sabato 24 ottobre 2015

JAN FABRE: GLI ANNI DELL'ORA BLU - MAGAZZINO D'ARTE MODERNA, ROMA




JAN FABRE
GLI ANNI DELL'ORA BLU
Magazzino d'arte moderna
via dei Prefetti 17 - Roma
14/10/2015 - 10/11/2015

È con grande piacere che Magazzino annuncia la quinta personale dell’artista belga Jan Fabre in galleria. La mostra, intitolata Gli Anni dell’Ora Blu presenta per la prima volta in Italia la serie omonima di opere realizzate con la penna Bic negli anni Ottanta e Novanta. La bic-art, questo il termine con cui Fabre designa questo ramo della sua produzione, inizia alla fine degli anni Settanta con una serie di performance, in cui l’artista si relaziona, espandendo la tradizionale bidimensionalità del disegno, allo spazio e alla storia dell’arte. Pareti, oggetti, intere stanze ed edifici vengono trasformate attraverso il segno ossessivo della penna, annullate ma allo stesso tempo consacrate nelle loro forme dal passaggio dell’artista.
In questo contesto si sviluppano alcune tra le opere più celebri di Fabre come la serie Ilad of the Bic-Art, Tivoli (il cui video è presentato in mostra) del 1991 o la Blaue Raum realizzata nel 1988 al Bethanien o il monumentale The Hour Blue in collezione allo SMAK di Gent, fino a Das Medium (una delle prime opere di bic Art, realizzata nel 1979) in cui il disegno si materializza nell’oggetto, e il medium dell’opera diventa il corpo.
Nella serie di opere presentate in mostra, Fabre sintetizza un universo di simboli, metafore, fantasie e realtà, che emergono, quasi senza contorno, dal blu profondo del disegno. L’ora crepuscolare è essa stessa una metafora di un passaggio, di una metamorfosi, un tema che ricorre nella produzione pluridecennale dell’artista fiammingo.
Pugnali, spade, demoni, animali reali e fantastici, un immaginario che spesso attinge alla storia dell’arte e più in generale a una dimensione spirituale e mistica che si risolve però spesso nell’universo materiale della natura e dei suoi passaggi, guidano il nostro sguardo attraverso un mondo-momento (la metafora del crepuscolo) in cui le figure emergono sulla superficie scarabocchiata, sembrano prevalere e al contempo essere risucchiate dal gesto invasivo tracciato dalla penna.
In qualche modo, come nota Lorand Hegyi nel suo testo per la mostra realizzata al Museo Metropole Saint-Etienne nel 2011, l’Ora Blu è forse l’invito migliore per “schiudere agli occhi dell’osservatore, l’universo poetico e sensibile dell’eccezionale creatore che è Jan Fabre”.
La mostra si tiene in occasione della prima italiana della nuova opera teatrale di Fabre, Mount Olympus – To Glorify the Cult of Tragedy, una performance unica che sarà presentata a cavallo tra il 17 e il 18 Ottobre al Teatro Argentina nell’ambito del RomaEuropa Festival 2015, e che ha la durata di 24 ore consecutive.

Da più di 35 anni, Jan Fabre è emerso internazionalmente come una delle figure più innovative della sua generazione, incarnando la figura dell’artista “totale” attivo e apprezzato come regista teatrale, scultore, performer e autore. Con L’Ange de la Métamorphose nel 2008, è stato il primo artista vivente ad essere invitato ad esporre al Louvre di Parigi. Tra le sue mostre recenti più significative Hortus/Corpus al Kröller-Müller Museum di Otterlo in Olanda (2011) e The Years of the Hour Blue al Kunsthistorisches Museum di Vienna (2011). Il Museo MAXXI e il M HKA di Anversa hanno ospitato la prima grande retrospettiva delle sue performance: Stigmata, Actions et Performances 1976-2013. Il PinchukArtCenter di Kiev ha presentato recentemente una mostra in due parti: Tribute to Hiëronymus Bosch in Congo (2011-2013) and Tribute to Belgian Congo (2010-2013). Al Museo Reale delle Belle Arti del Belgio, sono in mostra Le Regard en Dedans (l’Heure Bleue) (2011-2013) – un’installazione permanente per la Scalinata Reale del Museo – insieme alla serie Chapters I-XVIII. Waxes & Bronzes (2010), due dei quali sono stati donati al Museo degli Uffizi a Firenze. Il 18 Novembre, infine, la Cattedrale di Ns. Signora di Anversa accoglierà la scultura 'The man who bears the cross' (2015). E’ la prima volta in cento anni che la Diocesi acquisisce un’opera d’arte, che sarà installata in relazione diretta La Deposizione dalla Croce di Peter Paul Rubens (1611-1614).

