martedì 26 giugno 2012

ALAIN JOUFFROY: L'ABOLITION DE L'ART - LE IMPECCABLES 2011

ALAIN JOUFFROY
L'ABOLITION DE L'ART
Les Impeccables, octobre 2011

Paru une première fois en février 1968 à l'enseigne de la galerie Claude Givaudan, L'Abolition de l'art est l'un des textes les plus emblématiques parmi ceux préfigurant Mai 68, mais aussi dans la réflexion d'Alain Jouffroy sur l'art. Accompagné ici, et pour la première fois, du film éponyme réalisé dans la foulée, et de deux textes qui en redistribuent les enjeux (« Que faire de l'art ? », écrit en août 1968, et « Le futur abolira-t-il l'art ? », écrit en 1970); les propositions de L'Abolition de l'art se présentent désormais comme un ensemble autonome dont Alain Jouffroy donnait la portée inaugurale en ces termes : « C'est au moment où, devant une œuvre nous oublions qu'elle relève de l'art, au moment où la méthode d'exécution suscite dans le spectateur, une méthode de méditation - une série d'actes organisés par la pensée - que nous sommes confrontés vraiment avec nous-même, avec le feu. C'est ce basculement que j'appelle l'Abolition de l'art (...). »
Cette édition, accompagnée des plans des « Urgences » de Daniel Pommereulle et du DVD du film, est préfacée par Pablo Durán. 

SILVANO MORASSO: LA PAGA DEL SINDACATO - CAFFE' CAMBI, GENOVA 27/6/2012

SILVANO MORASSO
LA PAGA DEL SINDACATO
presentazione del volume edito da Liberodiscrivere
Cambicaffé
mercoledì 27 giugno 2012, ore 17,30

Intervengono Renzo Miroglio, Silvio Ferrari, Antonio Sanguineti
Modera Franco Monteverde

Mezzo secolo della FIOM, della CGL, del P.C. e della classe operaia in Valpolcevera attraverso il racconto di Silvano Morasso figlio di Giuseppe presidente Consiglio Gestione della San Giorgio.

“Essere il figlio di un proletario che, per coscienza e capacità, diventa un capo riconosciuto, un dirigente sindacale di livello provinciale (e poi nazionale), proveniente dall'esemplare realtà sociale della Val Polcevera, nella dura e al tempo stesso trasparente condizione di classe della Genova degli anni '50. Crescere in una famiglia tanto sobria quanto sensibile a tutti i valori della solidarietà, dell'aspirazione civile e morale verso una società diversa che erano i principi alla luce dei quali venivano educati tanti 'figli' della classe operaia (in consonanza e anche con differenze profonde rispetto ai precetti pur sempre dominanti della cultura impartita dalle parrocchie cattoliche). E al tempo stesso aderire sempre più intensamente, in modo biologico ed esistenziale, all'età della propria infanzia, poi dell'adolescenza e infine alla stagione della maturità personale, secondo il naturale percorso fatto di relazioni, aspirazioni, pulsioni e passionalità celate ma, via via, sempre più manifeste e infine realizzate o almeno vissute nella quotidianità. C'è in questo scritto di Silvano Morasso quasi un profilo paradigmatico della testimonianza che molti altri, oggi quasi settantenni, avrebbero potuto ricostruire e offrire al lettore, anche per non disperdere la memoria delle molte cose che appartengono a quella generazione. Con qualche implicito rischio di scegliere il tono nostalgico, o per contro il richiamo al rigorismo operaio o infine il moralismo del rimpianto di fronte ad un presente spesso letto solo in chiave di delusione e disgusto. Ma qui l'autore –servendosi di una sana coscienza di autodidatta dalle buone letture– non solo evita tutti gli 'scogli' appena richiamati, ma adottando la freschezza di uno stile narrativo originale e anche spregiudicato, ci offre un lungo racconto di intensa partecipazione umana che accenderà molte emozioni in chi potrà riconoscersi in tanti passaggi di questa storia (per esserci stato), ma forse svelerà anche a qualche giovane sensibile alla conoscenza del passato, molto materiale utile per comprendere come sono andate tante cose e come si è giunti anche ai giorni che viviamo.”
- Silvio Ferrari 

lunedì 25 giugno 2012

LUCA SIGNORELLI - GALLERIA NAZIONALE DELL'UMBRIA, PERUGIA



LUCA SIGNORELLI
DE INGEGNO ET SPIRTO PELEGRINO
a cura di Fabio De Chirico, Vittoria Garibaldi, Tom Henry e Francesco Federico Mancini 
Galleria Nazionale dell'Umbria 
corso Vannucci 19 - Perugia
dal 21/4/2012 al 26/8/2012 

