venerdì 25 settembre 2015

MICHAEL DENNING: NOISE UPRISING - VERSO BOOKS 2015




MICHAEL DENNING
NOISE UPRISING
The Audiopolitics of a World Musical Revolution
Verso Books
August 2015

A radically new reading of the origins of recorded music.

Noise Uprising brings to life the moment and sounds of a cultural revolution. Between the development of electrical recording in 1925 and the outset of the Great Depression in the early 1930s, the soundscape of modern times unfolded in a series of obscure recording sessions, as hundreds of unknown musicians entered makeshift studios to record the melodies and rhythms of urban streets and dancehalls. The musical styles and idioms etched onto shellac disks reverberated around the globe: among them Havana’s son, Rio’s samba, New Orleans’ jazz, Buenos Aires’ tango, Seville’s flamenco, Cairo’s tarab, Johannesburg’s marabi, Jakarta’s kroncong, and Honolulu’s hula. They triggered the first great battle over popular music and became the soundtrack to decolonization.

Michael Denning is the William R. Kenan, Jr., Professor of American Studies at Yale University, and the co-director of Yale’s Initiative on Labor and Culture. He is the author of Culture in the Age of Three Worlds; The Cultural Front: The Laboring of American Culture in the Twentieth Century; Mechanic Accents: Dime Novels and Working-Class Culture in America; and Cover Stories: Narrative and Ideology in the British Spy Thriller. He coordinates the Working Group on Globalization and Culture, whose collective work includes “Going into Debt,” published online in Social Text’s Periscope, and “Spaces and Times of Occupation,” published in Transforming Anthropology. In 2014, he received the Bode-Pearson lifetime achievement award from the American Studies Association.

RENZO PIANO: PROGETTI D'ACQUA - MUSEO NAVALE, GENOVA PEGLI




RENZO PIANO
PROGETTI D'ACQUA
Museo Navale - Villa Doria piazza Bonavino 7 - Pegli
26/9/2015 - 1/11/2015

L´acqua, pur non essendo un materiale da costruzione come il calcestruzzo o l´acciaio, ha un ruolo fondamentale nei progetti di Renzo Piano.
La mostra indaga i molteplici rapporti che legano l´architetto genovese a questo elemento.
Si tratta di rapporti che traggono origine nell´attrazione di Piano verso il doppio carattere – minerale e marino – di Genova: il “sibilo dei mulinelli di vento” nei carrugi percorsi dalle raffiche e il mare aperto, la luce riflessa dai marosi e le uscite in barca a vela.
È questo il motivo per il quale Pegli e il Museo Navale rappresentano la location ideale per la mostra: qui Piano è nato e cresciuto (frequentando il liceo classico nello stesso edificio che oggi ospita il Museo) qui ha compiuto i primi passi come architetto (con lo studio prima a via Nicoloso da Recco, poi a viale Modugno), qui ha costruito le prime barche a vela e compiuto le prime uscite per mare.
La mostra, curata dalla Fondazione Renzo Piano, dal Renzo Piano Building Workshop, da Pegli Live e dal CUP (Centro Universitario del Ponente), è stata realizzata in collaborazione col Comune di Genova e il Mu.MA – Istituzione Musei del Mare e delle Migrazioni ed ha il patrocinio della Presidenza del Consiglio dei Ministri.

Il catalogo della mostra è edito dalla Fondazione Piano. I testi sono di Luciano Caprile e Lorenzo Ciccarelli.

giovedì 24 settembre 2015

RAFFAELLO - REGGIA DI VENARIA




RAFFAELLO
a cura di Gabriele Barucca e Sylvia Ferino
Reggia di Venaria Reale
Piazza Della Repubblica 4 - Venaria
25/9/2015 - 24/1/2016