PAOLO SCHEGGI - TORNABUONI ART, PARIS




PAOLO SCHEGGI
Tornabuoni Art
16, avenue Matignon - Paris
23/10/2015W - 22/12/2015

La galerie parisienne présente la première grande exposition de l’œuvre de Paolo Scheggi en France, sous le commissariat de Luca Massimo Barbero, Conservateur Associé de la Peggy Guggenheim Collection de Venise et directeur de publication de l’ouvrage à venir Paolo Scheggi : Catalogue Raisonné.
L’exposition explorera la carrière artistique de l’artiste, depuis ses célèbres Intersuperfici jusqu’à sa recherche autour du langage et ses performances théâtrales et urbaines.
L’œuvre de cet artiste majeur de l’avant-garde Italienne de l’après-guerre, mort à 31 ans, est aujourd’hui suivie de près par le monde de l’art. L’exposition comportera une reconstruction de l’installation présentée par Scheggi à la Biennale de Venise de 1966, rendue possible grâce aux prêts généreux du Museum für Konkrete Kunst, Ingolstadt et de Franca et Cosima Scheggi.
Paolo Scheggi, né à Florence en 1940 mais installé à Milan dès 1961, a eu un parcours artistique interdisciplinaire, exploitant divers champs artistiques afin d’atteindre une réflexion conceptuelle et métaphysique. Le monochrome, le sens de l’espace, la conscience du temps comme perception et action, l’usage décalé de la parole et du langage sont les éléments fondamentaux de sa recherche artistique.

Image: Paolo Scheggi, Zone riflesse, 1963

VITTORIO GALLESE - MICHELE GUERRA: LO SCHERMO EMPATICO - RAFFAELLO CORTINA 2015




VITTORIO GALLESE - MICHELE GUERRA
LO SCHERMO EMPATICO
Cinema e neuroscienze
Raffaello Cortina (22 ottobre 2015)
Collana: Scienza e idee

Perché i film ci appaiono così reali mentre sono tanto scopertamente artificiali? Perché, pur restando fermi nelle nostre poltrone, abbiamo la sensazione di muoverci e orientarci nello spazio virtuale dello schermo? Un neuroscienziato e un teorico del cinema analizzano alcuni grandi capolavori (Notorious, Persona, Shining, Il silenzio degli innocenti) a partire dal tipo di coinvolgimento che questi film esercitano sul corpo degli spettatori e dalle forme di simulazione prodotte dai movimenti della macchina da presa e dal montaggio. Le analisi sono sostenute da esperimenti neuroscientifici e sono ispirate dalla scoperta dei neuroni specchio e dalla teoria della "simulazione incarnata". L'obiettivo è comprendere i molteplici meccanismi di risonanza che costituiscono uno dei grandi segreti dell'arte cinematografica e riflettere sul potere delle immagini in movimento, che in forme sempre più nuove e pervasive fanno parte della nostra vita di tutti i giorni.

AMANDA GEFTER: DUE INTRUSI NEL MONDO DI EINSTEIN - RAFFAELLO CORTINA 2015




AMANDA GEFTER
DUE INTRUSI NEL MONDO DI EINSTEIN
Un padre, sua figlia, il significato del nulla e l'inizio di tutto
Raffaello Cortina (22 ottobre 2015)
Collana: Scienza e idee

