mercoledì 26 settembre 2012

THE SUPERSURREALISM - MODERNA MUSEET, MALMOE



THE SUPERSURREALISM
curator John Peter Nilsson
Moderna Museet
Gasverksgatan 22 - Malmö
27/9/2012 al 20/1/2013 

This autumn, Moderna Museet Malmö is presenting surrealism as it has never before been shown. In the museum’s largest ever exhibition, THE SUPERSURREALISM takes over the entire building. Visitors are invited on a voyage in time that sets off in 1591 with Arcimboldo, and ends in 2012 with new works by Carsten Höller and Magnus Wallin. In between are works by classic surrealists such as Salvador Dalí, Meret Oppenheim and Max Ernst. THE SUPERSURREALISM looks at the time before, during and after the surrealist period, in an attempt to explore how surrealism is expressed today. Does it still have its power to shock, surprise and outrage? 
Moderna Museet has a substantial collection of surrealist works from the crucial years around 1920-40, comprising paintings, sculptures and objects. It includes legendary artists such as Salvador Dalí, Meret Oppenheim, Louise Bourgeois, Max Ernst, Man Ray and many others. This collection forms the core of THE SUPERSURREALISM, meaning that the entire collection of surrealist works will be shown for the first time in the Öresund region. A key work is Salvador Dalí’s famous painting The Enigma of William Tell from 1933, which practically never leaves Moderna Museet in Stockholm. The presentation in Malmö is therefore unique: 
“The Enigma of William Tell is usually not lent from Moderna Museet in Stockholm. Pontus Hultén bought the painting in 1967 directly from Dalí, and Moderna Museet has only lent it out twice. Together with Rauschenberg’s goat, “The Buttock” is Moderna Museet’s most famous work of art, and it is considered to be one of the most prominent surrealist works and one of Dalí’s finest,” says John Peter Nilsson, director of Moderna Museet Malmö and curator of this exhibition. 
THE SUPERSURREALISM is an experimental presentation. Featuring more than 100 works - borrowed, newly-produced, or from the museum's own collection - THE SUPERSURREALISM takes off on a 450-year voyage into the subconscious. Apart from classic surrealism, a substantial part of the exhibition consists of works from the post-war period until today. Contemporary works by artists such as Nathalie Djurberg and Magnus Wallin and a spectacular new work by Carsten Höller are juxtaposed with post-war existential depths, 1960s psychedelic art, sexual liberation and transcendental approaches to identity. The prehistory of surrealism will also be dealt with in a spatial curiosity cabinet. Skokloster Castle has contributed a renaissance painting by Arcimboldo, while the Nationalmuseum in Stockholm has lent us etchings by Piranesi and the symbolist painter Odilon Redon. A true rarity is the never-before exhibited drawing book by Hilma af Klint, which foreshadows surrealism's automatic writing. Altogether, the exhibition develops into an eruption of supersurrealistic images. 

“Just before he died, the founder of surrealism, André Breton, said that ‘surrealism existed before me and I believe it will also outlive me’. Inspired by his statement, this exhibition features works stretching from 1566 to 2012, arranged according to an inverted chronology in three chapters: before, during and after. Not everything is strictly surrealist, but it can be regarded in relation to surrealism,” says John Peter Nilsson. 
The writer Douglas Coupland presents his view on supersurrealism in a new essay in the exhibition folder, which he also designed. In his essay, Coupland identifies how media such as the internet affect the collective subconscious in our online world. 
“Douglas Coupland has shown himself to be an astute interpreter of contemporary society ever since his first novel ‘Generation X’ in 1996. He proposes that the internet can be seen as a reflection of our subconscious. All our hidden fantasies and desires are revealed on the web. The impact of this digital reality gives a new perspective on concepts such as time and space, an aspect that has been explored in art, especially from the 1960s and onwards,” says John Peter Nilsson. 

