mercoledì 25 giugno 2014

MARCELLO MORANDINI: ARTE ARCHITETTURA DESIGN - GALLERIA NAZIONALE D'ARTE MODERNA, ROMA





MARCELLO MORANDINI
ARTE ARCHITETTURA DESIGN
Galleria Nazionale d'Arte Moderna - GNAM
viale delle Belle Arti 131 - Roma
dal 26/6/2014 al 28/9/2014

A partire da giovedì 26 giugno 2014, la Galleria nazionale d'arte modern a e contemporanea di Roma ospit erà Marcello Morandini. Arte architettura design , a cur a d i Mariastella Margozzi . La mostra, attraverso circa 100 opere, present erà l’intero percorso artistico progettuale di Morandini, dai lavori realizzat i negli anni sessanta, come sperimentazioni del campo geometrico d’azione, a quell i più recenti, dialoganti con la dimensione arch itettonico - spaziale o con quella estetico - funzionale del design oggettuale. Arte come conoscenza e arricchimento culturale, architettura come habitat e utopia: le creazioni di Marcello Morandini sono state esposte nei più importanti luoghi della cultura in Europa, in America, in Australia, in Giappone. Nato a Mantova nel 1940, l'artista sviluppa i suoi primi interessi nel campo del disegno industriale e perfeziona la propria formazione di designer all’Accademia di Brera a Milano. La sua ricerca è volta prim a allo sviluppo creativo della geometria piana e poi alla conquista della terza dimensione. Sarebbe riduttivo inquadrare l’opera di questo artista internazionale in un’unica tendenza stilistica, poiché il suo lavoro supera con genialità e creatività i can oni della scultura tradizionale.
Dopo l’elaborazione dell’idea base, Morandini affida lo sviluppo dell’opera alla certezza della matematica, all’equilibrio di rapporti formali scientificamente controllabili. Ritmi e volumi, una geniale alternanza di bianco e nero, propongono una moltiplicazione senza limiti di opere, con al proprio interno la chiave stessa della loro estensione. Nelle sue opere l’artista indaga diversi tipi di temi e di movimento nello spazio, come la torsione, la tensione, l’espansione, l a sovrapposizione e traduce le sue indagini nel mondo della geome tria, servendosi del linguaggio bidimensionale e tridimensionale. La base concettuale imprescindibile per Morandini è che tutto ciò che ci circonda possa essere inteso come “vivibile”. Tenend o fede al suo metodo sistematico, l'artista dà vita ad un mondo di creature nelle più diverse scale, dalla grafica alla scultura, dall’architettura al design, assolutamente originale, coerente e riconoscibile, rigoroso e creativo. Morandini con il suo lavo ro d’artista ha potuto nel tempo scoprire forme e sculture compiute, che inconsapevolmente prima e più coscientemente nel proseguo della sua ricerca, avevano ed hanno nel loro costruirsi, oltre ad un loro godimento formale culturale privato, anche una conc reta e imprevedibile vitalità architettonica. Il catalogo, edit o da PUBLI PAOLINI di Paolini Renzo e C. s.n.c. , conti e n e testi di Maria Vittoria Marini Clarelli, Mariastella Margozzi e Marcello Morandini.

GIAN PIERO PIRETTO: MEMORIE DI PIETRA - RAFFAELLO CORTINA 2014





GIAN PIERO PIRETTO
MEMORIE DI PIETRA
I monumenti delle dittature
Raffaello Cortina, 18/6/2014
collana "Saggi"

I totalitarismi del Novecento sono stati quasi integralmente liquidati. Sopravvivono fragili fasce di resistenza sui fronti politici, atteggiamenti emotivi non facili da qualificare che si sviluppano tra mitologia e folclore. Restano, soprattutto, tracce architettoniche vistose e magniloquenti, portatrici non solo di storia ma anche di cultura, spettacolo, mentalità. In questa chiave, i saggi qui presentati affrontano il problema della monumentalità totalitaria e delle sue svariate applicazioni in regimi diversi. I Paesi coinvolti non coprono, per ovvi motivi, tutte le possibilità che la situazione universale offre a chi si voglia occupare di rovine o macerie architettoniche, estetiche della politica, ideologie manifeste o criptate. I contributi raccolti nel volume riguardano Italia, Germanie (DDR e Terzo Reich), Cecoslovacchia, Jugoslavia, Unione Sovietica, Albania, Corea del Nord, Cuba. Letture, interpretazioni, indagini illustrate da immagini che coinvolgono architettura, cinema, antropologia, filosofia, storia culturale, cultura visuale, scienze umane.

