giovedì 26 dicembre 2013

LA MADONNA CON BAMBINO E SANTI DI PAOLO BONTULLI - PALAZZO DUCALE, URBINO




"Un'opera salvata"
LA MADONNA CON BAMBINO E SANTI DI PAOLO BONTULLI
a Potenza Picena
a cura di Gabriele Barucca Galleria Nazionale delle Marche
Palazzo Ducale - Appartamento degli Ospiti
piazza Duca Federico 107 - Urbino
dal 22 dicembre 2013 al 6 aprile 2016 

La splendida tavola firmata da Paolo Bontulli fu realizzata nel 1507 per la chiesa di San Giacomo Maggiore di Potenza Picena (MC) dove è sempre stata collocata sull’altare maggiore. Il recente crollo parziale della volta della chiesa ha imposto la rimozione dell’opera, che non ha fortunatamente subito danni. In attesa di trovare una nuova sistemazione a Potenza Picena, l’opera viene momentaneamente ospitata in una Sala della Galleria Nazionale delle Marche a Palazzo Ducale di Urbino, inserita nel percorso che illustra le scuole pittoriche del Rinascimento marchigiano. Ben conservato, il trittico raffigurante la Vergine col Bambino in trono e i santi Giacomo e Rocco costituisce il capolavoro di questo petit maître, pressoché sconosciuto, del primo Cinquecento nelle Marche, originario di Percanestro, una località nel circondario di Serravalle di Chienti nell’alto maceratese. 
La preziosa pala d’altare è corredata dalla predella, conservata nella sua integrità e costituita da tavolette raffiguranti il Redentore benedicente al centro, fiancheggiato dalle mezze figure dei dodici Apostoli, tutti connotati da una vivace caratterizzazione di mimica e di fisionomia. Chiudono ai lati la predella due scomparti con l’Arcangelo Gabriele e la Vergine annunciata. Questi ultimi pannelli sporgono lateralmente rispetto alla larghezza della grande tavola soprastante lasciando supporre la presenza in origine di pilastrini laterali andati perduti. Stessa sorte deve aver subito la lunetta apicale che, secondo lo schema consueto delle pale d’altare di quel periodo, doveva probabilmente costituire la parte superiore dell’insieme e rappresentare forse una Pietà o una Crocifissione. Non sappiamo quando andarono smarrite queste parti dell’opera insieme a gran parte della cornice originaria; nella sistemazione attuale nella chiesa, risalente forse ai primi del Novecento, furono comunque sostituite da colonnine laterali e da una cimasa in muratura e stucco. 
L’opera documenta l’aspetto reale della personalità artistica di Paolo Bontulli e le radici della sua cultura. Nel dipinto si avverte un’impronta nettamente crivellesca, declinata con i limiti imposti dai mezzi del Bontulli, ma, non meno essenziale ed evidente, risulta il riflesso della pittura sanseverinate del tardo Quattrocento soprattutto nell’intonazione espressiva delle figure. L’opera di artisti quali Ludovico Urbani e Lorenzo d’Alessandro doveva essere ben presente al pittore di Percanestro. Non c’è qui spazio per ampliare il campo dei confronti come una puntuale analisi della tavola renderebbe possibile. Ma comunque la resa formale del dipinto è connotata da un accento personalissimo, rustico ma non incolto, il cui portato più interessante e curioso è rappresentato dal trono della Vergine, complessa macchina marmorea di ispirazione classica che costituisce il fulcro dell’architettura interna dell’intera composizione e denota un atteggiamento estrosamente accumulatorio, ancora legato ai primi del Cinquecento a quella sfera di “Rinascimento-goticizzato”, che di lì a poco sarà destinato a scomparire definitivamente.

ANNIE COHEN-SOLAL: MARK ROTHKO - ACTES SUD 2013




ANNIE COHEN-SOLAL
MARK ROTHKO
Actes Sud, 12/11/2013
collection "Peinture, BD"

