giovedì 26 dicembre 2013

VICTOR BOCKRIS, GERARD MALANGA: I VELVET UNDERGROUND E LA NEW YORK DI ANDY WARHOL - GIUNTI 2013




VICTOR BOCKRIS, GERARD MALANGA
I VELVET UNDERGROUND E LA NEW YORK DI ANDY WARHOL
Giunti, 18/12/2013
collana "Bizarre"

La "storia" dei Velvet Underground. "I dischi dei Velvet Underground sono la storia delle persone che vi hanno suonato, il documento di una crescita di vita e non solo di musica: fra l'inizio e la fine, ci sono decine di storie e di esperienze. Tutte le canzoni stabiliscono un collegamento, per non far sentire solo chi ascolta. Io penso che sia importante che la gente non si senta sola." (Lou Reed) Una monografia curata, corredata da immagini, interviste, conversazioni informali con i protagonisti e con i comprimari che da sempre orbitano attorno alla storia di uno dei gruppi più interessanti nel mondo della musica contemporanea. 

SERGIO ROSSI: FOCACCIA GENOVESE - SAGEP 2013




SERGIO ROSSI
FOCACCIA GERNOVESE
SAGEP, 20/11/2013
collana "Buono a sapersi"

La focaccia genovese è unica nel suo genere.
Per i liguri è una compagna di vita: dalle prime merende di bambini alle colazioni quotidiane.
Era uno degli spuntini preferiti per i numerosi lavoratori che in passato affollavano il porto e la città di Genova.
Oggi è un rito quotidiano per ogni ligure che la gusta in tutte le sue varie declinazioni: all’olio, con la cipolla, con le olive, con la salvia...
Ricca di buon olio d’oliva extravergine ligure, croccante in superficie e morbida all’interno, la focaccia è un simbolo gastronomico regionale.

Sergio Rossi si occupa di storia della cucina, produzioni alimentari e promozione territoriale. Già direttore del Conservatorio delle Cucine Mediterranee di Genova, è ideatore ed autore del sito civiltaforchetta.it e curatore dell’Archivio per la storia dell’alimentazione Giovanni Rebora.  

mercoledì 25 dicembre 2013

MOSTRI - MUSEO NAZIONALE ROMANO, ROMA




MOSTRI
a cura di Rita Paris e Elisabetta Setari
Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo
l.go di Villa Peretti 1 - Roma
dal 19/1272013 all'1/6/2014

Con “Mostri. Creature fantastiche della paura e del mito”, torna una grande mostra al Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo, dopo il percorso di rinnovamento degli allestimenti delle collezioni permanenti perseguito negli ultimi anni. L’esposizione, attraverso più di cento reperti archeologici, indaga i miti della tradizione classica che hanno influenzato l’arte moderna e contemporanea, e il cinema in particolar modo.
In continuità con l’evento del 2011, intitolato “Usciamo a riveder le stelle”, sul tema della scultura ideale raffigurante gli dei e gli eroi, quest’anno si approfondisce l’aspetto complementare: per ogni eroe c’è sempre un mostro da affrontare, simbolo dei lati oscuri dell’animo umano. L’allestimento si ispira a un labirinto, la forma più antica del viaggio iniziatico che ogni eroe deve affrontare per accedere a una consapevolezza superiore.
Straordinari prestiti dai musei di tutto il mondo - Atene, Berlino, Basilea, Vienna, Los Angeles e New York - cui si aggiungono i prestigiosi reperti giunti da numerose collezioni di archeologia di musei italiani, consentono di restituire un ampio panorama dell’iconografia delle creature fantastiche presenti nelle culture antiche. Grifi, Chimere, Gorgoni, Centauri, Sirene, Satiri, Arpie, Sfinge, Minotauro, Tritone, Pegaso, Scilla e l’Idra di Lerna sono rappresentati su oggetti di tipologie diverse: sculture, terrecotte architettoniche, vasellame, armi, affreschi e mosaici di diversi ambiti culturali e cronologici, dall’Oriente alla Grecia al mondo etrusco, italico e romano.
L’esposizione, promossa dalla Soprintendenza Speciale per i Beni Archeologici di Roma in collaborazione con Electa, è curata da Rita Paris, direttore del Museo Nazionale Romano in Palazzo Massimo, ed Elisabetta Setari.
I mostri degli antichi racconti, al pari degli dèi, costituiscono da sempre un termine di confronto per gli esseri umani, lungo un percorso che ha permesso all’uomo di costruire la propria identità.
Da questa riflessione prende spunto la mostra, che affronta per aree tematiche l’iconografia di ciascun tipo di creatura fantastica e ne illustra l’evoluzione nel corso del tempo.
A riprova dell’inesauribile fonte d’ispirazione rappresentata nel tempo da queste creature, insieme ai reperti archeologici sono esposte tre tele: di Alberto Savinio Creta, dalla Galleria nazionale d’arte moderna di Roma, il cui soggetto è un minotauro con testa di giraffa; lo splendido olio Medusa, di anonimo fiammingo della prima metà del XVII secolo proveniente dalla Galleria degli Uffizi, un tempo attribuito a Leonardo da Vinci, e, dalla Pinacoteca Nazionale di Bologna, la tela del Cavalier d’Arpino Perseo libera Andromeda, con una pregiata rappresentazione di Pegaso. 