MUSEUMS ON THE MAP 1995 – 2012 - ALLEMANDI 2014





MUSEUMS ON THE MAP
1995 – 2012
a cura di Guido Guerzoni
Allemandi, 06/2014

Negli ultimi 20 anni la costruzione di nuovi musei e l’ampliamento/ammodernamento di quelli esistenti sono avanzati a ritmi esplosivi: migliaia in ogni angolo del globo, nei luoghi più remoti e sconosciuti del pianeta, dall’Antartide alla Groenlandia, dalle isole dell’Oceano Pacifico a deserti centroasiatici.
Una museomania globalizzata e gravida di conseguenze, che la Fondazione di Venezia ha voluto indagare a fondo, concentrando la propria analisi su 652 musei costruiti e ampliati in ogni continente tra il 1995 e il 2012. Non progetti, ma effettive realizzazioni.
Per contestualizzare l’esame dei dati della ricerca è stato chiesto a tre esperti internazionali (uno storico e critico dell’architettura - Marco De Michelis, un direttore di museo - Aaron Betsky e un architetto - Matthias Sauerbruch) di affrontare il tema da tre diverse prospettive, per cogliere la complessità e la diversità delle relazioni con il tema centrale: cosa significa progettare un museo nel XXI secolo, prima e dopo la grande crisi del 2007-8?
E’ del tutto evidente che questo fenomeno ha condizionato sia i criteri e gli approcci della progettazione architettonica, sia le missioni, le funzioni e le attività dei musei stessi, ridefinendo il ruolo che tali istituzioni svolgono.
La Fondazione di Venezia, per occuparsi scientemente del proprio progetto museale M9, ha avviato nel 2008 una ricerca sistematica coordinata dal project manager Guido Guerzoni, raccogliendo in un database migliaia di dati ricavati dalla letteratura specializzata, dalle riviste di settore, dai siti di progettisti e committenti, verificandone la correttezza attraverso una survey dettagliata, per rispondere a quesiti apparentemente semplici.
Quali sono le dimensioni, i volumi e le funzioni ideali di un museo? Ci sono parametri di riferimento? Esistono economie di scala legate alle dimensioni? Vi sono differenze tra i diversi tipi di museo? Quanto incide la celebrità degli architetti sul costo totale? Quanti anni ci vogliono in media per terminarli? I budget vengono rispettati? Quanto incidono le spese di gestione e di manutenzione? Quanti musei sono stati costruiti o ampliati? Quali sono gli spazi e le loro superfici? Chi sono gli architetti coinvolti? Le risposte ottenute consentono di comprendere le esigenze delle istituzione museali di ultima generazione, di condurre utili comparazioni geografiche e tipologiche e di determinare parametri di valutazione assai utili, grazie a un ricco apparato di tabelle, schemi, indici e infografiche. Il volume è un unicum perché ad oggi non esiste uno studio altrettanto sistematico che associ l’'analisi dei dati architettonici con quelli economici e gestionali.
La ricerca risulta così estremamente utile come repertorio di casi e fonte di dati attendibili per chi si occupa di progettazione e/o di gestione museale per lavoro, studio o interesse personale.

Le motivazioni della mappatura
1) indagare dimensioni e standard di funzionamento dei musei progettati o costruiti negli ultimi 20 anni per comprendere qual è il punto di equilibrio tra dimensioni, funzionalità e sostenibilità economica dei musei a regime;
2) analisi dei trend dell’architettura museale dal 1995 al 2012 oggi: quanti musei? Dove? Quali tipologie? Quale interventi architettonico (nuove costruzioni, ampliamenti, ristrutturazioni, riallestimenti, ecc.)? Quali progettisti (esistono “specialisti” o “archistar” in questo campo?)? esiste una correlazione tra dimensioni e costi di realizzazione (economie di scala, ecc.)? è possibile determinare i costi medi per metro quadro?
3) verificare, in una prospettiva globale, l'impatto della crisi del 2007-2008 in un periodo caratterizzato da due fasi differenti:
a) 1995-2007, "museomania". Il museo è un capolavoro: spesso il contenitore è più importante del contenuto;
b) 2008-2015. La sostenibilità prima di tutto: il contenuto è spesso più importante del contenitore.