Pendant l’année 2011, Mark Rothko (1903-1970) devint le héros de Red, une pièce de théâtre à succès sur Broadway qui gagna six Tony Awards, tandis que, dans les maisons de ventes aux enchères, la cote de ses tableaux n’en finissait pas de monter, dépassant celle de ses collègues américains de la même période – Pollock, de Kooning, Newman, Still. Quant aux expositions de ses oeuvres, elles circulent dans les musées du monde entier, attirant un public de plus en plus enthousiaste. Né Marcus Rotkovitch à Dvinsk, dans l’Empire russe, il émigre à l’âge de dix ans aux États-Unis, emportant avec lui son éducation talmudique comme ses souvenirs des pogroms et des persécutions de son enfance.
Il a tout juste trente ans lorsqu’on lui offre sa première exposition individuelle et, dès les années 1950, il est célébré au MoMA, à l’Art Institute de Chicago, ainsi que dans les plus grands musées européens. Alors que le judaïsme n’a produit que très peu d’artistes plasticiens jusqu’au xxe siècle, l’héritage laissé par Rothko éclate sans conteste aujourd’hui. Son oeuvre la plus aboutie est sans aucun doute la chapelle Rothko, un lieu de méditation oecuménique à Houston, Texas.

Dans ce livre, Annie Cohen-Solal dévoile la trajectoire de cet artiste majeur qui fut également un érudit, un intellectuel, un éducateur et, bien sûr, un passeur, dont la dimension spirituelle reste ancrée dans la complexité et la richesse de sa propre généalogie. 

MUSIQUE & CINEMA - ACTES SUD 2013




MUSIQUE & CINEMA
sous la direction de N T Dinh
Actes Sud, 6/3/2013 
collection "Beaux livres"

Cet ouvrage constitue un véritable événement pour les cinéphiles et les mélomanes. C’est le premier beau livre qui se propose d’explorer les liens unissant ces deux arts et de révéler le rôle de la musique à toutes les étapes de la vie d’un film.
Si, pendant le tournage, se pose la question de “filmer la musique”, c’est à l’étape du montage que la relation entre les deux arts est la plus cruciale : au moment où se décide la composition d’un morceau original ou l’emploi de partitions préexistantes sur la bande-son. Lorsqu’un film vient à sortir, la musique joue souvent un rôle capital dans le lancement et la promotion ; à l’inverse, le cinéma a réussi populariser des musiques inconnues ou à transformer des chansons en tubes planétaires, comme Love Story, La Chanson de Lara ou Bagdad Café.
Ainsi, pour analyser ces différents aspects, les textes de ce catalogue ont été confiés aux meilleurs spécialistes de la question. Plusieurs interviews inédites avec des compositeurs légendaires (Nino Rota, Lalo Schifrin), des cinéastes (Alain Resnais) ou des professionnels du son (Jean Goudier) complètent le propos. L’iconographie, spécialement riche, compte de nombreuses photographies et affiches de films, mais aussi des reproductions de partitions mythiques (Touchez pas au grisbi, À bout de souffle, Le Parrain…), de documents inédits (correspondances, dessins préparatoires, notes manuscrites), des images rarissimes d’orchestres pendant les sessions d’enregistrement pour le cinéma ou de tandems cinéastes-compositeurs au travail. Tout ce matériel est complété par des dessins originaux signés d’un artiste de story-boards pour le cinéma, par une bibliographie commentée et par un index.

N T Dinh est membre du comité de rédaction de la revue Positif sous la plume de Yann Tobin, enseignant de cinéma à l'université Paris 1 Panthéon-Sorbonne, réalisateur de documentaires. Auteur, coauteur ou directeur d'ouvrages (sur Joseph Mankiewicz, Ernst Lubitsch, Ingmar Bergman, le cinéma britannique, Paris au cinéma, la direction d'acteurs, Jacques Prévert, Marcel Carné...), trois fois lauréat du Prix du syndicat de la critique française. Benoît Basirico est journaliste de cinéma spécialisé dans la musique de film. Après des études cinématographiques, il collabore à Studio magazine, puis au site web Evene, à Trois couleurs et Trax. Il dirige depuis 2005 le site Cinezik, dédié à la musique pour le cinéma, sujet sur lequel il intervient tant à la radio (France-Musique) que dans les festivals (Cannes, Angers, Aubagne, Pau...).  

ITALO ZETTI - MUSEL, SESTRI LEVANTE




ITALO ZETTI
MuSel - Museo Archeologico
corso Colombo - Sestri Levante
dal 27/12/2013 al 2/2/2014

1913 - 2013 la citta' ricorda Italo Zetti nel centenario della sua nascita

Italo Zetti _ Ex – libris _ Musel, corso Colombo
Italo Zetti e Alfredo Gioventù _ di sasso in sasso _ Torre dei Doganieri, vico Macelli 3

Nell'intento di riscoprire e rafforzare il legame di Sestri Levante con gli artisti che l'hanno frequentata, amata e valorizzata con la loro opera, la Città di Sestri Levante, con il patrocinio della Fondazione Italo Zetti e la collaborazione di Bianca Maria Zetti Ugolotti, nel centenario della nascita ricorda l'artista Italo Zetti proponendo due mostre ed un incontro sulla sua figura e sul suo rapporto con la città.