In un ristorante cinese fuori Filadelfia un padre chiede alla figlia quindicenne: “Come definiresti il nulla?”. Per trovare la risposta, la ragazza intraprenderà con lui una caccia ai più grandi enigmi dell’universo che trasformerà la sua vita, affrontando senza paura i draghi della relatività generale e della meccanica quantistica. Questo libro è il resoconto di quell’appassionata esplorazione del mondo della fisica. Strada facendo, i Gefter si sono imbattuti nelle bizzarrie della scienza e in personalità ancor più stravaganti. Scoprendo qualcosa di sconvolgente: gli albori di un imponente cambio di paradigma in cosmologia, da un unico universo che tutti condividiamo a una realtà frammentaria in cui ogni osservatore ha il proprio mondo. Ben al di là di qualsiasi immaginazione – persino di quella di Einstein –, la realtà dipende radicalmente dall’osservatore, con conseguenze di incalcolabile portata per la nostra comprensione dell’origine del cosmo. Spassoso e insieme profondo, Due intrusi nel mondo di Einstein si rivela un entusiasmante intrecciarsi di narrazione e scienza. Alla fine non guarderete più l’universo nello stesso modo.

Amanda Gefter è giornalista scientifica e si occupa di fisica. Ha tenuto conferenze su scienza e giornalismo a Harvard e al mit. Suoi articoli sono apparsi in Scientific American, New Scientist, Astronomy, Mercury e Forbes.
  

AMOS NATTINI E LA DIVINA COMMEDIA FIGURATA FRA LE DUE GUERRE - MUSEO COMUNALE D'ARTE MODERNA, ASCOONA



AMOS NATTINI E LA DIVINA COMMEDIA FIGURATA FRA LE DUE GUERRE
a cura di Mara Folini Ceccarelli, Carla Mazzarelli, Irina Emelianova
Museo Comunale d’Arte Moderna
via Borgo 34 - Ascona
25/10/2015 - 30/12/2015

Il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona dal 25 Ottobre al 30 Dicembre 2015 celebra Dante Alighieri in occasione del 750° della nascita