Museums on the Map è organizzato come un manuale suddiviso in quattro parti:
1) un saggio centrale del curatore del volume, Guido Guerzoni, che analizza in modo trasversale i dati riguardanti tutti i 652 musei ottenendo informazioni assai interessanti concernenti: la distribuzione geografica; rapporti tra le dimensioni; tipologie degli interventi e categorie museali; dimensioni delle superfici coperte; durate delle fasi di progettazione e costruzione; aperture per anno; costi di realizzazione; analisi delle classi di costo; costo medio in euro a metro quadrato per stato; modalità di scelta dei progettisti; top20 dei progettisti in base al numero dei loro progetti; gli studi di architettura per stato;
2) gli indici analitici
3) saggi critici di Marco De Michelis (Un arcipelago di musei); di Aaron Betsky (La cornice monumentale: dare una tipologia al museo d'arte); Matthias Sauerbruch (Edifici culturali come risorsa. Come progettare un museo).
4) Catalogo anche fotografico dei musei che hanno risposto al questionario ( 170 musei).
  

ALFONSO BORGHI: ALCHIMIE DELLA REALTÀ - MUSEOTEATRO DELLA COMMENDA DI PRÉ, GENOVA





ALFONSO BORGHI
ALCHIMIE DELLA REALTÀ
Museoteatro della Commenda di Pré
piazza della Commenda - Genova
26 giugno - 26 luglio 2014

Il Museoteatro della Commenda di Prè riapre le porte. Lo fa con "Alchimie della realtà", la mostra personale di Alfonso Borghi. 18 opere recenti - 14 quadri e 4 sculture (2 in bronzo e 2 in raku) - che il grande pittore e scultore emiliano "regala" a Genova, dopo il grande successo in numerose mecche dell´arte contemporanea, dall´Europa agli Stati Uniti. Per proseguire il suo viaggio a Firenze e, infine a Sidney. L´esposizione, patrocinata dal Mu.MA, è a cura di Giovanni Faccenda e Giulia Sillato, con catalogo edito dall’Editoriale Giorgio Mondadori.
Borghi è noto per la qualità esclusiva delle sue opere “informali”, con effetti materici e pitto-plastici estremamente suggestivi. La sua espressione artistica si colloca nell’ambito dell’ “Informale Contemporaneo”: “informale” non perché senza forma, ma perché senza figura; “contemporaneo” perché il colore tende ad assumere un’inconsueta tridimensionalità dovuta alle singolari miscele materiche con effetto tattile e plastico analogo a un bassorilievo: ogni produzione borghiana ha questa caratteristica ed evoca moti interiori e sentimenti propri dell’arte astratta.
L’inaugurazione è prevista giovedì 26 giugno (alle ore 18). Insieme all’artista e ai curatori, parteciperà Maria Paola Profumo, Presidente dell’Istituzione Mu.MA.

La Commenda di Prè ha una storia medioevale legata alle sofferenze dei pellegrini arrivati dal mare e bisognosi di cure. È stata al centro del vissuto umano nei termini e nei modi esclusivi di una caritatevole intimità condivisa. Ed è per questo che, trasformata in un centro museale di grande richiamo, è divenuta anche il contenitore architettonico più adatto a condividere altri aspetti di umanità, quelli espressi, attraverso il colore, dall’imput interiore di un artista astratto.

L’arte astratta è, tra le varie forme dell’arte, quella che più si presta a un ambiente di questo tipo, generoso, come un tempo fu, di accogliere anche in epoca moderna i sospiri dell’anima. Le asciutte spoglie di un antico Medioevo finiscono con l’equilibrare le accese tonalità dei colori “informali” delle opere di Alfonso Borghi creando insieme, l’una e l’altra polarità espressiva, una sinergia accattivante.