ROSSELLA ANITORI: VITE INSIEME - DERIVEAPPRODI 2012

ROSSELLA ANITORI
VITE INSIEME
Dalle comuni agli ecovillaggi
DeriveApprodi, 26/9/2012
collana "I libri di DeriveApprodi" 

Il sogno di una comunità solidale ed egualitaria attraversa da secoli la storia dell’umanità. L’esigenza di aggregarsi e di investire in un progetto di vita comune ha portato più persone ad allontanarsi dalla propria comunità di origine per fondarne una nuova. Questo libro – utilizzando gli strumenti dell’inchiesta sul campo – racconta e analizza il movimento comunardo contemporaneo che partendo dalla rivoluzione culturale negli Usa si allarga fino a comprendere le odierne esperienze europee e italiane. 
Nel corso del tempo la geografia della vita comunitaria è cambiata: le esperienze più radicali e ideologiche hanno lasciato spazio agli «ecovillaggi», un modello di vita condivisa ispirato alle pratiche e alle teorie di una più generale cultura ecologica.′ Le Comuni di seconda generazione rappresentano uno stadio più avanzato del discorso comunitario. Se le prime erano soprattutto esperienze di contestazione, le seconde si presentano come proposte di un vissuto collettivo concreto, realisticamente alternativo. A guidare le nuove realtà comunarde è l’idea di una vita sottratta agli imperativi della società dei consumi, di comunità aperte e integrate nel territorio capaci di testare altri rapporti sociali ed economici. Nella ricerca di nuovi valori d’uso, di altre conviviali 


MARCO AIME - DAVIDE PAPOTTI: L'ALTRO E L'ALTROVE - EINAUDI 2012

MARCO AIME - DAVIDE PAPOTTI
L'ALTRO E L'ALTROVE
Antropologia, geografia e turismo
Einaudi, 25/09/2012
collana "Piccola biblioteca Einaudi. Nuova serie" 

Il filo conduttore del saggio è costituito dall'immaginario legato al turismo. Con immaginario si intende la complessa galassia di costruzioni culturali che ruota intorno alla appetibilità turistica di un luogo ed alle pratiche del marketing di attrazione. Dietro ogni scelta e prassi del turismo, infatti, si trova un insieme di aspettative, desideri e preconcetti, spesso socialmente condivisi, relativi ai luoghi di destinazione ed alle persone e comunità che ivi risiedono. Le varie sezioni sono strutturate secondo un processo "binario", nel quale uno specifico oggetto di riflessione è analizzato dai due punti di vista disciplinari, compatibili e complementari. Il testo è corredato da curiose illustrazioni (cartoline e altri materiali utilizzati con lo scopo di attrarre il turista) ed è arricchito da specifici box di approfondimento, dedicati di volta in volta a precise tematiche, problemi lessicali e definitori, casi di studio, aneddoti. 

GUGLIELMO BOZZANO - ACCADEMIA LIGUSTICA, GENOVA



GUGLIELMO BOZZANO
Mostra antologica
a cura di Martina Corgnati
Accademia Ligustica di Belle Arti
Largo Pertini 4 - Genova
dal 27 settembre al 30 novembre 2012 

Si inaugura a Genova il 27 settembre 2012, presso l’ Accademia Ligustica di Belle Arti, la mostra antologica di Guglielmo Bozzano. La mostra, che si svolge sotto l'Alto Patronato del Presidente della Repubblica, celebra il Maestro in occasione del centenario della sua nascita con una vasta selezione di quadri ad olio, acquerelli, disegni, ceramiche, concernenti l'intero arco produttivo dell’artista. 

Bozzano è artista profondamente radicato nella sua Liguria e ne interpreta il carattere schivo, umile e moralmente severo. Nella sua lunga carriera non cercò mai il consenso commerciale, ma inseguì soltanto la serenità di un animo vasto e inquieto. 
Di raffinata cultura, non solo pittorica ma anche letteraria, nutrita attraverso numerosi viaggi e contatti con i maestri dell’arte e della letteratura nazionale tra cui Montale, Sbarbaro, Caproni, Carrà. 