Il fulcro della mostra è costituito da un nucleo di celebri capolavori di Raffaello, che evocano il racconto della sua prodigiosa carriera artistica, le persone che ha conosciuto, le diverse città dove ha vissuto. A documentare gli anni della sua formazione è una scelta di opere dei maestri che hanno avuto un ruolo fondamentale, vale a dire il padre Giovanni Santi, il Perugino, il Pinturicchio e Luca Signorelli.
La mostra intende accostarsi alla geniale personalità di Raffaello anche da un punto di vista inconsueto e imprevedibile, vale a dire illustrando il suo impegno creativo verso le cosiddette “arti applicate”, che tradussero nelle rispettive tecniche suoi cartoni e disegni nonché incisioni tratte dalla sua opera, e che nel corso del Cinque e Seicento costituirono il veicolo privilegiato per la diffusione e la conoscenza in Italia e nel resto d’Europa delle invenzioni figurative dell’Urbinate: arazzi, maioliche, monete, cristalli di rocca, placchette, smalti, vetri, armature, intagli.
Per le richieste di prestito delle opere sono coinvolte le più importanti istituzioni museali italiane e straniere come i Musei Vaticani, il Residenzschloss di Dresda, il Kunsthistorisches Museum di Vienna, il Victoria and Albert Museum di Londra, la Pinacoteca Tosio Martinengo di Brescia, gli Uffizi, la Galleria Palatina di Palazzo Pitti, il Museo Nazionale del Bargello e il Palazzo Corsini di Firenze, il Museo Internazionale delle Ceramiche di Faenza, la Galleria Nazionale delle Marche di Urbino, i Musei Civici di Pesaro e il Museo di Capodimonte di Napoli.
  

JOAN JONAS: LIGHT TIME TALES - MALMÖ KONSTHALL




JOAN JONAS
LIGHT TIME TALES
Malmö Konsthall
St. Johannesgatan 7 - Malmö
25/9/2015 - 10/1/2016

Malmö Konsthall presents Light Time Tales, a landmark retrospective exhibition of works by Joan Jonas. A key figure in art for the past fifty years, her work continues to evolve and to break down disciplinary boundaries.
Held in collaboration with HangarBicocca (Milan), Light Time Tales is the largest ever exhibition in Scandinavia devoted to the American artist, presenting multimedia installations and videos and placing new productions alongside foundational works. The exhibition also highlights Jonas’s pioneering research into the medium of video/film and performance.
The exhibition comprises four large-scale installations, including one from the MoMA collection (Museum of Modern Art), New York City, and several single-channel videos, which together create a constellation of Joan Jonas’s most important works. These range from Mirage (1976/1994/2005) to the more recent Reanimation (2010/2012/2013) and Double Lunar Rabbits (2010). The accompanying films and videos similarly span from the late 1960s up to the present day.
Light Time Tales offers insights into the dynamic artistic career of Joan Jonas. A great experimenter who is always exploring new multi-disciplinary collaborations, Jonas has invented a personal artistic language that interweaves video, installation and performance, creating a constant renewal of figurative art—with formal signatures that continue to inspire new generations of artists.
Light Time Tales was originally presented at HangarBicocca between 2 October 2014 and 1 February 2015, and curated by Andrea Lissoni with the curatorial assistance of Fiammetta Griccioli. The exhibition at Malmö Konsthall is co-curated by Andrea Lissoni and Diana Baldon.
To accompany the two exhibitions, Gregory R. Miller & Co. in association with Hatje Cantz, HangarBicocca and Malmö Konsthall have published the most comprehensive monograph to date on the work of the artist.
In November, Malmö Konsthall in collaboration with Malmö Art Academy, Lund University, and Schools of Visual Art, Royal Danish Academy of Fine Arts, are planning a conference. Details are forthcoming.

Joan Jonas (b. 1936 in New York, USA) is one of the first female artists to combine video and performance and is the author of reference books on performance art. Since the 1960s she has explored the theme of identity and the relationship between the body and its representation. Jonas is currently representing the United States of America at the 56th Venice Biennale with a new commission presented by the MIT List Visual Arts Center, Massachusetts.