Alfonso Borghi è artista affermato in Italia e all’estero grazie a numerose esposizioni di alto profilo culturale. Nasce a Campegine di Reggio Emilia il 3 dicembre del 1944 e a soli a 18 anni inizia la sua lunga carriera espositiva con l’aiuto di un collezionista. Con lui andrà a Parigi, dove l’avvicinamento alle opere di Picasso motiverà la sua naturale tendenza a sfaldare le basi della forma classica.
Successivamente incontra George Pielmann, allievo di Kokoschka, attraverso la cui pittura scopre l’importanza di esprimersi con la materia e la gestualità. Dotato di grande sensibilità e rigore tecnico, il maestro approda, dopo trent’anni di attività ininterrotta, a una sintesi pittorica che fonde insieme esperienze di stampo morandiano, le prime in assoluto, con le successive elaborazioni del surreale e infine dell’astratto. La sua pittura sta conquistando il mondo: dopo una serie di mostre nelle più prestigiose gallerie italiane, egli si è fatto notare nelle capitali europee e negli Stati Uniti. Ultime mostre al Design Center di New York e di Los Angeles.
  

martedì 24 giugno 2014

TATIANA TROUVÉ: THE LONGEST ECHO - MAMCO, GENÈVE





TATIANA TROUVÉ
THE LONGEST ECHO
Mamco
10, rue des Vieux Grenadiers - Genève
25/6/2014 - 21/9/2014

Du 25 juin au 21 septembre 2014, le Mamco présente The Longest Echo/L’Écho le plus long, une exposition de Tatiana Trouvé (née en 1968 à Cosenza (Italie), vit et travaille à Paris) qui réunit un ensemble de travaux développés par l’artiste depuis le milieu des années 2000 jusqu’à aujourd’hui. Sans être une rétrospective, L’Écho le plus long propose un vaste choix d’oeuvres qui occupe en totalité les deux premiers étages du musée et qui se concentre sur un ensemble de séries structurant ce travail.
La constitution d’un espace en prise avec le développement de phénomènes psychiques est au coeur de l’oeuvre de Tatiana Trouvé. Le Bureau d’Activités Implicites, ou B.A.I., commencé en 1997, et déjà montré au Mamco en 2004, en fut le premier élément. Il s’est développé en différents « Modules », qui sont autant de lieux de travail et de concentration dont on ne sait précisément si la fonction consiste à produire des pensées ou à recenser les traces de l’activité de l’artiste. Cette recherche s’est poursuivie dans la réalisation de Polders, espaces en réduction se greffant à des espaces déjà là : énigmatiques, combinant des éléments faisant référence à des univers hétérogènes (sport, médecine, musique…), les Polders (présentés au 1er étage) portent l’empreinte d’une expérience rêvée.
De semblables échanges entre espaces physiques et psychiques sont aussi à l’oeuvre dans les dessins de Tatiana Trouvé, dans la série Intranquillity, notamment, qui présente des architectures intérieures dont l’étrangeté est immédiatement perceptible : quelque chose, quelqu’un, semble avoir disparu ou tout au moins fait défaut, ce dont témoignent la disposition des lieux et la coexistence des objets. Ici, comme dans ses installations, l’artiste nous engage à croire que la réalité d’un lieu, sa vérité, ne peuvent se réduire à ce que l’on en voit, que dans leurs déploiements (titre d’une autre série de dessins) et dans leurs plis, les espaces ne sont ni stables ni fixes, mais frémissants et flottants. Une large place est d’ailleurs accordée au travail graphique de l’artiste dans cette exposition. Ainsi sur le Plateau des sculptures, au premier étage du Mamco, une vaste structure métallique inventée par Tatiana Trouvé permet l’exposition d’une quarantaine de dessins de grand format et envahit l’ensemble de l’espace. C’est la première fois qu’un tel dispositif est conçu et montré.
Tout se passe donc comme si, pour Tatiana Trouvé, non seulement les lieux disposaient d’un inconscient, mais aussi comme si l’espace et le temps présents n’étaient guère plus qu’un fragment d’un espace et d’un temps beaucoup plus étendus. Ses oeuvres parmi les plus récentes en portent encore directement la marque, comme 350 points à l’infini (un champ magnétique perturbé où des fils à plomb pointent dans des directions différentes), I Tempi Doppi (qui propose une vision stéréoscopique du temps à travers deux ampoules reliées l’une à l’autre, la première allumée et la seconde éteinte), ou encore I Cento Titoli (une sculpture qui dispose de cent titres, pour cent ans…).
La construction de l’oeuvre de Tatiana Trouvé est comparable à la croissance d’un monde structuré par la redistribution, l’altération, la modification et le redéploiement permanent des éléments qui le composent. Car les forces créatrices de la mémoire sont au coeur de cette oeuvre : mémoire du vécu, des pensées, des projets, des formes… Pour le Mamco, Tatiana Trouvé a élaboré, en fonction de l’identité architecturale du lieu, un nouveau et ample visage de cet univers en perpétuelle métamorphose.