SCÈNES ROUMAINES - ESPACE CULTUREL LOUIS VUITTON, PARIS




SCÈNES ROUMAINES
Commissaire : Hervé Mikaeloff
Espace culturel Louis Vuitton
60, rue de Bassano - Paris
11 octobre 2013 – 12 janvier 2014

Artistes : Ioana Batranu, Dan Beudean, Mihuț Boșcu Kafchin, Geta Bratescu, Simon Cantemir Hausi, Oana Farcas, Adrian Ghenie, Ion Grigorescu, Ciprian Muresan, Sergiu Toma, Mircea Suciu, Serban Savu, Bogdan Vladuta.

Scènes Roumaines poursuit le cycle d'expositions initié dès la création de l'Espace culturel Louis Vuitton en 2006 qui explore la scène artistique contemporaine d’un pays étranger. Cette année, l'Espace culturel choisit de montrer les expérimentations artistiques d’un pays qui n'a jamais cessé d'être une terre de création : la Roumanie. Expérimentaux et confidentiels pendant les années d'oppression politique, les artistes roumains ont rapidement affirmé leur identité en se projetant sur la scène internationale. Leur présence est aujourd’hui remarquée de Berlin à Londres et de New York à Paris. Entre sphère publique et introspection, ils ont su rester libres et garder leur spécificité.
Sans préjugés, l’Espace culturel Louis Vuitton est parti à Bucarest et à Cluj à la rencontre de femmes et d’hommes qui révèlent un nouvel état de la peinture. Certaines figures marquantes de la scène artistique de ces quarante dernières années se trouvent réunies dans une sélection où passé et futur se côtoient naturellement et où l’image est prédominante. Les peintures d’hier, symboles de la résistance à l’oppression de la dictature, sont autant d’images réinventées qui, malgré une mondialisation exacerbée, conservent une très grande force. A Bucarest, les artistes historiques ont gardé des années sombres une véritable vivacité créatrice, qui s’est transmise à leurs successeurs. Geta Bratescu, figure majeure de l’art roumain d’après-guerre, évoque le voyage à travers une série de dessins conçus sur un principe d’écriture automatique. Ion Grigorescu témoigne en photos et en dessins du souvenir d’une époque révolue. Ioana Batranu peint des intérieurs désertés laissant deviner la splendeur paradoxale d’un passé chargé. Bogdan Vladuta, artiste de la nouvelle génération, crée des univers urbains presque monochromatiques où s’expriment un sorte de mysticisme impalpable.
A Cluj, la jeune génération s’empare des techniques de peinture académique et les emporte au-delà des frontières attendues, là où l’hyperréalisme convie à l’onirique. Dan Beudean transforme à la mine graphite les personnages mythiques de ses oeuvres en icônes. Mihuț Boșcu Kafchin crée un univers pléthorique où la réalité plonge dans la science-fiction. Simon Cantemir Hausi brouille les pistes de ses portraits et de ses paysages jusqu’à la quasi abstraction. Oana Farcas envahit la douceur des traits qu’elle peint dans une lumière presque surnaturelle. Ciprian Muresan s’approprie des oeuvres littéraires à travers le dessin pour entamer une réflexion sur l’histoire récente de la Roumanie. Sergiu Toma emporte son spectateur dans un voyage nostalgique et mystérieux, riche en symboles fantasmagoriques.
Serban Savu peint l’apparente banalité de la société roumaine qu’il scrute de la fenêtre de son atelier. Mircea Suciu enrobe sa critique sociale dans un univers loufoque et subversif. Enfin, Adrian Ghenie explore par le portrait les incontournables questions du pouvoir et de l’oppression tout en se jouant des clichés de l’histoire du divertissement. En somme, il n’y a pas d’École de Cluj, mais un vivier d’artistes qui ont su affirmer leur identité et l’originalité de leur style. Leur création est le fruit d’un va-et-vient entre l’intérieur (l’être) et l’extérieur (le monde) dans un équilibre qui préserve la force et la vigueur de l’auteur.

Image: Mircea Sociu, Leading the blind, 2013 Oil, acryl, toner, charcoal, ink on canvas — 196 × 233 cm., collection privée. 