Italo Zetti, fiorentino, dal 1937 ha vissuto a Milano, con lunghe permanenze a Casore del Monte e a Sestri Levante dove costruì tra il 1959 e il '61, con l'aiuto dell'amico architetto Mantero, una casa dedicata agli spazi ed alla luce del mare e della costa ligure. L'amore per il mare e l'interesse estetico per l'ambiente marino di Sestri Levante sono testimoniati dalla serie di xilografie “Sassi di Liguria” e di acquerelli dedicati alla Baia del Silenzio ma anche da numerosi ex – libris, tempere e schizzi.
Ex – libris e opere raccontano inoltre dei rapporti di amicizia e cordialità che seppe intrattenere con molti artisti e cittadini di Sestri Levante. Ricordiamo l'amicizia e la profonda stima artistica che lo legava allo xilografo sestrese Eugenio Mario Raffo.
Il rapporto con Sestri Levante non è venuto a mancare nemmeno dopo la sua scomparsa, avendo la Fondazione e Bianca Maria Zetti Ugolotti dedicato numerose attività all'opera di Italo Zetti in relazione a Sestri Levante, tra cui l'esposizione di “Sassi di Liguria” organizzata dal dott. Francesco Prete, in qualità di presidente dell'Azienda Autonoma di Soggiorno, in collaborazione con il Cral - lavoratori della FIT Ferrotubi, le pubblicazioni (Taccuini di lavoro n°14 “Buste paga d'autore E.M. Raffo” , 2008, “Italo Zetti, i colori del mare e il segreto dell'isola” ed. Gammarò, 2013) e la mostra “Lavora il mare nel mio silenzio” presso la galleria Il Vicolo di Genova, un dialogo tra “Sassi di Liguria” e le opere di Alfredo Gioventù 2006.

Scrive Alberto Longatti a proposito del rapporto di Italo Zetti col lavoro: “La sua è una generazione che ha reso l'impegno professionale un presupposto di moralità, (...) credendo nel lavoro come in un personale sforzo di imprigionare il tempo. Nella xilografia non si possono cancellare le disattenzioni, mascherare l'imperizia; si esigono sincerità, sicurezza di mano, progettazione rigorosa ed esecuzione attenta”.

