lunedì 2 settembre 2013

MARISA BULGHERONI: CHIAMATEMI ISMAELE - IL SAGGIATORE 2013



MARISA BULGHERONI
CHIAMATEMI ISMAELE
Racconto della mia America
Il Saggiatore, 29/8/2013
collana "La Cultura"

È il 1959 e una giovane studiosa italiana arriva a New York. Alle spalle, le letture della sua infanzia e della sua adolescenza. Piccole donne, letto e riletto, fino all’irrompere di Moby Dick, con quell’incipit che le aveva rivelato la diversità e l’anomalia di un’altra letteratura.
Ha il compito di scrivere un libro sulla nuova narrativa americana. Non conosce nessuno, o quasi, ma non le mancano intraprendenza e un’inesauribile curiosità, la sua musa.
Nei riti sociali, o nell’intimità delle loro case, in pochi mesi incontra Mailer, Ellison, Baldwin, Edmund Wilson, l’appartata Carson McCullers, Lowell, Bellow e nuovi talenti come il giovane Philip Roth e l’imprevedibile Grace Paley.
Stringe legami destinati a durare. Scopre che l’arte dell’intervista letteraria s’impara sul campo, che è insieme emozione e disciplina, canto e controcanto, sigillo al giudizio critico già formulato.
In una New York in continua metamorfosi, la giovane studiosa vede emergere una città sotterranea fino allora ignorata dai più: nell’aria turbinano le parole di una nuova lingua che mira a nominare l’innominabile.
Urlo di Allen Ginsberg, recitato in pubblico da una costa all’altra, ha sprigionato le immagini di un’America notturna, terra incognita carica di promesse.
Negli anni, dopo l’esplosione dei beats, vedrà disgregarsi quei miti comunitari che avevano assegnato al romanzo e alla poesia il compito di scandagliare il ruolo e il destino della donna e dell’uomo contemporanei. E negli incontri con gli scrittori sperimentali degli anni settanta, da James Purdy a Donald Barthelme, continuerà l’indagine sulle mutazioni della lingua letteraria, chiamata a confrontarsi con il potere dei media.

Marisa Bulgheroni, nata a Como, ha esordito scrivendo ritratti e storie di viaggio per Comunità e per Il Mondo, collaborando poi a Paese Sera, l’Unità, Linea d’ombra, Lo Straniero.
Docente di letteratura americana in varie università, ha fatto conoscere in Italia la narrativa del dopoguerra (Il nuovo romanzo americano, Schwarz 1960, e I beats, Lerici 1962).
Autrice di numerosi saggi sui miti e le immagini del femminile, ha curato il Meridiano
Tutte le poesie di Emily Dickinson (Mondadori 1997), di cui ha narrato la vita nel volume
Nei sobborghi di un segreto (Mondadori 2001).
Nel 1996 l’esordio come narratrice con i racconti di Apprendista del sogno (Donzelli), uno dei quali è stato pubblicato nel Meridiano Racconti italiani del Novecento, a cura di Enzo Siciliano.
Nel 2007 ha pubblicato il romanzo Un saluto attraverso le stelle (Mondadori). 

LUISA LAMA: NILDE JOTTI - FESTA DEMOCRATICA, GENOVA PORTO ANTICO 3/9/2013



Festa Democratica 2013 - Spazio Vincenzo Cerami
LUISA LAMA
NILDE JOTTI
Una storia politica al Femminile
dibatiito sul volume pubblicato da Donzelli
Porto Antico - Genova
martedì 3 settembre 2013, ore 19,00

Intervengono: Livia Turco, Francesca Russo, Nicla Vassallo, Marina Costa

Una figura emblematica: Nilde Iotti è davvero, come pochi altri, un’effigie del Novecento, di quel «secolo breve» le cui date coincidono con la sua stessa biografia (1920-1999). Dalla formazione cattolica, all’impegno militante nel Pci, alla svolta postcomunista del 1992; dalla laurea alla Cattolica di Milano ai primi coinvolgimenti nell’antifascismo e nella Resistenza; dall’elezione all’Assemblea costituente, alla partecipazione diretta alla stesura del testo costituzionale, alla lunghissima attività parlamentare, fino alla presidenza della Camera dei deputati, tenuta ininterrottamente per tre legislature. La vicenda di Nilde Iotti rappresenta davvero un caso esemplare di coinvolgimento nella vita pubblica del nostro paese, con un tratto che è sempre caratterizzato dalla fortissima dimensione femminile di ogni suo gesto, di ogni suo impegno. Ma sbaglierebbe chi si fermasse a sottolineare solo il lato politico: non meno importante è il contrappunto in termini personali di una vicenda affettiva, di una dimensione privata vissuta con schiva dignità e con consapevole coraggio. Quando, a ventisei anni, Nilde entra nell’emiciclo di Montecitorio, scoppia anche, irrefrenabile, l’amore con Palmiro Togliatti – il capo comunista, l’uomo sposato, di 27 anni più vecchio di lei. Di quell’incontro, punto di svolta di una vita, Luisa Lama ricostruisce la drammatica e coinvolgente intensità, anche sulla base di un documento straordinario, che per la prima volta viene qui alla luce: il carteggio inedito intercorso tra i due innamorati tra l’agosto del 1946 e l’agosto del 1947. 

