (1922-1924) - CENTRE POMPIDOU, PARIS





MAN RAY, PICABIA ET LA REVUE "LITTÉRATURE" (1922-1924)
commissaires: Christian Briend et Chelent Chéroux
Centre Pompidou - Paris
2 juillet 2014 - 8 septembre 2014

L'exposition « Man Ray, Picabia et la revue Littérature (1922-1924) » éclaire une période cruciale de l'histoire de l'art moderne, entre la fin du mouvement Dada et l'avènement du surréalisme, en s'appuyant sur les vingt-six projets de couvertures conçues par Francis Picabia pour la revue Littérature au début des années 1920.
Jusqu'à une date récente, seule leur version imprimée était connue. En 2008, les dessins originaux de Francis Picabia, dont quinze restaient inédits, étaient révélés par la galerie 1900-2000 à qui Aube Elléouët-Breton avait confié les œuvres retrouvées dans une simple enveloppe. Grâce à l'engagement de Sanofi, mécène de l'acquisition, cet ensemble exceptionnel vient d'entrer dans les collections du Centre Pompidou. Il est dévoilé pour la première fois au public.
Cette exposition met aussi en exergue la contribution de Man Ray. Installé à Paris depuis 1921, c'est dans Littérature que le photographe américain divulgue en effet pour la première fois des images devenues des icônes de la modernité photographique, comme Le Violon d’Ingres ou encore l'Élevage de poussière de Marcel Duchamp.
En pages intérieures, Littérature comprend aussi des œuvres de Picasso, Max Ernst et Robert Desnos. En 1922, André Breton était resté le seul responsable de la revue, après le départ de Louis Aragon, puis de Philippe Soupault avec qui il l'avait fondée en 1919. Pour marquer ce changement de cap de la revue, Breton décide alors de remplacer l'image de couverture créée par Man Ray par des dessins, toujours différents, de Francis Picabia auquel il donne carte blanche pour chaque numéro.
Dans la carrière de l'artiste, ces dessins se situent entre les œuvres mécanomorphes et les Espagnoles. Leur style graphique très linéaire constitue une réponse ironique de Picabia à la vogue du « retour à Ingres » prôné par les anciens cubistes, qu'il brocarde régulièrement.
Plusieurs couvertures peuvent ainsi être rapprochées de l'univers du maître de Montauban, comme par exemple l'irrévérencieuse interprétation faite du Bain turc. Picabia emprunte aussi à l’imagerie religieuse, à une iconographie érotique, à celle des jeux de hasard. Ces encres révèlent enfin un Picabia animalier : cheval, babouin, tigre, chien ou biche, sans doute inspirés par des ouvrages de vulgarisation, côtoient divers personnages dont certains appartiennent à l'univers du cirque ou du music-hall. Plusieurs dessins semblent concerner les auteurs de la revue elle-même à laquelle Picabia apporte régulièrement sa contribution littéraire. L'artiste joue des contrastes prononcés du noir et du blanc qui rappellent ses peintures au Ripolin de la même époque comme le Dresseur d’animaux, conservé au Centre Pompidou, dont l’iconographie est d'ailleurs voisine

Par Christian Briend, commissaire de l'exposition, conservateur au cabinet d'art graphique, musée national d'art moderne
Et Clément Chéroux, commissaire de l'exposition, conservateur, chef du cabinet de la photographie, musée national d'art moderne

Image: Francis Picabia, Sans titre, projet de couverture pour la revue "Littérature" (1922-1924), mine graphite et encre sur papier 31,4 x 24,1 cm.

L'URLO DELL'IMMAGINE - PALAZZINA DELLE ARTI ROSAIA, LA SPEZIA






L'URLO DELL'IMMAGINE
Grafica dell'Espressionismo italiano
a cura di Marzia Ratti e Alessandra Belluomini Pucci
Palazzina delle Arti Rosaia
via del Prione, 236 - La Spezia
dal 14/3/2014 al 13/7/2014

Domenico Baccarini, Adolfo Balduini, Gino Barbieri, Umberto Boccioni, Anselmo Bucci, Giuseppe Ugo Caselli, Felice Casorati, Edoardo Del Neri, Benvenuto Maria Disertori, Moses Levy, Emilio Mantelli, Arturo Martini, Guido Marussig, Roberto Melli, Francesco Nonni, Mario Reviglione, Luigi Russolo, Lorenzo Viani, Adolfo Wildt.