Guglielmo Bozzano nasce a Varazze nel 1913, insegna presso il Liceo Artistico “Nicolò Barabino” di Genova e viene insignito del titolo di Accademico di Merito dell'Accademia Ligustica di Belle Arti. La sua attività espositiva inizia nel 1941 con mostre personali in Liguria e in Italia. 

Tra i temi ricorrenti nella sua opera emergono il paesaggio e il mare, che è il mare di Varazze, il mare della sua infanzia, con le sue calme assolute e le sue improvvise bufere. 
“Pittore di paesaggio” così lo disegna Martina Corgnati, curatrice della Mostra “ e di un paesaggio in qualche misura sempre addomesticato, noto, familiare. La sproporzione delle vecchie case liguri, troppo alte e apparentemente quasi sbilanciate nella loro modesta larghezza, che sembra insufficiente a sostenerle; i colori vivaci degli intonaci, rosa, gialli, rossi pompeiani, il paesaggio sempre profondamente antropizzato, modellato dalle esigenze dell'uomo non meno che dalle forze geologiche”. 
Bozzano ebbe riconoscimenti da parte di figure importanti del panorama artistico del suo tempo: con acuta intelligenza, Aligi Sassu lo definì “poeta dello sguardo”, così come Lucio Fontana lo presentò nel catalogo d'una mostra personale come “pittore sensibile e talvolta commosso … con le sue passioni e inclinazioni sentimentali vive, ma sempre regolate, ordinate, risolte in stile”. 

Le opere esposte sono tutte di proprietà della Fondazione Bozzano-Giorgis, creata dalla moglie Vanna Giorgis. 
La Fondazione Bozzano-Giorgis ha la struttura di una “Casa-Museo”. La sede è nell’ abitazione del Maestro, dove si trova anche la stanza-studio nella quale svolse la sua intensa attività artistica. Le collezioni d'arte e librarie sono inserite nell'arredamento secondo la disposizione voluta e costruita nel tempo dai coniugi Bozzano. 

martedì 25 settembre 2012

MIRIAM CAHN: LACHEN BEI GEFAHR - BADISCHER KUNSTVEREIN, KARLSRUHE



MIRIAM CAHN
LACHEN BEI GEFAHR
Badischer Kunstverein
Waldstraße 3 - Karlsruhe
dal 26/9/2012 al 25/11/2012 

Badischer Kunstverein is pleased to present the largest exhibition in Germany to date by Swiss artist Miriam Cahn. A selection of works will be shown across all three levels of the building, ranging from the late 1970s to today. Though Cahn predominately works with the format of oil painting, she also explores the mediums of drawing, performance, film, and photography. The themes found in Cahn’s pictures revolve around femininity, sexuality, love, violence, or destruction. 

Influenced by performance art and the feminist movement of the 1960s and 1970s, Miriam Cahn’s approach to art proves radical and unconventional. Evading the usual criteria used to classify artists, especially when it comes to her selection of working methods, Cahn pursues a tenacious interplay between her various formats, which she frequently joins together as densely constellated “clusters” in the exhibition setting. 
Cahn initially delved into drawing before turning to color and oil painting in the early 1990s. She has repeatedly emphasized how drawing, with its more transient character, offers a welcome counterpole to the conventional conception of the oil painting as an autonomous, self-contained artwork shadowed by chiefly male connotations. In this respect, Cahn’s drawing practice may be considered a feminist one in that she spawned her large-format drawings with the full force of her body, crawling on hands and knees, sometimes even in the nude and with eyes closed. Movement and performance are key concepts in her art, with the body becoming the pivotal moment—not only as motif in the representations, but also as medium of its execution. As the artist proclaimed in an earlier work on interior and exterior space, “my womanhood is the public facet of myself,” and she accordingly oriented the rhythm of her work to the female cycle. Works that centered on menstruation and ovulation came to life, and pictorial motifs were divided into male and female categories. 