La mostra presenta le 100 litografie a colori della monumentale edizione della “Divina Commedia” illustrata dall’artista genovese Amos Nattini tra il 1912 e il 1941.
Il percorso espositivo propone inoltre, i disegni preparatori, in gran parte inediti, e le opere di altri importanti autori quali Vincenzo Vela, Giulio Aristide Sartorio, Guido Marussig, Leonardo Bistolfi, Adolfo De Carolis, Pietro Lingeri, Giuseppe Terragni.
In occasione del 750° della nascita di Dante Alighieri, il Museo Comunale d’Arte Moderna ospita, dal 25 ottobre al 30 dicembre 2015, una rassegna dedicata alla monumentale “Divina Commedia”, pubblicata tra il 1931 e il 1941, illustrata da Amos Nattini (Genova 1892 - Parma 1985).
I tre tomi di questa rara edizione, che contengono 100 tavole realizzate con una sofisticata tecnica litografica a colori, sono di proprietà della famiglia Eredi Guido Pancaldi di Ascona che, in via eccezionale, ne ha autorizzato l’esposizione, mostrandoli per la prima volta al pubblico.
L’iniziativa è frutto di una collaborazione tra il Museo Comunale d’Arte Moderna di Ascona, l’Accademia di architettura di Mendrisio e l’Istituto di studi italiani (ISI) dell’Università della Svizzera italiana (USI) di Lugano: è quindi anche un’occasione d’incontro tra l’attività scientifica del Museo di Ascona per la valorizzazione del patrimonio locale e l’attività di ricerca dell’Università. La mostra, risultato di una ricerca condotta presso l’Istituto degli Studi italiani, ha coinvolto attivamente anche gli studenti dell’Accademia di architettura di Mendrisio che hanno ideato, progettato e realizzato l’originale allestimento, coordinati dall’atelier dell’architetto Riccardo Blumer (docente di progettazione dell’Accademia di architettura) e da Carla Mazzarelli (docente di Storia dell’arte e dell’architettura all’Accademia di architettura e all’Istituto di Studi Italiani dell’USI) e co-curatrice dell’evento con Mara Folini (direttrice del Museo Comunale d’Arte Moderna), ed Irina Emelianova (dottoranda di ricerca USI). L’esposizione è diventata così anche l’oggetto di un nuovo seminario di alta formazione dell’USI, un workshop tra teoria e pratica progettuale, nell’ottica di una più stretta relazione tra arte, architettura, letteratura e territorio, così come tra didattica, ricerca e divulgazione scientifica.
La rassegna riunisce le tavole dei tre volumi di Nattini e alcuni acquerelli preparatori originali. Accanto a essi, si trovano opere di Vincenzo Vela, Giulio Aristide Sartorio, Guido Marussig, Leonardo Bistolfi, Adolfo De Carolis, Pietro Lingeri, Giuseppe Terragni, che ricostruiscono, attraverso otto sezioni, la genesi e il contesto culturale e storico del progetto editoriale, sviluppato in Italia nell’arco di vent’anni, tra le due guerre. Si ripercorre, così, la fortuna del culto del “Sommo Poeta” tra Ottocento e Novecento, a partire dal Risorgimento, come testimoniato dal celebre Busto di Dante di Vincenzo Vela.
Amos Nattini si forma, tra Genova, Parma e Parigi, in questo clima di revival dantesco e nel colto ambiente artistico che dal realismo tardo ottocentesco va orientandosi verso il simbolismo europeo. I suoi lavori giovanili, accostati a quelli dei maestri con cui entra in contatto, ricostruiscono le diverse anime di quel mondo denso di sollecitazioni, fondato su un fitto dialogo tra le arti visive, la musica, il teatro e le lettere. Sostenuto da Gabriele d’Annunzio e soprattutto grazie al sodalizio con il giornalista genovese Francesco M. Zandrino, Nattini avvia il nuovo progetto dell’edizione della “Divina Commedia”, lavorando incessantemente per vent’anni, a partire dal 1912, a una quantità sconfinata di disegni. Diventa così possibile seguire il metodo di lavoro dell’artista genovese e, allo stesso tempo, il progressivo definirsi dell’edizione, vero e proprio libro-monumento, non solo per la grandezza e la raffinatezza delle tavole, ma anche per la dimensione dei leggii pensati per sostenerli, realizzati da celebri designer, come quello di Giὸ Ponti o quello, in mostra, dell’ebanista Eugenio Quarti.
L’idea di un monumento alla “Divina Commedia”, che è oggetto di un rinnovato interesse proprio in quegli anni, tra i più difficili e controversi della storia d’Italia, è testimoniato dall’inedito progetto dello scenografo Mario Zampini le Visioni dantesche per l’erezione a Roma di un monumento alla Divina Commedia; per la prima volta in Canton Ticino, sono esposte le tavole originali del noto progetto del Danteum di Pietro Lingeri e Giuseppe Terragni, un edificio, capolavoro dell’architettura razionalista, che doveva erigersi su via dei Fori imperiali a Roma su diretta committenza di Benito Mussolini.
Le tavole di Nattini non solo consentono di avvicinarsi alla “Divina Commedia” di Dante, reinterpretata dall’artista con un immaginario che guarda ai grandi maestri del passato e anche al simbolismo e al divisionismo, ma danno anche testimonianza di un tempo “storico” in cui si andarono definendo tali progetti, che risentirono della manipolazione che ne diedero fascismo e nazismo. Una strumentalizzazione difficile da accettare per persone che, come Nattini, avevano creduto in altri ideali. Se la tragedia della guerra sembra infatti chiudere ogni possibilità di celebrare e visualizzare “poesia”, il volume de Il Paradiso, creato da Nattini in solitudine e a guerra cominciata, resta a testimoniare la sua incrollabile fiducia, a dispetto dei tempi, nelle possibilità dell’uomo di rispondere con l’opera d’arte a ogni orrore.
L’originale allestimento - sei “macchine” espositive, quante sono le sale della mostra - grazie all’entusiasmo dei 13 studenti dell’Accademia di architettura, ha saputo mettere in dialogo le arti, recuperando un’idea di leggerezza e sospensione, in un ideale confronto con le opere degli artisti del passato e, allo stesso tempo, in opposizione con quella strumentale monumentalità del fascismo. Un’occasione, per ritrovare Dante e il suo viaggio nell’immaginario, nelle paure, nei limiti dell’animo umano.
La mostra, patrocinata dal Consolato Generale d’Italia e dalla Società Dante Alighieri di Locarno, è accompagnata da una guida informativa realizzata dall’Accademia di architettura di Mendrisio. Tra gli eventi collaterali si segnalano in particolare le Lecturae Dantis concepite dall’Istituto di studi italiani (ISI) e dedicate ai “personaggi” della Divina Commedia.