Il 27 dicembre alle 16.00, in sala Bo si aprirà la manifestazione con un incontro per approfondire la conoscenza di Italo Zetti e la riflessione sul valore dello sguardo dell'artista su Sestri L. con la presenza di Bianca Maria Zetti Ugolotti che ha mantenuto vivo, in questi anni, il rapporto con Sestri levante ed ha dedicato l'attività della Fondazione alla divulgazione del valore artistico ed artigianale della xilografia ma anche al ricordo ed alla valorizzazione del lavoro del marito a Sestri L. con l'intreccio di rapporti personali ed artistici. Il contributo di Anty Pansera, critico d'arte e del design, conoscitrice esperta di arti applicate, legata da rapporti professionali e di amicizia a Bianca Maria Zetti Ugolotti, Alfredo Gioventù e Bruno Munari accomunati dall'attenzione e dalla passione per i sassi della spiaggia di Riva Trigoso, sarà affiancato dal direttore scientifico del Musel Fabrizio Benente, dall'artista Alfredo Gioventù e dal sindaco di Sestri L. Valentina Ghio.
In mostra al terzo piano di Palazzo Fascie una collezione di ex – libris preceduti da tavole didattiche su xilografia e storia dell'ex – libris provenienti dalle esposizioni al Museo del Paesaggio di Maenza ed alla Galleria della Bibliotheca Angelica di Roma. La varietà di temi, dovuta alla committenza di bibliofili è accomunata dalla preziosità tecnica della composizione e dell'esecuzione tecnica che si potrà apprezzare anche grazie alla proiezione di ingrandimenti sullo schermo adiacente. Alberto Longotti sottolinea così la preziosità degli ex – libris di Zetti: “Astrale, dicevamo, la sensazione che emana da questi piccoli rettangoli di carta, in cui l'autore si è divertito a incorniciare quello che è già in cornice, o ad impaginare le figure con consumata perizia. E ovunque, sempre, decorativo, nel senso alto del termine: ogni sua raffigurazione è come un emblema araldico”.
A sette anni dalla mostra “Lavora il mare nel mio silenzio” si presentano, alla Torre dei Doganieri con “Italo Zetti e Alfredo Gioventù _ di sasso in sasso”, gli esiti di un dialogo mai interrotto tra la ricerca di Alfredo Gioventù ed il lavoro di Italo Zetti.
Vicinanza riconosciuta molti anni addietro da Bianca Maria Zetti Ugolotti che vide nell'opera di Gioventù una continuità con l'opera del marito, une sensibilità affine per il valore simbolico del sasso, per la ricerca grafica e materica “artigianale” per il bisogno di “togliere peso alla gravità della pietra”. I pensieri di Vanni Scheiwiller e Roberto Sanesi sulla ricerca di Italo Zetti riguardo i “Sassi di Liguria” ci introducono alle similitudini nel lavoro dei due artisti: “Nelle Schegge e nei Sassi di Liguria ci sono, è vero, un'essenzialità, una corposità, una razionalità geometrica esemplari: un ricercatore in perenne evoluzione, un artigiano rinascimentale partecipe insieme di avanguardia e tradizione” “Infine il ritorno a forme stabili i sassi, (…) ma sempre domina l'ansia di definire un non definibile, di togliere peso alla gravità della pietra. Zetti vi riesce non sciogliendo in materia informe il suo soggetto ma per via di trasparenza ed esattezza”. In mostra grandi xilografie a colori della serie “Sassi di Liguria” ed opere di Alfredo Gioventù dedicate al rapporto grafico e coloristico tra i sassi delle nostre spiagge.

Italo Zetti nasce a Firenze nel 1913 e frequenta l'Istituto d'Arte; nel 1929 inizia l'attività professionale come xilografo e frequenta circoli artistico letterari fra cui il gruppo futurista di Thayaht. Nel 1937 si trasferisce a Milano nell'edificio di via Rugabella 9 dove vivono e lavorano molti artisti ed intellettuali quali Marini, Sinisgalli, Bottoni, Cantatore. Nel dopoguerra è tra i fondatori della rivista “La giostra” con Giorgio Strehler ed altri. Nel 1951 inizia una lunga collaborazione con la Triennale di Milano e sperimenta, in questi anni, vari settori delle arti applicate ma la sua attività preminente rimarrà sempre la xilografia. Del 1960 le prime xilo a colori, in tirature limitate su pregiate carte giapponesi. Nel 1967 inizia l'illustrazione dell'opera omnia di Macchiavelli e si allontana sempre più frequentemente da Milano prediligendo Sestri Levante e Casore del Monte. Nel 1970 inizia la serie di grandi xilo “sassi di Liguria”, tema che diventa oggetto quasi esclusivo della sua ricerca, anche nell'intensificata attività pittorica, per gli anni successivi e che presenta la prima volta alla Biennale Internazionale della Grafica di Firenze.
Muore nel 1978 a Casore, lì è sepolto e lì sono conservati l'archivio, la biblioteca e le molte memorie della sua vita.
Oggi la Fondazione Italo Zetti continua ad avere la sede legale e amministrativa a Milano, ma opera principalmente in due sezioni distaccate: la prima è a Parma, nello stabile della famiglia Ugolotti dove si trovano, debitamente catalogati, l’archivio di Italo Zetti e un consistente patrimonio librario e documentale su ex libris e stampe d’arte. La seconda è a Casore del Monte (Pistoia), paese d’origine della famiglia materna dell’artista, dove l’antica Cappellania, oltre a molte opere sue, ospita una raccolta di oggetti d’artigianato moderno e della civiltà contadina assemblati negli anni dai coniugi Zetti con vera passione collezionistica, tanto da meritare il nome di “Casa della xilografia e della memoria artigiana”.