Il 21 aprile 2012 apre al pubblico la grande mostra dedicata a Luca Signorelli (Cortona 1450 ca -1523), uno dei più importanti maestri del Rinascimento, un artista “de ingegno et spirto pelegrino”, come lo definì Giovanni Santi, il padre di Raffaello, lungamente attivo in Italia centrale dal 1470 al 1523. La rassegna monografica che si apre a Perugia è la prima dal lontano 1953. 
La mostra presenta oltre 100 opere, di cui 66 del pittore cortonese, si articola in tre sedi espositive: a Perugia nella Galleria Nazionale dell’Umbria, a Orvieto nel Duomo, nel Museo dell’Opera e nella chiesa dei Santi Apostoli, a Città di Castello nella Pinacoteca Comunale. 
Curata da Fabio De Chirico, Vittoria Garibaldi, Tom Henry e Francesco Federico Mancini, la mostra è promossa dalla Regione Umbria e dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali insieme alle Province di Perugia e di Terni, ai Comuni di Perugia, Città di Castello e Orvieto, alle Diocesi di Perugia, Città di Castello e Orvieto, all’Opera del Duomo di Orvieto, alle Fondazioni delle Casse di Risparmio di Perugia, Città di Castello e Orvieto, alle Camere di Commercio di Perugia e di Terni e all’Università degli Studi di Perugia. L’organizzazione dell’evento è affidata a Civita. 

Nella sede della Galleria Nazionale dell'Umbria di Perugia sarà illustrata l'intera carriera artistica di Luca Signorelli, a partire dalla sua formazione. Nell’introduzione al catalogo della mostra del 1953 si lamentava l’assenza delle Madonne di Boston, Oxford e Venezia, che, messe a confronto con l’affresco staccato di Città di Castello, sarebbero state fondamentali per verificare la tesi di Bernard Berenson, che aveva raggruppato “tali cose piefrancescane” sotto il nome di Signorelli giovane. La mostra di Perugia ripara a quella lacuna, mettendo in sequenza i quattro dipinti, con l’aggiunta, davvero importante, dell’intrigante Presentazione al Tempio, ex Cook e già Morandotti, venduta di recente da Sotheby’s a New York e gentilmente concessa in prestito dal nuovo proprietario. E’ possibile delineare, così, quella che i curatori della mostra, in linea con l’intuizione di Berenson, ritengono sia l’effettiva fisionomia artistica dell’esordiente maestro cortonese. Il quale, anche a dire di Giorgio Vasari, mosse i primi passi all’ombra del grande maestro prospettico. Per sottolineare l’influenza avuta da Piero della Francesca sul giovane Signorelli la mostra si apre con la Madonna di Senigallia, capolavoro maturo del pittore di San Sepolcro concesso in prestito dalla Galleria Nazionale delle Marche, che dialoga inoltre con il polittico di Sant’Antonio da Padova, stabilmente conservato nella Galleria Nazionale. 
Dopo l’esordio pierfrancescano, la mostra mette in luce la svolta che, nel percorso di Signorelli, è rappresentata, nella seconda metà degli anni settanta, dall’incontro con il Verrocchio a Firenze. 
Una bellissima testa di San Girolamo, ascrivibile a quest’ultimo dà modo di comprendere il senso di quella svolta, comune ad altri artisti come Perugino e Bartolomeo della Gatta, attivi in quegli stessi anni accanto al Verrocchio e, naturalmente, presenti in mostra con opere di quel periodo. 
Capolavoro giovanile del Signorelli e punto di snodo del percorso espositivo è la cosiddetta Pala di Sant’Onofrio del Duomo di Perugia, realizzata nel 1484 quando la diocesi di Perugia è retta dal vescovo cortonese Dionisio Vannucci, nipote e successore come vescovo del più famoso Jacopo. 
Qui Signorelli, che ha appena concluso la sua breve ma esaltante esperienza sui ponteggi della Cappella Sistina, raggiunge l’apice della sua potenza espressiva. 
Il percorso si dipana, poi, attraverso una serie di dipinti, molti dei quali indiscutibili vertici della pittura rinascimentale italiana, come il Tondo di Monaco o la Madonna Medici. Nel tentativo, in parte riuscito, di riassemblare opere del Signorelli smembrate in antico e oggi disperse in varie sedi museali italiane e straniere, vengono poi presentati alcuni frammenti della pala Bichi, parti della pala di Matelica e della pala Filippini di Arcevia, mentre l’Annunciazione di Volterra viene ricostruita in ogni suo elemento. 
Chiude la rassegna una selezione di disegni provenienti dal Louvre, dagli Uffizi, dal British Museum e da altre collezioni. Questa parte della mostra è di fondamentale importanza per capire quale ruolo abbia avuto la progettazione grafica nella costruzione della grandiosa ed eroica umanità del Signorelli. 