In her approach to painting, Cahn remains faithful to the process-oriented character of drawing by initiating pictures without carefully charting the direction ahead of time, sometimes following an imaginary image or the memory of a dream. And though Cahn’s painting may be characterized as figurative, her bodies, faces, plants, and animals are never executed with attention to every detail. While some aspects of anatomy are realistically modeled, others remain sketchy or show a silhouette that spectrally disappears into an uncertain background. Not infrequently, concrete political events find expression in Cahn’s various paintings, including the wars in Beirut (1982), in Iraq (1991), or in Sarajevo (1992). Besides weapons or warships as recurring (male) motifs, her pictures also reflect aerial views of nuclear power plants and test sites, or vibrant watercolors of atomic explosions. Yet Miriam Cahn’s images are not political in the sense of illustrating topics; indeed, their political air arises from lending themselves to interpretation as the expression of a subjective sense of discomfort regarding precarious social and political affairs. 

The exhibition LACHEN BEI GEFAHR gathers a variety of works selected by the artist with close consideration of the Kunstverein’s spatial relations. Alongside her large-format chalk drawings bright individual pictures encounter series created in oil, aquarelle, pastel, or watercolor. A separate exhibition section presents the artist’s performative and text-based works along with her filmic work in Super-8. 
LACHEN BEI GEFAHR encompasses more than 30 years of artistic creation in the life of Miriam Cahn. Despite numerous invitations, both in Switzerland and abroad, with such important stops as documenta 7 in Kassel or the 41st Venice Biennale, her artwork has not been shown as a solo exhibition in Germany for quite some time. This will now be remedied by the comprehensive exhibition in Karlsruhe. 

Supported by Pro Helvetia, Swiss Arts Council and Kultur Basel-Stadt 

FLAVIO FAVELLI: LA VETRINA DELL'OSTENSIONE V - MAXXI, ROMA



FLAVIO FAVELLI
LA VETRINA DELL'OSTENSIONE V
Installazione nella Hall
MAXXI - Museo nazionale delle arti del XXI secolo
via Guido Reni 4a - Roma
dal 26/9/2012 al 21/10/201 

Una vecchia cassa armonica recuperata nel Salento; una struttura a forma di tempietto usata dalle bande di paese; un artista che si mette in scena come se si guardasse in uno specchio. E’ La Vetrina dell’Ostensione V, performance di Flavio Favelli pensata appositamente per il museo che viene presentata al MAXXI mercoledì 26 settembre, alle ore 18.30 (ingresso libero). 
Il lavoro fa parte della rassegna ACTING OUT, progetto dedicato alla performance italiana contemporanea, organizzata dal MAXXI Arte diretto da Anna Mattirolo. 

La Vetrina dell’Ostensione V fa parte di una serie, iniziata da Flavio Favelli nel 2001, nella quale l’artista si mette in scena: in una vetrina, che diventa una sorta di palcoscenico, oggetti, piccoli arredi e persone stabiliscono relazioni nuove e danno origine ad azioni diverse. L’artista si muove attraversando questo panorama come se si trovasse davanti ad uno specchio che necessita di qualcuno che guardi perché si possa attivare. 
Dice Flavio Favelli – “Nel 2001 mi sono messo in vetrina in via Rialto a Bologna (…) Dovevo espormi perché queste cose o si fanno in prima persona o non valgono nulla. Vetrina perché ero in vetrina di un negozio sfitto e volevo mostrare il mio corpo insieme a tutti i miei vestiti. Per il suo matrimonio negli anni ‘20 mia nonna aveva la volpe bianca e una calotta di piume, mio nonno era in uniforme e tutto era esposto ed esibito insieme al corpo di Cristo col suo Preziossimo Sangue. Tutto era un’Ostensione.” 
La performance viene realizzata all’interno dell’opera Palco Rettorico che resterà esposta nella hall del MAXXI fino al 21 ottobre 2012. Palco Rettorico è un lavoro che Favelli ha appena realizzato: una vecchia cassa armonica, recuperata nel Salento, una struttura a forma di tempietto usata dalle bande di paese che negli spazi del museo rimane gigantesca e silenziosa davanti agli spettatori. L’artista realizza una installazione carica di emotività, che ci porta in un tempo lontano, aiutandoci a capire il presente attraverso i segni del passato: “ ho utilizzato la struttura delle vecchie luminarie come materiale per nuove opere capaci di raccontare il territorio e il paesaggio” (Flavio Favelli). 