Programma del 27 dicembre 2013
- ore 16.00, sala Bo: incontro sulla figura di Italo Zetti e sul suo rapporto con Sestri Levante, con:
Bianca Maria Zetti Ugolotti (presidente della Fondazione Italo Zetti),
Anty Pansera (critico d’arte, presidente Dcomedonna ed Isia di Faenza),
Fabrizio Benente (direttore scientifico del Musel),
Alfredo Gioventù (artista, progetto ArTura _ Territori tra Arte e Natura),
Valentina Ghio (sindaco di Sestri Levante);
- ore 17.15, Musel: apertura della mostra Italo Zetti _ Ex –libris
- ore 18.00, apertura mostra Italo Zetti e Alfredo Gioventù _ di sasso in sasso, Torre dei Doganieri _ aperitivo
 

UNE AGITATION VAGABONDE: GRUPPE SPUR - SAMMLUNG HURRLE DURBACH




UNE AGITATION VAGABONDE: GRUPPE SPUR
Sammlung Hurrle Durbach
Almstrasse 49 - Durbach
du 15 décembre 2013 au 18 mai 2014

Lothar Fischer (1933-2004), Heimrad Prem (1934-1978), Helmut Sturm (1932-2008) et Hans Peter Zimmer (1936-1992) constituent le noyau dur du groupe et phénomène SPUR dont les protagonistes se sont unis pour différents motifs, qui - et il en est ainsi pour toutes les formations de groupe - les rassemblent pendant un certain temps pour les contraindre à se séparer ensuite. Le "groupe SPUR" a tenu huit longues années, de 1957 à 1965, sans parler des liens d'amitié qui ont perduré plus longtemps encore. C'est la formation du groupe de rock "classique" des années 60 qui sert de modèle de comparaison le plus proche pour nous aujourd'hui, car elle nous permet bien mieux de nous imaginer le train-train quotidien des répétitions, les artistes, heureux, absorbés par le flow musical, les représentations souvent improvisées et les déboires causés par les cachets retenus. Et au milieu de cette nuit qui n'en veut pas finir, le public, lui, a également sa place - en face. Quatre individus, trois peintres et un plasticien, saisissent l'initiative.
Les peintres pur-sang que sont Prem et Sturm se sont épris d'amitié au début des années 50, à l'École des beaux-arts de Munich; ils ont repéré Lothar Fischer, marginal replié sur lui-même mais travailleur dans la classe de Heinrich Kirchner, et ont trouvé du renfort en 1957 avec le berlinois HP Zimmer, un intellectuel et critique rosse. Au fil des années et selon leur vision des choses, c'était en majeure partie l'interaction de ces quatre individualistes qui avait permis de toujours renouveler le groupe SPUR. Erwin Eisch, Gretel Stadler, Uwe Lausen, Jaqueline de Jong, Asger Jorn et Dieter Kunzelmann enrichissent le groupe chacun à leur manière, à différentes périodes. Prem, Sturm et Eisch étaient originaires de la forêt de Bavière. Ils avaient déjà expérimenté l'abondance débordante du baroque dans leur propre chair étant enfants. La Wiesn, la Wies, l'ensemble des oeuvres de Schongauer, Dürer et Grien étaient terrain connu. Kandinsky, le peintre des œuvres sous verre, valait comme un précurseur à prendre encore plus au sérieux. Avides de savoir, on avait vite fait de s'accorder sur ce qui pouvait encore servir dans l'art moderne: Beckmann, Klee et van Gogh avaient bien sûr leur place dans la sélection. On ne connaissait pas ce qui venait nouvellement de Paris, - à moins d'en avoir entendu parler ou de l'avoir vu en noir et blanc, et cela n'était pas considéré comme une véritable "connaissance"au sein du groupe SPUR.
Encore à ses débuts, SPUR trouve un allié: Hans Platschek. Dans son livre "Neue Figurationen". De son atelier de peinture, il ouvre la voie au-delà du langage alors mondialement répandu, celui de l'abstraction. C'est le danois Asger Jorn qui devient le principal initiateur; grâce à lui, SPUR n'exposera non seulement pour la première fois à l'étranger, mais entrera également en contact avec l'Internationale Situationniste (I.S.). Ce regroupement devait donner des maîtres à penser à l'Europe pour les dix prochaines années et chasser une dernière fois le fantôme de l'avant-garde des rues métropolitaines. En 1959, SPUR devient membre de l'I.S. lors de la troisième "Conférence internationale" tenue à Munich, avant d'en être à nouveau exclue en 1962, comme de nombreux autres artistes. Les années passées au sein de l'I.S. ne munit pas seulement la "section allemande" SPUR de nombreux contacts internationaux, mais également de nouveaux moyens conceptuels. Il s'agit de l'ensemble, bien évidemment d'une critique à l'égard de la vie quotidienne et de la "construction de situations".
Les artistes voyaient cela comme une chance que de pouvoir étendre de manière collective les secrets de l'imagination, les possibilités, l'"image" à travers l'échange et l'exploration pratique de son contexte. Parmi les moyens employés figurent une spontanéité forcée, de libres mouvements linéaires, la foi en la charge imaginative de l'événement couleur et espace émergeant de la "profondeur du tableau", ainsi que des allusions à des fragments de réalité. "Un bout de monde" est créé sur la toile de manière ludique, et par là une image "nouvelle" que personne n'a jamais vue, une réalité nouvelle qui répond à l'exigence d'être une vraie "chose" dans ce monde.
L'exposition Une agitation vagabonde - Groupe SPUR au Musée d'art contemporain de Durbach rassemble près de 120 œuvres d'art, de nombreux documents ainsi que le film "So ein Ding muss ich auch haben" ("Moi aussi je veux un truc comme ça") réalisé par Albert Mertz en 1961. Les tableaux et objets d'art font le panorama plein de vigueur d'un groupe de jeunes artistes qui jouissaient d'une renommée internationale déjà à leur époque. La peinture du groupe SPUR, aux couleurs souvent criardes, aux multiples facettes et se célébrant toujours tel l'événement du moment, semble en interaction avec les artistes ayant accompagné le groupe de manière significative entre 1957 et 1965. Des exemples montrant une évolution parallèle dans le groupe WIR à Munich et dans la Nouvelle figuration à Karlsruhe avec HAP Grieshaber viennent compléter l'aperçu de cette époque.
Une publication du même nom avec une centaine d'illustrations couleur paraîtra à l'occasion de l'exposition. Articles d'Axel Heil, Rüdiger Hurrle, Andreas Neufert et Hans Platschek entre autres aux éditions Wunderhorn, Heidelberg (environ 100 pages). 