Nel Duomo di Orvieto Luca Signorelli ha affrescato il grandioso ciclo del Giudizio Universale nella Cappella Nova o di San Brizio (1499-1504), culmine della pittura rinascimentale, con le famosissime immagini del Finimondo, dell’Inferno e del Paradiso. 
La decorazione, avviata nel 1447 da Beato Angelico, fu portata avanti e compiuta da Signorelli che ne fece vertice sommo del nuovo stile, impareggiabile se non dai grandi maestri, come Michelangelo che ne trasse ispirazione e insegnamento per il Giudizio della Cappella Sistina. 

Nel Museo dell’Opera del Duomo (MODO) si conserva la tavola raffigurante Santa Maria Maddalena. Per l’occasione le opere sono state riunite in uno spazio interamente dedicato all’artista cortonese dove è allestito anche il cantiere di restauro della Pala di Paciano, aperto al pubblico. 
Dal Museo è possibile accedere per la prima volta dopo il restauro alla Libreria Albèri: un suggestivo ambiente rinascimentale decorato negli anni del cantiere signorelliano con soggetti profani ispirati al linguaggio artistico del maestro. Fu edificata nel 1499 tra la cattedrale e il nucleo più antico dei Palazzi Papali, per accogliere la biblioteca del vescovo Antonio Albèri (1423 ca -1505), già arcidiacono del duomo nonché precettore del futuro papa Pio III Piccolomini, che la donò per testamento all’Opera del Duomo. Il ciclo di affreschi che ne orna le pareti è dedicato ai più famosi autori delle discipline presenti nelle sezioni della biblioteca. 
Questo spazio d’eccezione accoglie alcuni volumi incunaboli appartenenti alla collezione di Albèri e oggi conservati presso la Biblioteca Comunale di Orvieto, oltre a registri originali dell’Archivio di Stato e dell’Archivio dell’Opera del Duomo che documentano gli incarichi e l’attività orvietana di Signorelli. Viene qui esposto anche il raro dipinto su terracotta che ritrae Luca Signorelli e Niccolò Franchi, camerlengo della Fabbrica, probabile opera autografa dello stesso Signorelli. 
Nella chiesa dei Santi Apostoli, concessa nel 1625 alla Compagnia di Gesù e quindi ristrutturata secondo gli schemi di epoca barocca, è allestita una significativa rassegna di dipinti del Novecento: sono le opere di Fabrizio Clerici (1913-1993) e di Livio Orazio Valentini (1920-2008) che illustrano la ricerca portata avanti in contesti diversi nel segno profondo di Signorelli. 

Il monumentale palazzo Vitelli alla Cannoniera, a Città di Castello, è il terzo sito della rassegna, per una precisa scelta dei curatori di non spostare dalla Pinacoteca Comunale alcun dipinto del maestro cortonese; anzi di incrementare il già importante nucleo esistente con altre opere provenienti da collezioni italiane e straniere. Al tempo della signoria dei Vitelli, Città di Castello offrì al pittore molte, importanti occasioni di lavoro. Oltre ai ritratti di alcuni esponenti della famiglia Vitelli, l’artista eseguì infatti svariati dipinti per le principali chiese cittadine, a cui guardò con attenzione il giovane Raffaello. Restano a Città di Castello il bellissimo Martirio di San Sebastiano, l’appena restaurato gonfalone di San Giovanni Battista e la gigantesca pala di Santa Cecilia, opera tarda (1517 circa), ma di estremo interesse per comprendere il funzionamento della bottega signorelliana. Dopo il 1510, Signorelli concesse ampio spazio ai suoi collaboratori, pur non mancando di fornire disegni, spunti e idee compositive. Accanto alle opere della Pinacoteca, vengono presentati una decina di dipinti. Fra questi il bel tondo della Galleria Comunale di Prato, alla cui esecuzione potrebbe aver concorso Francesco Signorelli, nipote dell’artista e suo principale collaboratore, i Santi Rocco e Sebastiano dell’Accademia Carrara di Bergamo, una Presentazione al Tempio di collezione privata e una serie, interessantissima, di predelle tuttora sottoposte al vaglio della critica per la loro storia antica scarsamente documentata (la predella di Bucarest, della pala di Castel Sant’Angelo, della pala di Foiano della Chiana, dell’Assunzione di Cortona). 