Se i movimenti artistici in Europa sono sempre stati condivisi da tutti i Paesi, il comitato scientifico della mostra – composto da Renato Barilli, Alessandra Belluomini Pucci, Alessandra Borgogelli, Marzia Ratti, Nico Stringa, Giuseppe Virelli – è convinto da tempo che in Italia sia esistito un Espressionismo. Con anticipi a partire dalla metà del primo decennio del Novecento e piena maturazione nel secondo, non inferiore per valore a quello di altri Paesi occidentali, anche se meno evidente in quanto privo di un unico luogo di aggregazione, articolato anzi in molti centri, come è nel destino e nel merito della nostra storia culturale, l’Espressionismo italiano è – così come lo ha definito Alessandra Borgogelli, “un continente sommerso”. Hanno dissodato il terreno in tal senso la mostra L’Espressionismo italiano, curata da Renato Barilli e Alessandra Borgogelli, tenutasi a Torino nel 1990 e le varie attività che proprio il Museo della Spezia ha svolto in occasione del centenario della rivista L’Eroica.
La storia degli incisori de L’Eroica, in particolare quelli della generazione nata dopo il 1880, si intreccia strettamente allo sfaccettato e non univoco linguaggio dell’Espressionismo italiano, riconosciuto tardivamente come tale proprio per la modalità policentrica e variamente connotata – di cui si è detto – con cui il fenomeno si è manifestato.
La maggiore chance per questa esposizione è costituita dalla fortunata congiuntura della presenza a Viareggio della potente personalità di Lorenzo Viani – che, da sola, potrebbe reggere l’assunto dell’esistenza di un Espressionismo italiano – e, alla Spezia, della rivista L’Eroica che vivificò la xilografia facendone un’arte autonoma e prestigiosa e che, dal 1913, parteggiò coraggiosamente per i giovani autori che si erano distaccati dal magistero di Adolfo De Carolis per approdare ai lidi di una originale secessione espressionista di timbro mediterraneo.
Nei musei della Spezia e di Viareggio si conservano ancora molte di quelle opere che i giovani ribelli di inizio secolo condussero con vigore di incisione e di passione, scegliendo in specie la xilografia come tecnica più congeniale al linguaggio scabro ed essenziale che volevano deliberatamente opporre agli stilemi tardo liberty, percepiti ormai come superati e di maniera.
Da questi incisori – Viani e Levy per Viareggio, Melli, Mantelli e il cenacolo de L’Eroica per La Spezia – le curatrici sono partite in una ricognizione geografica più estesa, che si è mossa da Occidente a Oriente solo in ragione del punto di partenza, toccando gli autori che in un preciso momento del loro iter avevano intersecato, talvolta rapsodicamente, le strade dell’avanguardia espressionista.
L’attenzione si è rivolta anche a personalità ben più note per sviluppi in pittura e scultura, come nei casi di Adolfo Wildt, Felice Casorati e Arturo Martini. Inoltre non è stato trascurato il fatto che quasi tutti i protagonisti del Futurismo sono transitati per una fase tipicamente espressionista benché, anche nel loro caso, si sono selezionate solo opere a stampa riferite a quel preciso momento (Umberto Boccioni, Luigi Russolo, Anselmo Bucci). Questa attenta ricognizione degli apporti provenienti da varie aree regionali è stata occasione per rappresentare anche il faentino cenacolo Baccarini, soprattutto attraverso la figura poliedrica di Francesco Nonni.
Non da ultimo, l’esposizione ha voluto mettere in luce figure meno note – Emilio Mantelli, Adolfo Balduini e Giuseppe Caselli – che così sono emerse da un parziale stato d’ombra.
Da un canto dunque, sono state messe a sistema le voci variegate dell’Espressionismo italiano e in specie quelle della generazione anni Ottanta dell’Ottocento, concentrate su alcuni elementi chiave: la semplificazione, la deformazione, l’attenzione ai ‘Primitivi’ italiani; dall’altro, le tecniche incisorie e soprattutto la xilografia che divennero il veicolo più congeniale per questo linguaggio sintetico e intriso di pathos.