BIZHAN BASSIRI: RISERVA AUREA - GALLERIA NAZIONALE DELL'UMBRIA, PERUGIA




BIZHAN BASSIRI
RISERVA AUREA
a cura di Fabio De Chirico e Bruno Corà
Galleria Nazionale dell'Umbria
corso Vannucci 19 - Perugia dal 22/11/2013 al 16/3/2014

Da sempre sede di eccezionali mostre dedicate ad artisti del Rinascimento quali Luca Signorelli, il Perugino, Piero della Francesca per citarne solo alcuni, sarà con la imponente mostra dell’artista italo-persiano Bizhan Bassiri che la Galleria Nazionale dell’Umbria apre le porte verso l’arte contemporanea.
Riserva Aurea è il titolo della mostra creata da Bassiri per la Galleria Nazionale dell’Umbria e che ancora una volta significherà quella che è la tematica di fondo dell’artista. Come afferma Bassiri nel suo Manifesto “nella riserva aurea del pensiero magmatico, la luce prende corpo e il corpo si perde nella luce.” E della luce e della massa che della luce è incontrastato “alter” Bizhan Bassiri ha fatto una filosofia di vita: «l’esistenza dell’opera d’arte nel mondo è meteorite proveniente dal cosmo, non appartiene alla terra ma le appare» (Bassiri). Numerose le opere in esposizione che stupiranno in un rinnovato incontro tra luci pensieri ed emozioni; e tante le novità di una mostra che sarà performance e molto altro. Bruno Corà, uno di maggiori conoscitori dell’opera del maestro Bassiri, scrive della Mostra: <> Dopo l’importante mostra tematica “La caduta delle meteoriti” realizzata nel Museo Archeologico di Venezia nel 2011, dove l’opera di Bassiri si è resa dialettica con importanti esempi di scultura greca classica ed ellenistica, questo nuovo episodio nella Galleria Nazionale dell’Umbria, a cura del Soprintendente Fabio De Chirico e di Bruno Corà, sancisce con incisiva efficacia la qualità di una esperienza plastica tra le più significative in Italia e in Europa. Un eccezionale Comitato d’Onore ed un altrettanto eccezionale Comitato Scientifico a supporto della grandiosa Mostra del Maestro Bassiri. Bizhan Bassiri è nato nel 1954, di origini persiane, giunge a Roma nel 1975. Comincia a esporre nel 1981 partecipando a mostre personali e collettive. Dal 1995 realizza interventi permanenti.
La ricerca artistica di Bizhan Bassiri inizia con l’utilizzo di materiali diversi: superfici di cartapesta e di acciaio e bronzo, elementi lavici, elaborazioni fotografiche. E’ autore del pensiero magmatico (1984), manifesto del Pensiero Magmatico (1986) nonché e di conseguenza autore della Caduta delle Meteoriti.