Immagine: Amos Nattini, Inferno, canto XII

venerdì 23 ottobre 2015

BILL VIOLA: MOVING STILLNESS (MT. RAINIER), 1979 - BLAINI|SOUTHERN, LONDON




BILL VIOLA
MOVING STILLNESS (MT. RAINIER), 1979
Blain|Southern
4 Hanover Square - London
12/10/2015 - 21/11/2015

“The ‘mountain’ is constantly unravelling and reforming. It becomes metaphoric for the existence of the mountain as a conceptual image in the mind. The mountain never moves, only your mind does”.
Bill Viola

In London, this autumn, Blain|Southern and The Vinyl Factory present significant rarely - exhibited works from Bill Viola's early career at 4 Hanover Square and The Vinyl Factory Space at Brewer Street Car Park . The exhibitions illustrate Viola’s boundless experimentation with the newest media of the time, which paved the way for subsequent generations of artists working with video, sound and computer technology.
At Blain|Southern the exhibition focuses on one monumental installation Moving Stillness (Mt. Rainier), 1979, shown for the first time since its inauguration at Media Study / Buffalo, New York. With a large body of water, environmental sound recordings and projections, Viola’s multi-faceted yet serene creation was pioneering in its mixed use of media.
Moving Stillness (Mt. Rainier) is a landmark in Viola’s meditations on the fragility of nature and our perception of its changes over time. A screen is suspended from the ceiling above a large shallow pool of water. A projector with three separate beams (one each for red, green and blue light) sends an edit of real-time footage of Mount Rainier to the surface of the water, which then bounces up to reach the rear projection screen. At periodic intervals, the water’s surface is disturbed causing the three beams of colour to separate, until finally becoming an unrecognisable pat tern of form and colour. Slowly the water settles, to once more form a coherent image after the surface vibrations subside.
The solid, unmoving, reflected image of a mountain proves to be delicate and impermanent as it disintegrates at slight disturbances on the surface of the water. Presented in the gallery as a stand-alone work, this meditative installation offers a rare moment for mindful focus.
Viola’s spiritual investigations have always been underpinned by a deep scientific underst anding of the neuro-physiological mechanisms of perception. In Moving Stillness (Mt. Rainier) he seeks to reveal the fundamental human truths that lie beneath the surface of observable phenomena.

In conjunction and presented for the first time ever, recordings of Bill Viola’s early sound compositions form an immersive installation The Talking Drum at The Vinyl Factory Space at Brewer Street Car Park in Soho, London. Two works are featured, The Talking Dr um , 1979 , and Hornpipes , 1979 – 82, that explore the resonance s of an empty swimming pool.
The works are sonic manifestations of Viola’ s work with physical presence, and a logical development follo wing his early experiments with audio. From 1973 Viola , as part of Composers Inside Electronics , began to experiment with the physical effects of audio on audiences and surrounding spaces, exploring the manipulation of physical sound waves through the addition of electronic playback and modulation. He produced audio effects such as gating which later became a popular fea ture of synthesisers and samplers. These pieces were r ecorded at various sessions in an empty swimming pool at Media Stud y/Buffalo, NY, in 1979 and 1982 and reflect also h is interests in non - western music and religion through the transcendental nature, instrumentation and sonic qualities of each piece. Viola’s ground - breaking work in this field coincided with the rising popularity of electronic music.
Restored by Bill Viola Studio, recordings of these performances are presented together for the first time as a limited vinyl edition of 100, pressed by The Vinyl Factory. The hand numbered edition features two full compositions, The Talking Drum and Hornpipes and an excerpt from a series of experimentation entitled Pulses (Duomo Bells). Reproductions of the original program notes and invitation from a 1979 Composers Inside Electronics performance in Buffalo, NY are also enclosed.
The exhibitions are the latest in one of Bill Viola’s most extensive periods of activity across the UK, which includes the concurrent opening of Bill Viola at Yorkshire Sculpture Park, the release by Thames & Hudson of his most comprehensive monograph and the latest leg of the Tate and National Galleries of Scotland touring programme, ARTIST ROOMS, at The Wilson, Cheltenham, Gloucestershire . This follows notable presentations at Auckland Castle and The Line, and the permanent installation of The Martyrs (Earth, Air, Fire, Water), 2014, at St Paul’s Cathedral, London.
  