WITNESS: ART AND CIVIL RIGHTS IN THE SIXTIES - MONACELLI PRESS 2014





WITNESS
Art and Civil Rights in the Sixties
edited by Teresa A. Carbone and Kellie Jones
The Monacelli Press
(March 18, 2014)

Over 100 works by African American artists and others from the 1960s Civil Rights Movement show powerful responses in art to events of black history. Marking the fiftieth anniversary of the Civil Rights Act of 1964, Witness accompanies an exhibition organized by the Brooklyn Museum and demonstrates the array of aesthetic strategies through which 1960s artists engaged in the struggle for racial justice. Personal recollections from artists including Mark di Suvero and Jack Whitten intertwine with rich illustration, engaging essays, and documentary photos—including Dr. Martin Luther King, Jr. and freedom marchers on the Selma-to-Montgomery March, and Gordon Parks’s photos of the Black Panther Party and Muhammad Ali—along with a comprehensive chronology of the period from 1954 to the 1970s.

LUCY R. LIPPARD: UNDERMINING - THE NEW PRESS 2014





LUCY R. LIPPARD
UNDERMINING
A Wild Ride Through Land Use, Politics, and Art in the Changing West
The New Press
(April 15, 2014)

Award-winning author, curator, and activist Lucy R. Lippard is one of America’s most influential writers on contemporary art, a pioneer in the fields of cultural geography, conceptualism, and feminist art. Hailed for "the breadth of her reading and the comprehensiveness with which she considers the things that define place" (The New York Times), Lippard now turns her keen eye to the politics of land use and art in an evolving New West.
Working from her own lived experience in a New Mexico village and inspired by gravel pits in the landscape, Lippard weaves a number of fascinating themes—among them fracking, mining, land art, adobe buildings, ruins, Indian land rights, the Old West, tourism, photography, and water—into a tapestry that illuminates the relationship between culture and the land. From threatened Native American sacred sites to the history of uranium mining, she offers a skeptical examination of the "subterranean economy."
Featuring more than two hundred gorgeous color images, Undermining is a must-read for anyone eager to explore a new way of understanding the relationship between art and place in a rapidly shifting society.

AMMINISTRAZIONE ED ETICA NELLA CASA DI SAN GIORGIO (1407-1805) - OLSCHKI 2014





AMMINISTRAZIONE ED ETICA NELLA CASA DI SAN GIORGIO (1407-1805)
Lo statuto del 1568
a cura di Giuseppe Felloni
Olschki, 2014
collana "Biblioteca dell'Archivio Storico Italiano"

La gloriosa Casa di San Giorgio, fondata a Genova nel 1407, è considerata dagli studiosi la prima banca moderna nella storia d’Europa.
Presso il suo archivio sono oggi conservati più di quarantamila documenti, tra i quali spiccano per lo speciale valore il manoscritto e la versione a stampa dello statuto con il quale nel 1568 i magistrati stabilirono l’assetto organizzativo e funzionale dell’ente, rimasto praticamente inalterato per due secoli e mezzo, salvo alcuni indispensabili aggiornamenti. Lo statuto consiste di un corpo organico di norme predisposte per uso interno e coordinate tra loro, il cui contenuto investe tutti gli aspetti dell’amministrazione della Casa: dalla divisione dei poteri e delle competenze al reclutamento del personale, dalla compartecipazione dei dirigenti alle cauzioni dei dipendenti, dalle scritture obbligatorie all’orario di lavoro.
Il volume offre al lettore l’edizione integrale dello statuto, preceduta da un saggio introduttivo che ne espone in maniera organica i caratteri più importanti, illuminandone in particolare le basi etiche.

Giuseppe Felloni si è laureato all’università di Genova con C.M. Cipolla nel !0%1 ed è stato ricercatore presso l’Istituto di economia internazionale sino al !0%". Ha studiato sotto la direzione di F. Braudel alla Ecole pratique des hautes études negli anni !0%$-!0%' ed è stato assistente di F. Borlandi con la quali2ca di aiuto dal !0&" al !0$&. Ha insegnato nelle università di Venezia e di Genova, dapprima nella facoltà di giurisprudenza e poi in quella di scienze politiche. Nel !0$& è stato chiamato dalla facoltà di economia di Genova a ricoprire la cattedra di storia economica che ha tenuto 2no al 1##! con la quali2ca di professore ordinario. In pensione dal novembre 1##", è stato nominato professore emerito dell’università.