Image: Joan Jonas. Light Time Tales

GEORGES BATAILLE: PICCOLE RICAPITOLAZIONI COMICHE - ARAGNO 2015




GEORGES BATAILLE
PICCOLE RICAPITOLAZIONI COMICHE
Scritti su Hegel 1929-1956
a cura di Massimo Palma
Aragno, 2015
Biblioteca Aragno

Per la cultura francese d’inizio Novecento, il nome di Hegel era poco più di un intruso, Moloch filosofico del più trito militarismo prussiano. Venne poi Alexandre Kojève e il suo seminario parigino per pochi, ma illustri (Queneau, Weil, Lacan…): l’immagine di Hegel cambiò completamente. Tra gli uditori c’era Georges Bataille, per il quale Hegel, in un originale intrico di sostanza teorica e aneddotica, diventò insieme un filo conduttore di riflessioni metafisiche, politiche ed economiche. E un incubo esistenziale ricorrente. Questa silloge raccoglie per la prima volta tutti i testi più importanti che dal 1929 al 1956 vedono svolgersi il personale corpo a corpo di Bataille con Hegel. Si tratta di articoli, lettere, stralci e frammenti della Somma ateologica, di recensioni di Hemingway o Edgar Morin, o di lunghi commenti alla lettera hegeliana. Si passa dallo stereotipo di un Hegel che annulla la soggettività all’indispensabile pensatore che ha svelato il carattere antropogenetico del sacrificio: quella di Bataille è una continua sfida lanciata al celebre testo della Fenomenologia dello spirito su servo e signore, le cui interpretazioni variano attraverso gli anni della catastrofe europea. Un vertiginoso laboratorio teorico e autobiografico, da cui periodicamente, per tre decenni, sortiscono “piccole ricapitolazioni comiche” del sistema hegeliano. Un capitolo indispensabile del pensiero del Novecento.

GIUSEPE LEONELLI: COMMENTARIO PENNIANO - ARAGNO 2015




GIUSEPE LEONELLI
COMMENTARIO PENNIANO
Storia di una poesia
Aragno, 2015
Biblioteca Aragno

Questo Commentario penniano è il primo commento integrale alla poesia di Sandro Penna che si va sempre più rivelando come uno dei maggiori poeti italiani del’900. Amato da alcuni dei più illustri scrittori e artisti del nostro tempo, la sua opera va lentamente penetrando nel gusto dei lettori più sensibili, compresi gli studenti delle nostre facoltà letterarie. Un commento non è un saggio critico. Un saggio critico è come un cavallo. Se ha buoni garretti, e per quanto focoso possa essere, il cavaliere lo porterà, al trotto o al galoppo, dove vuole. Il commento invece è sempre lui che ci porta; e non troveremo una sola meta, ma tante, che potrebbero reagire l’una con l’altra e proporci cose che non credevamo di trovare. Leggere non chiude, ma apre: il lettore si troverà di fronte a un poeta completamente rinnovato.

DAGLI IMPRESSIONISTI A PICASSO - PALAZZO DUCALE, GENOVA




DAGLI IMPRESSIONISTI A PICASSO
I capolavori del Detroit Institute of Arts
Cézanne, Degas, Gauguin, Kandinsky, Matisse, Modigliani, Monet, Picasso, Renoir, Van Gogh
a cura di Stefano Zuffi e Salvador Salort-Pons
Palazzo Ducale - Appartamento del Doge
piazza Matteotti 9 - Genova
25/9/2015 - 10/4/2016