Altre sedi della mostra 
Duomo, Museo dell’Opera e chiesa dei Santi Apostoli
piazza Duomo 26 - Orvieto

Pinacoteca Comunale
Via della Cannoniera - Città di Castello 

ALIGHIERO BOETTI: GAME PLAN - MOMA, NEW YORK


ALIGHIERO BOETTI 
GAME PLAN. A FULL RETROSPECTIVE 
MoMA The Museum of Modern Art 
11 West 53 Street - New York 
26/6/2012 - 1/10/2012 

Alighiero Boetti: Game Plan marks the largest presentation of works by Alighiero Boetti (Italian, 1940–1994) in the United States to date. A full retrospective spanning the artist’s entire career, the exhibition will be on view in two locations in the Museum from July 1 to October 1, 2012. Celebrating the material diversity, conceptual complexity, and visual beauty of Boetti’s work, the exhibition brings together approximately 100 works across many mediums that address Boetti’s ideas about order and disorder, non-invention, and the way in which the work is concerned with the whole world, travel, and time. Proving him to be one of the most important and influential international artists of his generation, the exhibition focuses on several thematic threads, demonstrating the artist’s interest in exploring recurring motifs in his work instead of a linear development. In The International Council of The Museum of Modern Art Exhibition Gallery on the sixth floor, the exhibition will feature works from the first 15 years of the artist’s career, while works in the Donald B. and Catherine C. Marron Atrium on the second floor are drawn from the latter part of his career, focused on Boetti’s embroidered pieces and woven rugs. Alighiero Boetti: Game Plan is organized in collaboration with the Museo Reina Sofía in Madrid and the Tate Modern in London, where the exhibition was previously on view, and is organized at The Museum of Modern Art by Christian Rattemeyer, The Harvey S. Shipley Miller Associate Curator of Drawings. 
Working in his hometown of Turin in the early 1960s among a close community of artists that included Luciano Fabro, Mario Merz, Giulio Paolini, and Michelangelo Pistoletto, among others, Boetti established himself as one of the leading artists of the Arte Povera movement. Organized chronologically, the MoMA exhibition will begin with his sculptural objects, comprising everyday “hardware store” materials including wooden sticks, cardboard, and fiber cement tubes. Brought together (many for the first time since Boetti’s seminal exhibition at Galleria Christian Stein in Turin in 1967) and installed in a dense configuration inspired by the original clustered presentation, these early works convey the material experiments of the period and already suggest notions of measurement and chance that Boetti would play with and revise throughout his career. 
While Boetti is often chiefly affiliated with the Arte Povera moment, this exhibition will consider Boetti beyond these brief years. In 1969 Boetti began exploring notions of duality and multiplicity (famously ‘twinning’ himself into ‘Alighiero e Boetti’), order and disorder, travel and geography, and he initiated postal and map works imagining distant places. For the work Viaggi Postali, begun the summer of 1969, Boetti sent envelopes to friends, family, and fellow artists but used imaginary addresses, forwarding each returned envelope to yet another non-existent place, thus creating imaginary journeys for the people he admired. The exhibition brings together this and other works related to travel, geography, and mapping, many of which relate to his extensive travels to Afghanistan, where he operated the One Hotel as an artist’s project from 1971 until the Soviet invasion in 1979 (archival materials from that project will be on view). During this period, Boetti began working with local artisans to produce embroideries such as the Mappas (maps), Arazzi (word squares), and Tutto (literally, “Everything”), culminating in his multi-year research project to classify the 1000 longest rivers in the world: an idea equally poetic and scientific, rigorous and absurd. 
An important aspect of Boetti’s oeuvre is drawing, which runs as a constant throughout his work. A monumental Biro (ball point pen) drawing from 1973, spelling out the title “Mettere al mondo il mondo (Bringing the world into the world)” points to some of Boetti’s ideas about art making that were fundamental to his practice: that the artist, rather than inventing, simply brings what already exists in the world into the work; and that everything in the world is potentially useful for the artist. 