BOB NOORDA DESIGN - MUDEC, MILANO 24/10/2015




BOB NOORDA DESIGN
presentazione del volume a cura di Mario Piazza
edito da 24 ore cultura
Auditorium del Mudec - Museo delle Culture
via Tortona 56 - Milano
sabato 24 ottobre 2015, ore 16,30

Fare il grafico è un mestiere che si può fare dappertutto, su un tavolo piccolo come su un tavolo grande, non si ha bisogno di tanto macchinario, bastano delle matite e prende tutta la vita.
Bob Noorda, 1981

Pensato e impaginato dallo stesso Bob Noorda, uno dei maestri della grafica italiana, "Bob Noorda Design" ripercorre decennio dopo decennio, dagli anni Cinquanta al Duemila, la lunga storia professionale del designer olandese il cui lavoro viene pubblicato in forma completa per la prima volta con il sostegno della famiglia e dell’editore 24 ORE Cultura.
Il volume è curato da Mario Piazza, che ha rivisto e ampliato l’originale progetto di Noorda arricchendolo di una parte biografica e di numerose note critiche e apparati didascalici utili a restituire il fermento progettuale ed industriale della seconda metà del secolo scorso e per ripercorrere l’attività di Noorda, rintracciandone gli approcci metodologici e formali sviluppati lungo tutta l’immensa produzione grafica.
Presentati con la raffinata eleganza semantica che ha sempre caratterizzato i suoi lavori, i progetti di Noorda sono introdotti da brevi testi di Giovanni Baule, che puntualizzano l’estrema importanza e novità che il suo lavoro ha svolto nel portare la grafica ad avere il ruolo comunicativo che riveste attualmente in ogni settore. Il volume oltre alla storia di Bob Noorda, contiene tante altre storie parallele. Così, ripercorriamo la nascita e l’evoluzione del concetto di immagine coordinata come principio visivo e identitario di un’azienda, l'importanza e il significato di una buona grafica per l'orientamento e l'ambiente e il valore assunto dal marchio e dal logotipo come vere icone dell’immaginario collettivo.
Sfogliando le pagine del volume si rimarrà sorpresi di quanti famosi marchi dobbiamo a questo maestro olandese e ne indagheremo anche le semplici ma assolute ragioni geometriche. Molti di essi hanno fatto la storia passata e recente dell’industria italiana e sono anche patrimonio personale della storia di ciascuno di noi: da Pirelli, Agip, Eni, Enel a editori come Feltrinelli, Mondadori e Garzanti. Si ricostruiscono le vicende della segnaletica della metropolitana milanese, di quella di New York e di São Paulo, rivoluzionarie per l’epoca in cui furono ideate, o l’immagine coordinata di Dreher, Philips, Total, Coop, Barilla, Touring Club, Olivetti, la Triennale di Milano e la Biennale di Venezia.
Bob Noorda Design è quindi uno straordinario libro d’autore, tassello fondamentale della storia della grafica e della comunicazione per comprendere come l’Italia del secondo Novecento, anche attraverso figure straordinarie quali Bob Noorda, si sia ritagliata un posto di assoluta preminenza del panorama del design mondiale.

BOB NOORDA - (Amsterdam, 15 luglio 1927 – Milano, 11 gennaio 2010) è stato un designer olandese naturalizzato italiano. A partire dagli anni Sessanta, si è imposto come uno dei principali artefici del rinnovamento della grafica italiana del Novecento.
Noorda attivo nella capitale olandese fino al 1954, in quel anno si trasferisce in Italia, a Milano. Progetta insieme ad Albini e Helg la segnaletica e la grafica della Linea 1 della metropolitana milanese, inaugurata nel novembre del 1964, per cui vinse il Compasso d’oro, premio conseguito anche nel 1979, nel 1984 e infine nel 1994 alla carriera. Nel 1965, insieme al designer Massimo Vignelli e ad altri, fonda il grande studio Unimark International, il cui intento era la gestione totale e internazionale dell’immagine e della comunicazione dei propri clienti, la cosiddetta “immagine coordinata”, approccio innovativo del ruolo del design che gli portò a sviluppare progetti per numerosi clienti internazionali.
Oltre a numerosi altri premi, nel 2005 il Politecnico di Milano gli ha conferito la laurea ad honorem in Disegno Industriale. A lui sono state dedicate mostre in tutto il mondo.