Tra le mostre personali si segnalano: Thiers (Francia) - Centre d’Art Contemporain (1996); Borholms (Danimarca) - Kunstmuseum (1998), Sarajevo (Bosnia Erzegovina) - Collegium Artisticum (2002), Istanbul (Turchia) - Centro Arte Contemporanea BM (2004), Napoli – Museo Archeologico (2005); La Spezia – CAMeC Museo Arte Contemporanea (2006); Roma – Gallerja (2008); Caduta delle Meteoriti a Gent (Belgio) - S.M.A.K Museum e San Bavo Cathedral, Firenze - Osservatorio Astrofisico di Acetri, Galleria dell’Accademia e Fondazione Palazzo Strozzi, Roma - Teatro Argentina – Gallerja (2009); Caduta delle Meteoriti a Cosenza - Galleria VertigoArte, Museo Civico dei Brettii e degli Enotri, Roma - Incontri Internazionali d’Arte, Oredaria Arti Contemporanee, Pio Monti Arte Contemporanea, Acquario Romano, Fondazione Volume!, Zerynthia, La Nube di Oort, Galleria del Cortile e Archivio Sante Monachesi, Galleria Giacomo Guidi, Teheran (Iran) - la Notte del Pensiero Magmatico - Azad Art Gallery (2010); Caduta delle Meteoriti Impatto a Roma – La Nuova Pesa (2011). Le sue installazioni permanenti si trovano, tra l’altro, al Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci di Prato (1998), l’Ars Aevi Museum di Sarajevo (2002), piazza Matteotti a San Casciano dei Bagni (2002), Osservatorio di Capodimonte a Napoli (2007) e alla Galleria dell'Accademia a Firenze (2009). Bassiri vive tra Roma e San Casciano dei Bagni – Siena Curatori: Soprintendente per i Beni Storici Artistici ed Etnoantropologici dell'Umbria dr. Fabio De Chirico Dr. Bruno Corà Comitato d’Onore: Professor Giuliano Amato Professor Sabino Cassese Ambasciatore Giovanni Castellaneta Dottoressa Maria Vittoria Marini Clarelli Senatore Claudio Martini Dottor Salvatore Rossi Dottor Lorenzo Bini Smaghi Comitato Scientifico: Prof.sa Franca Falletti Prof. Philippe Van Cauteren Prof. Lars Muller Prof. Thierry Dufrene 

LUCIANO BERIO: SCRITTI SULLA MUSICA - EINAUDI 2013




LUCIANO BERIO
SCRITTI SULLA MUSICA
Einaudi, 26/11/2013
collana "Piccola biblioteca Einaudi Ns"

A dieci anni dalla morte di Luciano Berio vede la luce la raccolta pressoché completa dei suoi scritti editi e inediti. Inquadrati in un ambito cronologico compreso fra il 1952 e il 2003, questi testi accompagnano il lettore nella vastità degli interessi e dei coinvolgimenti umani e artistici che abitavano le riflessioni di uno dei più importanti e poliedrici compositori della contemporaneità. Nelle quattro ampie sezioni del volume si alternano conferenze e relazioni tenute a convegni o presso prestigiose istituzioni internazionali (tra queste, due lezioni a Harvard del 1967, finora inedite); saggi e articoli eterogenei per respiro e temi trattati, che abbracciano con pari curiosità intellettuale e responsabilità etica la musica propria e altrui, il lavoro nello Studio elettronico, il teatro, il rock, la musica popolare e tanto altro ancora; note di sala, voci enciclopediche, ricordi e omaggi a "compagni di strada" (anche lontani nel tempo o dalla propria arte), profili di musicisti, pittori o scrittori da festeggiare o commemorare, reazioni polemiche alimentate da letture o dibattiti e altre testimonianze sollecitate dai temi più diversi. L'insieme di questi "Scritti sulla musica" offre per la prima volta una panoramica esaustiva e articolata di un pensiero, sempre critico e lucido, in cui un prisma di problematiche legate al fare musica convive, nutrendosene, con stimoli tra i più diversificati... Introduzione di Giorgio Pestelli.