CINZIA PIERUCCINI: STORIA DELL'ARTE DELL'INDIA - EINAUDI 2013




CINZIA PIERUCCINI
STORIA DELL'ARTE DELL'INDIA
voll. 1 e 2
Einaudi, 26/11/2013
collana "Piccola biblioteca Einaudi. Mappe"

La storia culturale dell'India è grande fra le più grandi dell'intera umanità. Ha prodotto durante tutte le sue tappe capitoli di immenso splendore, sintesi sofisticate e geniali di molti ingredienti, che hanno per di più saputo esercitare influssi enormi, dal momento che il subcontinente indiano ha rappresentato per l'Asia ciò che la Grecia è stata per l'Europa. Formano parte di questa lunga vicenda, la accompagnano e la rispecchiano, realizzazioni artistiche autenticamente emozionanti per magnificenza e varietà.
Nel primo volume si spazia dalle origini protostoriche fino all'apogeo dell'architettura templare e della sua scultura, per un periodo che si inoltra fin nel XIII secolo. Queste lunghe fasi comprendono un repertorio di opere straordinarie; alcune di esse si annoverano senz'altro fra le più spettacolari mai prodotte dall'uomo, ma in verità sono ampi momenti espressivi a collocarsi ai vertici della creatività umana di ogni tempo e luogo. I monumenti, le sculture, i più rari dipinti ammirabili fino a oggi sono in larga misura ispirati alle religioni nate in India, cioè buddhismo, jainismo e induismo, e riflettono le profonde elaborazioni concettuali di quella che possiamo definire la grande civiltà dell'India classica.
Nel secondo volume il percorso prende le mosse dall'arte indo-islamica, esito del nuovo dominio che si inaugura in India intorno al 1200, e che produce a sua volta, nell'architettura come nella pittura, una lunga serie di capolavori eccezionali, in un contesto che rappresenta da un lato la propaggine orientale della grande koiné islamica, dall'altro una nuova grandiosa fase della cultura indiana in senso proprio. Il discorso prosegue con i principati hindu del Nord e i loro palazzi e dipinti, e con le ricche realtà urbanistiche e monumentali che sorgono nel frattempo nel meridione; per affrontare infine gli esiti della dominazione inglese e della ricerca, da parte dell'India che aspira all'indipendenza, di una compiuta identità culturale in un mondo in rapida trasformazione. 

SILVIA PAPA: IL LINGOTTO, LA STORIA E LE TRASFORMAZIONI DI UN EDIFICIO - SIMPLE 2013




SILVIA PAPA
LA STORIA E LE TRASFORMAZIONI DI UN EDIFICIO
Il Lingotto a Torino
Simple, 1/12/20113

Ci sono costruzioni destinate ad assumere un significato simbolico ed un ruolo emblematico che va ben al di là della loro iniziale ragione d'essere. Il monumentale fabbricato Fiat di via Nizza, il Lingotto, che prende il nome dal quartiere dove è ubicato, è uno di questi. Nato come spettacolare stabilimento fordista, ha indicato la strada dello sviluppo industriale, contribuendo alla crescita economica del nostro Paese. Ottanta anni dopo, grazie al ridisegno di Renzo Piano sotto forma di centro polifunzionale, il Lingotto è divenuto sinonimo di dinamismo e di modernità, espressione di una città in movimento e impronta di una storia senza tempo. "In una sfera di cristallo e di acciaio si legge il presente e il futuro della città", recitavano i cartelloni pubblicitari del centro polifunzionale nelle vie di Torino, all'indomani dell'inaugurazione del nuovo Lingotto. 

MARIA ANTONIETTA CARONIA ALBERTI: LA MEMORIA DEI LUOGHI - INTERNOS 2013




MARIA ANTONIETTA CARONIA ALBERTI
LA MEMORIA DEI LUOGHI
Santa Brigida e il convento di Scala Coeli a Genova
Internòs, 25/11/2013
collana "Biblioteca dell'arte"

Su una collina al limitare della città di Genova ai primi del Quattrocento un gruppo di religiose decide di creare un convento dedicato a Santa Brigida. Non sanno che passerà molto tempo per rendere concreto il loro progetto perché Genova si trova divisa al suo interno per questioni di interesse e di contrasto con la curia papale.
Il problema coinvolge anche Firenze dove un monastero brigidino esiste già. Bisogna trovare le ragioni di questo travaglio nella difficoltà ad accettare un monastero doppio e per decidere se conviene occupare un'area così vasta con un complesso di ampie proporzioni.
Scavando sul perché di questa devozione alla Santa svedese, il libro cerca dapprima nel nord Europa le tracce di una Birgit pagana e delle valenze dei suoi poteri e ripercorrendo il passaggio da Santa Brigida di Irlanda a Santa Brigida di Svezia collega le motivazioni tenaci dei gruppi religiosi che intervengono come protagonisti, insieme a prelati e signorie d'oltregiogo, nella costruzione del convento genovese sulle orme del lungo viaggio di Brigida verso la Terrasanta con la sua sosta a Genova.
Fra Cinquecento e Seicento la chiesa e le costruzioni attorno saranno interessate ad ampliamenti e decorazioni marmoree e ad affresco di cui rimangono pallide tracce. Infatti, dopo un Settecento che vede il monastero dedicato alla Scala celeste, protagonista con le educande e la musica sacra e profana del luminoso tramonto della Dominante, nell'Ottocento tutta l'area è interessata a demolizioni e nuove costruzioni per l'ambiziosa borghesia cittadina.
Oggi questo testo recupera il legame del quartiere sopra Via Balbi al suo primitivo tracciato medievale e restituisce ai lettori i segni ancora leggibili del suo passato dimenticato.