La scelta degli artisti coinvolti in ACTING OUT tutti nati tra gli anni Sessanta e Settanta, vuole rappresentare la ricerca di una generazione concentrandosi sull’uso della performance. 
Alex Cecchetti, Bruna Esposito, Marzia Migliora e Flavio Favelli con lavori pensati appositamente per il MAXXI e con linguaggi e metodologie diversi, creano narrazioni accomunate dalla volontà di relazionarsi con lo spazio del museo e con la realtà sociale, politica e storica in cui operano. 
La complementarità forte che esiste tra le performance e ciò che da esse si genera, viene raccontata dalla mostra ACTING OUT. Artisti italiani in azione a cura di Anne Palopoli e Monia Trombetta del MAXXI Arte. 
ACTING OUT sarà aperta fino al 7 ottobre 2012 negli spazi della Sala Gian Ferrari. 

Flavio Favelli (1967) vive e lavora a Savigno (Bologna). La ricerca artistica di Favelli rimanda alla quotidianità e al suo vissuto personale, l’artista realizza delle performance-azioni nelle quali crea uno spazio fisico e mentale che modifica la percezione degli spettatori. Elementi architettonici ed oggetti di arredo si trasformano in elementi visionari che permettono l’emergere di emozioni latenti, rivelando così la poeticità presente nella realtà quotidiana. Ha esposto in spazi pubblici e privati in Italia e all’estero. Tra i principali progetti personali: Centro Arti Visive la Pescheria, Pesaro (2010), Museo Marino Marini a Firenze (2009), Fondazione Maison Rouge, Parigi (2007), Fondazione Sandretto Re Rabaudengo, Torino (2007), Projectspace176, Londra (2005), Museo Pecci, Prato (2005), IIC, Los Angeles (2004), Artinprogress, Berlino (2002). Tra le mostre collettive ricordiamo: 11° Biennale dell'Avana a Cuba (2012), La storia che non ho vissuto al Museo del Castello di Rivoli (2012), IBID Project a Londra (2011), Progetti Speciali al MACRO, Roma (2011), Sotto quale cielo? Museo Riso, Palermo (2011), Spazio, Museo MAXXI, Roma (2010), Italics, Palazzo Grassi, Venezia e al MCA, Chicago (2008); XV Quadriennale di Roma (2008), Elgiz Museum, Istanbul (2008) e Clandestini, 50° Biennale di Venezia (2003). 

IL MONDO DELLE FIGURE - CAROCCI 2012

IL MONDO DELLE FIGURE
a cura di Luigi Allegri e Manuela Bambozzi
Burattini, marionette, pupi, ombre
Carocci, 20/9/2012
collana "Studi superiori" 

Le marionette sono affascinanti testimonianze di una tradizione millenaria. In questo libro, ciò che oggi viene chiamato "teatro di figura" (burattini, marionette, ombre, pupi) viene indagato, per la prima volta in modo sistematico e completo, nella complessità delle sue forme e delle sue tradizioni. Dall'India alla Cina, dal Giappone all'Africa, dalle Americhe all'Oceania, ma con uno sguardo privilegiato per l'Europa e l'Italia, sono illustrati i rapporti delle figure col teatro d'attore, la cultura popolare, il cinema, la pittura, la musica.