MATTEO SCHIANCHI: STORIA DELLA DISABILITÀ - CAROCCI 2012

MATTEO SCHIANCHI
STORIA DELLA DISABILITÀ 
Carocci, 2012
collana "Quality paperbacks" 

La disabilità è da sempre parte della storia dell’umanità, ma non è sempre la stessa storia. Le pratiche sociali e i pregiudizi continuano a trasformarsi attraverso le diverse epoche. Il mostro del mondo greco-romano non è il soggetto studiato dalla teratologia nell’Ottocento. Mettere in mostra i diversi, prima di essere spettacolo da baracconi è stato un vanto dei potenti in età antica e moderna. L’elaborazione delle pedagogie speciali attraversa il Rinascimento e l’Illuminismo. Lo sviluppo dello stato sociale, dopo lo sterminio dei disabili nella Germania nazista, rischia oggi di tornare un welfare caritatevole noncurante dei diritti. Nello scenario della disabilità come effetto collaterale del nostro mondo si fanno largo le persone e le associazioni che vivono una fase di inedito protagonismo. 

MARIE-CLAUDE BLAIS: SOLIDARIETÀ, STORIA DI UN'IDEA - GIUFFRÉ, 2012

MARIE-CLAUDE BLAIS
SOLIDARIETÀ
Storia di un'idea
Giuffré, 2012
collana "Giuristi stranieri di oggi" 

Marie-Claude Blais è una storica delle idee, che in Solidarietà. Storia di un'idea rivolge lo sguardo al passato recente, per ricostruire la genealogia di una nozione che ha avuto un ruolo centrale nel pensiero politico e sociale francese a cavallo tra il diciannovesimo e il ventesimo secolo. La Blais rintraccia con sensibilità il filo di una conversazione i cui protagonisti sono oggi in gran parte dimenticati. Economisti, sociologi, attivisti politici. Ne viene fuori un affresco suggestivo e potente. Di particolare interesse sono le pagine dedicate agli scritti di Léon Bourgeois, il principale ispiratore del movimento solidarista, uno dei precursori di quel socialismo liberale che nel nostro paese troverà in Carlo Rosselli il suo difensore più appassionato. Una lettura stimolante per chi vuole riflettere sulla "questione sociale" oggi. 

Mario Ricciardi (Il Sole 24 ore, 24/6/2012) 

ERIKA DELLACASA: I COSTA - PALAZZO DUCALE, GENOVA 26/6/2012



ERIKA DELLACASA
I COSTA
Storia di una famiglia e di un'impresa 
presentazione del volume edito da Marsilio
Palazzo Ducale - Sala del Maggior Consiglio
piazza Matteotti 9 - Genova
martedì 26 giugno 2012, ore 17,30 

Presentazione del libro di Erika Dellacasa (Marsilio Editori). Sono i valori, le battaglie, le sconfitte e le conquiste di una grande famiglia di imprenditori il cuore del libro "I Costa. Storia di una famiglia e di un'impresa" che viene presentato martedi' 26 giugno alle ore 17.30 nel Salone del Maggior Consiglio. In vendita dal 20 giugno nelle principali librerie e nei gift shop delle strutture gestite da Costa Edutainment in Italia. Nato per iniziativa di Giuseppe Costa, presidente di Costa Edutainment, il libro e' stato scritto dalla giornalista Erika Dellacasa ed edito da Marsilio per la collana Gli Specchi. Hanno contribuito in maniera significativa al reperimento e alla selezione della documentazione Andrea, Nicola e Piero Costa. Alla presentazione, moderata da Franco Manzitti, interverranno il cardinale di Genova S.E. Angelo Bagnasco, il neoeletto sindaco di Genova, Marco Doria, Luca Borzani Presidente della Fondazione per la Cultura Palazzo Ducale, Alessandro Pansa per la Fondazione Ansaldo, Giuseppe Costa Presidente di Costa Edutainment, il professore e avvocato Sergio Maria Carbone, la giornalista e autrice del libro Erika Della Casa e parte della famiglia Costa per ripercorrere le principali tappe della storia imprenditoriale descritta nel volume.