SHIRIN NESHAT - FAOURSCHOU FOUNDATION BEIJING



SHIRIN NESHAT
Faurschou Foundation Beijing
798 Art District, NO2 Jiuxuanquao Road - Beijing
13/4/2013 - 8/9/2013

The Faurschou Foundation Beijing is honored to present Shirin Neshat's 'The Book of Kings'. The exhibition features a new body of photography works and a video installation by the internationally acclaimed Iranian artist. Her work interweaves an austere yet sensuous visual language with music, poetry, and history, as well as the political and philosophical.
Neshat's new photography series 'The Book of Kings' is inspired by the 60,000-verse epic poem, Shahnameh (Book of Kings), by the 11th century poet Ferdowsi, which chronicled the history of Iran through the 7th century Islamic conquest of Persia. Interweaving history, poetry and politics, the series is set against the backdrop of the recent Arab Spring, and the Iranian Green Movement, which brought hundreds of thousands onto the streets across Iran in June of 2009 in protest against corrupt power. Just as Shahnameh cast the Islamic conquest of Persia as a tragedy, so 'The Book of Kings' commemorates the countless masses of unknown citizens who courageously sacrificed themselves in the name of justice across the Middle East and Arab world.
The series is comprised of three groups of large-scale, black and white portraits, hand-annotated with poetry and prison writings in Farsi calligraphy - the Villains, the Patriots, and the Masses. In these works, the individual becomes monumental and the political becomes personal.
The villains look their part. Phalanxes of soldiers on horseback riding into bloody battle adorn their bare chests, arms. Painted on the surface of the photographs, these images are depictions of the ancient tragedy, chronicled in Shahnameh, parallels are drawn between the contemporary regime and the Islamic conquers of old. The only color in the stylized drawings overlaid atop the photographs is red for the blood of the martyrs that was spilled defending Persia against the invaders, alluding to a new generation of martyrs today.
"The Patriots" gaze earnestly into the camera, hands on hearts, adorned with exquisite calligraphic renderings of Persian poetry, lines from Iranian prison memoirs, verses from the Shahnameh. But who are the Patriots really? Are they those who seek to change to the system and build a more just one? Are they patriots supporting the current regime? Or, perhaps they are both, and it is history itself that turns on this irresolvable ambiguity.
The Masses are represented by a grid of 45 portraits, similarly inscribed with Neshat's meticulous calligraphy. Paying homage to these unknown citizens who demonstrated the power of the powerless as they took to the streets, she captures their faces almost void of expression, as if history were still waiting to be inscribe itself upon them. Will they become martyrs, patriots, or villains? Perhaps Neshat leaves this question intentionally open.
The three-channel video, 'OverRuled' (2011), presents an modern remake of the trial of 10th century Sufi dervish martyr, the poet Mansur Al-Hallaj, accused of heresy and executed by public dismemberment. Al-Hallaj's belief in the possibility of an unmediated, experiential, spiritual connection to God, was deemed blasphemous by the Caliphate, just as artists and writers are treated as potentially subversive in many places today. Neshat transforms the story of his trial and execution into an allegory of spiritual overcoming.
Neshat's interlacing of the historical and the contemporary valorizes the vulnerable yet tenacious ways that people struggle to reclaim their agency, offering rich visual and aural narratives of how the human spirit can reclaim its dignity even in the face of brutal repression.

Born in Qazvin, Iran, in 1957, Shirin Neshat moved to the US in 1974, where she studied art. The historic rupture of the 1979 Islamic Revolution in Iran changed her life and creative practice. She gained international prominence in 1995 with her iconic series of black and white, calligraphy-overlaid photographs, 'Women of Allah'. She broke new ground winning the Golden Lion award at the Venice Biennale (1999) for her video installation, 'Turbulent', and the Silver Lion at the International Venice Film Festival (2009) for directing 'Women Without Men'. Solo exhibitions include shows at the Museo de Arte Moderno, Mexico City; Contemporary Arts Museum, Houston; Walker Art Center, Minneapolis; Castello di Rivoli, Turin; the Art Institute of Chicago; the Serpentine Gallery, London; Neshat has participated in the New Orleans Biennial (2008), Documenta XI, Whitney Biennial (2000), and the Venice Biennale (1999). She lives and works in New York City. 