Nel 1880, uno dei fondatori del Metropolitan Museum spronava i suoi connazionali americani a “convertire la carne di maiale in porcellane, il grano e i derivati in ceramiche preziose, le pietre grezze in sculture in marmo, le partecipazioni alle linee ferroviarie e i proventi dell’industria estrattiva nelle gloriose tele dei maestri più importanti del mondo”.
Nasce la straordinaria avventura culturale e imprenditoriale del collezionismo statunitense: un inimitabile scambio tra pubblico e privato, uno scenario del tutto nuovo per il mercato dell’arte internazionale, che porta alla creazione e al rapido sviluppo di grandi musei, considerati strategici per la crescita culturale dell’interna nazione.
Con tipico spirito americano, nel giro di pochi decenni, a cavallo del Novecento, si assiste a una vera e propria competizione per la formazione delle raccolte più complete, per l’acquisizione di opere-chiave, per la scoperta e la valorizzazione di artisti antichi e moderni. La scintillante Parigi della Belle Époque è il punto di riferimento principale, ma i collezionisti, i galleristi, gli antiquari, le case d’aste, i direttori dei musei americani sono impegnati in una continua corsa sostenuta non solo da ingenti risorse economiche, ma anche da un gusto aperto, libero da pregiudizi. E’ noto, ad esempio, che pittori come gli impressionisti o lo stesso Matisse sono stati apprezzati e acquistati prima da collezionisti americani (e russi), e solo in seguito apprezzati anche in Europa!
Le opere che saranno a lungo esposte nello splendido Appartamento del Doge ripercorrono il tragitto all’inverso che da Detroit porta al Vecchio Continente. La ricchezza della collezione di arte europea tra XIXX e XX secolo è data dalla sua completezza e dalla molteplicità dei linguaggi: un dialogo che coinvolge Van Gogh, Matisse, Monet, Modigliani, Degas, Monet, Manet, Courbet, Otto Dix, Degas, Picasso, Gauguin, Kandinsky, Cézanne, Renoir. Per la presenza di tutti i protagonisti, e per l’importanza delle opere, è possibile tracciare l’intera vicenda dell’arte europea dall’impressionismo alle avanguardie.
Il percorso della mostra è costantemente accompagnato da supporti didattici che inseriscono dipinti, artisti e movimenti nella dinamica storica di cinquanta anni densi di capolavori, organizzati secondo un criterio cronologico.
Si comincia con la grande sala in cui si racconta la nascita del movimento, dell’idea che ha cambiato per sempre la storia della pittura: l’impressionismo.
La volontà di aprirsi alla luce libera della natura è una conquista che passa attraverso il realismo intenso di Courbet (Bagnante addormentata presso un ruscello) e le opere piacevolmente narrative di pittori “alla moda” come Gervex e Carolus-Durand, per approdare alla gloria del colore di un capolavoro di Monet, i radiosi Gladioli databili intorno al 1876. Altrettanto significativo è il luminoso Sentiero di Camille Pissarro, che costituisce un autonomo, libero sviluppo dell’impressionismo, riflesso in un ampio paesaggio di campagna. Significativa è la presenza di tre opere affascinanti di Renoir, a cominciare dalla Donna in poltrona che coincide con la prima mostra dell’Impressionismo (1874), per giungere a due opere della tarda maturità, ormai dopo la svolta dell’anno 1900.
Uno spazio autonomo, quasi una vera “mostra nella mostra”, è dedicato alla figura di Edgar Degas, di cui sono presenti cinque tele, in cui sono sviluppati tutti i temi fondamentali del grande pittore parigino: il ritratto, i cavalli, le inconfondibili ballerine. In ciascuna di queste tele si riconosce la grande perspicacia del disegno, con cui Degas fissa espressioni, gesti, sentimenti, con un percorso che è parallelo a quello degli impressionisti, ma anche di una grande, nobile autonomia.
Segue, subito dopo, un altro spazio monografico, quello che raccoglie quattro straordinari dipinti di Paul Cézanne. Anche in questo caso, le collezioni del museo di Detroit comprendono tutti i campi di ricerca del pittore: la figura umana, il paesaggio provenzale nei dintorni di Aix (con una delle ultime versioni della prediletta Montagna Sainte Victoire), la natura morta, le Bagnanti nel bosco. All’opposto di Van Gogh, Cézanne non si lascia travolgere dai sentimenti, ma ritorna più volte sugli stessi soggetti, indagandone con pazienza la forma, e combinando il colore luminoso degli impressionisti con una rigorosa logica geometrica ben radicata nella tradizione.