BRUNO CECCOBELLI: TERRA COTTA - GALLERIA LARINASCENTE, PADOVA





BRUNO CECCOBELLI
TERRA COTTA
a cura di Nicola Galvan e Mattia Munari
Galleria laRinascente
piazza Garibaldi - Padova
dal 25/6/2014 al 27/7/2014

Organizzata dall’Assessorato alla Cultura del Comune di Padova, l’esposizione di Bruno Ceccobelli Terra Cotta verrà inaugurata mercoledì 25 giugno alle ore 18.30 negli spazi della Galleria laRinascente a Padova. Attraverso la presentazione di circa 40 opere, la mostra si propone di raccontare l’esperienza del pittore e scultore umbro nel campo della ceramica artistica, ambito che egli indaga da diversi anni con esiti di particolare pregio e originalità. Il percorso espositivo contemplerà anche una selezione di lavori in ceramica di Auro e Celso Ceccobelli, figli dell’artista e, da alcuni anni, suoi fidati collaboratori.
L’incontro con tale disciplina è stato per Ceccobelli tutt’altro che casuale: basata sulla combinazione dei quattro elementi primari, essa offre l’opportunità di restituire in termini tangibili il tema della trasformazione e della sublimazione poetica della materia, già oggetto di evocazione nella sua opera. Da sempre incline a conferire un preciso significato al versante artigianale dell’attività artistica, l’autore plasma con la terra cotta entità plastiche dalla diversa tipologia, collocandole sul confine tra l’oggetto d’uso e il manufatto simbolico, le arti applicate e la scultura. Ricorrenti in questo suo operare sono le maschere, i vasi, le impronte – in un secondo momento “decorate” pittoricamente - di piedi e mani; elementi che condividono con la ceramica l’origine ancestrale, e che l’artista raccorda, sia negli aspetti processuali, sia in quelli figurativi che li riguardano, al “territorio” del corpo, alla sua misura, alla sua armonia. Questi cicli di lavori, seppure profondamente diversi tra loro, sembrano però ricordare all’unisono l’intima appartenenza dell’essere alla natura, nonché il valore sacro di questo legame.
Dopo gli esordi in ambito concettuale, Bruno Ceccobelli ha raggiunto la notorietà internazionale durante gli anni Ottanta come uno dei principali esponenti della cosiddetta Nuova Scuola Romana. Sue opere sono esposte in importanti collezioni pubbliche e private, tra le quali si ricordano: MAMbo di Bologna, MACRO di Roma, Galleria degli Uffizi (Complesso Vasariano) di Firenze, GAM di Torino, MoMA di New York, MUMOK di Vienna, San Diego Museum of Art, Museum of Fine Arts di Boston, Groninger Museum, Galleria Civica di Modena, Collezione Caffè Florian di Venezia, Collezione Maramotti di Reggio Emilia, Collezione Farnesina di Roma, Fondazione Marconi di Milano. La mostra padovana dell’artista sarà accompagnata da un catalogo che verrà reso disponibile gratuitamente nella sede espositiva.

ADAM JOLLES: THE CURATORIAL AVANT-GARDE - PENN UNIVERSITY PRESS 2014





ADAM JOLLES
THE CURATORIAL AVANT-GARDE
Surrealism and Exhibition Practice in France, 1925-1941
Penn State University Press
(April 11, 2014)

All too often, the historical avant-garde is taken to be incommensurate with and antithetical to the world inhabited by the museum. In The Curatorial Avant-Garde, by contrast, Adam Jolles demonstrates the surrealists’ radical transformation of the ways in which spectators encountered works of art between the wars. From their introduction in Paris in 1925, surrealist exhibitions dissolved the conventional boundaries between visual media, language, and the space of public display. This intrusion—by a group of amateur curators, with neither formal training nor professional experience in museums or galleries—ultimately altered the way in which surrealists made, displayed, and promoted their own art. Through interdisciplinary analyses of particular exhibitions and works of art in relation to the manner in which they were displayed, Jolles addresses this public face of surrealism. He directs attention to the venues, the contemporary debates those venues engendered, and the critical discourses in which they participated. In so doing, he shines new light on the movement’s artistic and intellectual development, revealing both the political stakes attached to surrealism within the historical context of interwar Europe and the movement’s instrumental role in the trajectory of modernism.