LAURE PROUVOST: FARFROMWORDS - COLLEZIONE MARAMOTTI, REGGIO EMILIA



LAURE PROUVOST
FARFROMWORDS
Cllezione Maramotti
via Fratelli Cervi 66 - Reggio Emilia
dal 5 maggio al 3 novembre 2013

Farfromwords: car mirrors eat raspberries when swimming through the sun, to swallow sweet smells è il progetto di Laure Prouvost, vincitrice della quarta edizione del Max Mara Art Prize for Women, in collaborazione con Whitechapel Gallery. La grande video installazione è una sorta di personale Grand Tour italiano e affronta l’idea di bellezza e piacere sperimentati durante una residenza in Italia. In particolare il video Swallow trasmette un piacere visivo e sensoriale attraverso il ritmo leggero del respiro che accompagna immagini surrealiste e inquadrature di cieli azzurri, frutta matura e ninfe contemporanee.

Immagine: Laure Prouvost, Swallow (2013). Film stills, digital video. Courtesy dell'artista e MOT International 

BARBARA AGOSTI: GIORGIO VASARI - OFFICINA LIBRARIA 2013

BARBARA AGOSTI
GIORGIO VASARI
Luoghi e tempi delle "Vite"
Officina libraria, 22/8/2013

Le "Vite" di Giorgio Vasari, pubblicate a Firenze nel 1550, sono la pietra fondativa della storia dell'arte quale ancora oggi la intendiamo, nei suoi strumenti e metodi essenziali. Seguire il filo dell'attività del pittore aretino nei molti diversi contesti italiani in cui fu operoso (Roma, Bologna, Venezia, Napoli, Firenze e tanti centri della Toscana...), e considerare la sequenza dei viaggi, i rapporti con i committenti (principi della terra e della Chiesa come i Medici o i Farnese, ma anche ordini religiosi, collezionisti e mercanti), gli amici, il mondo degli umanisti e dei letterati (ad esempio Pietro Aretino, Andrea Alciato, Annibal Caro...), i tempi e i modi di lavoro, permette di fare luce sulla maturazione della dirompente impresa storiografica vasariana, sulla sua impostazione e sulle sue ragioni critiche. A fronte della radicale novità segnata dalla prima edizione dell'opera, concepita dall'autore in un momento precoce del suo percorso, profondamente differenti sono i criteri e le aspirazioni cui corrisponderà la rielaborazione del testo in vista della edizione molto ampliata del 1568, ormai del tutto allineata ai valori del principato mediceo. La nuova versione delle "Vite" prende corpo infatti nell'ultima stagione trascorsa da Vasari alla corte fiorentina, quando si consolida la sua posizione di regista della politica culturale di Cosimo I, con il coordinamento del grande cantiere architettonico e decorativo di Palazzo Vecchio. 

GIUSEPPE CAPRIOTTI: L'ALIBI DEL MITO - IL MELANGOLO 2013

GIUSEPPE CAPRIOTTI
L'ALIBI DEL MITO
Un'altra autobiografia di Benvenuto Cellini
Il Melangolo, 29/8/2013
collana "Università"

I protagonisti di questo saggio sono lo scultore fiorentino Benvenuto Cellini, il suo amato garzone Fernando da Montepulciano e tre sculture di marmo realizzate alla metà del Cinquecento: il Ganimede, l'Apollo e Giacinto e il Narciso, oggi al Museo del Bargello di Firenze. Nel racconto dell'ideazione e della gestazione di queste tre statue, lette anche alla luce della produzione poetica dell'artista, l'indagine sugli usi del mito greco nella lussuosa corte di Cosimo I de' Medici s'intreccia con la storia di un maestro e dei suoi amori illeciti, nati in un'affollata e operosa bottega scultorea fiorentina. 

EDUARDO MONO CARRASCO: SALVADOR ALLENDE, UN UOMO UN POPOLO - CASA AMERICA, GENOVA



EDUARDO MONO CARRASCO
SALVADOR ALLENDE UN UOMO UN POPOLO
Casa America
Villa Rosazza, piazza Di Negro 3 - Genova
dal 29 agosto al 13 settembre 2013

in collaborazione con Archimovi - Archivio dei Movimenti - Genova

Giovedì 29 agosto ha aperto a Fondazione Casa America (Villa Rosazza, piazza Dinegro 3) la mostra Salvador Allende, un uomo, un popolo (un hombre, un pueblo) 40 anni dopo il golpe di Pinochet 11 settembre di Eduardo Carrasco, con la collaborazione di Elena Rusca.
L’esposizione raccoglie foto del presidente Allende del golpe del 1973 e delle manifestazioni che ne seguirono. La mostra del grafico, muralista e promotore culturale cileno è visitabile fino a venerdì 13 settembre, dalle 9.30 alle 12.30 e dalle 15.30 alle 18.30, con esclusione di sabato e domenica. L’ingresso è libero.