La sala più grande della mostra affronta uno dei temi più delicati e significativo dell’arte di fine Ottocento: il superamento dell’impressionismo, e l’aprirsi di nuovi orizzonti. La figura-chiave è quella di Vincent Van Gogh, che trasferendosi in Francia “scopre” la luce, e rispecchia una vicenda umana esaltante ma terribilmente sofferta in pennellate cariche di materia e di espressione. La Riva della Oise ad Auvers, del 1890, è un capolavoro che si impone per la esplosiva carica del colore, ma anche per le dimensioni significative. Indimenticabile è poi l’Autoritratto con il cappello di paglia (1887), un’esplosione di colore e di emozione, ma anche un primato assoluto: questa è la prima opera di Van Gogh esposta in un museo degli Stati Uniti. Immediato e molto intenso è il confronto con l’Autoritratto di Paul Gauguin (1893), meditabondo e un po’ sornione.
Alle dinamiche del postimpressionismo partecipano Pierre Bonnard, con l’incantevole Donna con un cane, e l’originalissimo Odilon Redon, la cui Evocazione di farfalle è uno dei dipinti più suggestivi e sorprendenti di tutta la mostra.
All’aprirsi del Novecento, Parigi si conferma il centro delle arti e della cultura. I pittori internazionali convergono sulle due leggere alture di Montmartre e di Montparnasse, alle estremità opposte rispetto al centro della Ville Lumiére. Prendono corpo gruppi e avanguardie, ma nel suo insieme si parla di una École de Paris, la “scuola parigina”. Uno dei massimi protagonisti è Henri Matisse, qui presente con tre opere memorabili, fra cui l’indimenticabile Finestra (1916), in cui un classico interno borghese viene scomposto in una serie di forme, tra la penombra e la piena luce. Appassionante è il dialogo con i tre ritratti (uno femminile e due maschili) di Amedeo Modigliani, il raffinato livornese, maestro indiscusso della linea, capace di evocare sentimenti segreti, con una intensità struggente. Le tele dei francesi Dufy e Rouault e del bielorusso Soutine confermano la spiccata internazionalità del contesto artistico parigino nei primi due decenni del XX secolo.
Il gruppo di capolavori delle avanguardie tedesche presenti a Detroit è senza paragoni nei musei nordamericani. Questa parte della mostra è quasi fisicamente dominata dall’Autoritratto di un ancora giovanissimo Otto Dix (1912), impressionante per la fermezza grafica e l’espressione decisa. Accanto ad artisti di spiccata autonomia, come Nolde (Girasoli) e Kokoshka (davvero spettacolari le due vedute di Dresda e di Gerusalemme), troviamo i protagonisti delle diverse tendenze in cui si articola il movimento espressionista in Germania. Il “Ponte”, con gli elettrizzanti Paesaggi di Kirchner e di Schmidt Rottluff, e le figure inquiete di Heckel e Pechstein; la “Nuova oggettività” di Beckmann; e infine la svolta geniale verso l’astrattismo, carico di colore e di emozione, impressa da Kandinsky, con il precoce Studio per quadro con forma bianca, del 1913.
La sala monografica dedicata a Pablo Picasso presenta sei tele, in un percorso che attraversa in pratica l’intera vicenda dell’arte del Novecento, dalla giovanile Testa di Arlecchino (1905) fino alla magmatica Donna seduta, dipinta nel 1960, quando Picasso era ormai alle soglie degli ottant’anni. Da un capolavoro all’altro, si seguono le svolte, gli scatti geniali, il continuo dinamismo mentale del grande pittore spagnolo. Si parte dal periodo blu, ancora legato alle lezioni accademiche, e con il Ritratto di Manuel Pallarés (1909) ci si ritrova sulle soglie della scomposizione cubista, una indagine sulle forme che si ispira chiaramente a Cézanne; la natura morta intitolata La bottiglia di Anìs del Mono (1915) è una evoluzione di questa ricerca, con gli oggetti disposti liberamente nello spazio, riconducibili alle sagome e alle materie essenziali. Sorprendente è il passaggio successivo, il “classicismo” dei primi anni Venti, conseguenza di un viaggio in Italia: il grande ritratto di Donna seduta in poltrona ne è un esempio di formidabile intensità e importanza. La ragazza che legge (1938) ci porta poi nel clima stilistico di Guernica (dipinta l’anno prima), con l’espressiva deformazione di visi e mani, pur senza perdere la forza intima del personaggio.