giovedì 1 ottobre 2015

ALICJA KWADE: MONOLOGUE FRON THE 11TH FLOOR - HAUS AM WALDSEE, BERLIN




ALICJA KWADE
MONOLOGUE FRON THE 11TH FLOOR
Haus am Waldsee
Argentinische Allee 30 - Berlin
19/9/2015 - 22/11/2015

For more than a decade the artist Alicja Kwade (b. 1979, Katowice/Poland) has probed questions of astrophysics and philosophy in her sculptural work. Employing simple means, she seeks to uncover several layers of reality: two branches stand in a corner. Various precious metals are stacked on the floor, like statistics blocks. Boulders and rocks flood into the exhibition space.
But can nature produce two identical branches? Is the metal’s value today the same as it was yesterday? Kwade does not intend to deceive the viewer. Rather, she wants to reveal the illusions to which he is constantly subjected. How could something be certain and predictable in a universe which is dynamic and changeable down to its tiniest particle? And yet our current economic system rests on the promise of absolute certainty.
Advertising and media cannot know the future. Instead they create phoney certitudes, subtly exploiting people’s fears for the future for their own gain. Dealing with these topics by artistic means, Alicja Kwade illuminates, by way of analogies, current consumerist thinking and present-day mental frailties.

A catalogue in German and English featuring an introduction by Katja Blomberg will be published with Verlag der Buchhandlung Walther König.

Image: Alicja Kwade, Theoretisches Gebilde I, 2015, copper, stones, 2015 (photo: Roman März, The ekard collection, courtesy Alicja Kwade and KÖNIG GALERIE).

PETER VOGEL: RITMI CIBERNETICI - MAAB GALLERY, MILANO




PETER VOGEL
RITMI CIBERNETICI
Maab Gallery
via Nerino 3 - Milano
2/10/2015 - 20/11/2015

La mostra personale dedicata a Peter Vogel, che si inaugurerà il prossimo ottobre alla MAAB Gallery di Milano, ripercorre la ricerca acustica e cinevisuale dell’artista nato a Friburgo nel 1937, noto a livello internazionale per le connessioni tra arte e tecnologia sviluppate a cavallo degli anni Sessanta e Settanta.
La mostra presenta una selezione di opere storiche, come Hochbein e Tiefer doppelton del 1978, e altre più recenti, datate all’ultimo trentennio di attività. Particolarmente significativo è Rhythmic sound n. 2 del 1999, un muro sonoro di cinque metri con cui lo spettatore potrà interagire per produrre una sinfonia tecnologica. Appositamente per la galleria MAAB, Vogel ha realizzato la scultura Fire and Water che – sollecitata dai rumori ambientali – produce ascensioni di luci rosse (simili a lamelle infuocate) e uno stillicidio di luci blu (ispirate alle cascate d’acqua); l’opera dimostra l’interesse dell’artista per i fenomeni naturali e per gli schemi psicologici a essi associati, come la "assuefazione" e i "riflessi condizionati". Diversamente, Vogel costruisce forme acustiche e strutture temporali che si ispirano a immagini o concetti più astratti. In ambo i casi, è di primaria importanza il coinvolgimento dello spettatore, il quale attiva e influenza le opere, ottenendo così un’esperienza sensoriale sempre eterogenea e molto complessa. Le strutture sensibili di Vogel sono infatti dotate di un sistema che può influenzare se stesso, creando un effetto mutevole in base all’incidenza del suono, del movimento, della luce e delle ombre.
La forma dei suoi Interaktive Objekte segue la funzione dell’oggetto: gli oggetti sonori, i rilievi di luce e le sculture cinetiche mettono in evidenza le loro componenti elettroniche, visualizzando così i sensori, gli amplificatori, gli altoparlanti e i LED che consentono una fruizione attiva. Dal dialogo-gioco tra il soggetto e l’oggetto nasce uno scambio di informazioni, un’alternanza di azioni e reazioni che modificano la percezione e la ricezione dei dati sensoriali, variando di intensità o durata a seconda delle diverse tipologie di oggetti. Ad esempio, gli impianti atonali e quelli polifonici si differenziano per sequenze ripetitive e altre più volubili, generando un campo di accadimenti e di possibilità che possono essere infiniti, così come infiniti sono i rapporti che si instaurano a livello interpersonale.

La mostra è accompagnata da un’importante monografia in italiano, inglese e tedesco, con testi critici di Alberto Zanchetta e una ricca selezione di opere, progetti, fotografie e documenti che testimoniano la cinquantennale carriera dell’artista.

GIAMPAOLA SPIRITO: IN-BETWEEN PLACES - QUODLIBET 2015




GIAMPAOLA SPIRITO
IN-BETWEEN PLACES
Forme dello spazio relazionale dagli anni sessanta a oggi
Quodlibet (8 ottobre 2015)
Collana: Quodlibet studio. Città e paesaggio

Questo saggio indaga l’in-between e lo ricolloca all’interno dell’attualità come possibilità operativa e strategica del progetto architettonico e urbano. In-between places non sono spazi astratti, dislocati, spaesanti, ma luoghi nei quali si attuano le relazioni tra gli elementi, con i contesti e i materiali preesistenti, tra le persone. L’in-between è un concetto che nasce nella seconda metà degli anni Cinquanta del secolo scorso come risposta alla visione dualistica del Moderno ed è assunto come spazio tra le cose o gli elementi del progetto da Aldo van Eyck e altri architetti appartenenti al Team X. Nell’età postmoderna è stato utilizzato per decostruire i codici e i canoni classici attraverso i quali, per secoli, si è interpretata la realtà, per ampliare lo spettro di lettura e riprodurre nuove complessità spaziali come accade in alcuni testi e opere di Peter Eisenman o Bernard Tschumi. Oggi, privato delle ideologie che hanno attraversato il secolo scorso, l’in-between può esprimere la condizione intermedia e terza del contemporaneo, ma soprattutto può rappresentare lo spazio di relazione tra gli individui e di connessione degli elementi del progetto architettonico che, in questo modo, torna a essere una composizione e, una volta costruito, un luogo abitato. A sostegno di questa tesi vengono perciò riletti i testi di alcuni grandi filosofi in parallelo a una gran numero di progetti architettonici, anche molto recenti, dello studio SANAA, di Sou Fujimoto, Aires Mateus, Campo Baeza e molti altri ancora.

GIANFRANCO MARELLI: UNA BIBITA MESCOLATA ALLA SETE - BFS 2015





GIANFRANCO MARELLI
UNA BIBITA MESCOLATA ALLA SETE
(Sull'Internazionale situazionista)
Biblioteca Franco Serantini (30 settembre 2015)
Collana: A margine

Il testo è suddiviso in tre parti: le prime due ripercorrono l'avventura teorico/pratica dell'Internazionale Situazionista (1957-1972) analizzando il contesto storico in cui si è sviluppata la critica situazionista, critica rivolta all'alienazione prodotta dallo spettacolo della merce in una società dell'abbondanza che ha trasformato il consumo della merce in un canovaccio in cui ciascuno recita il proprio ruolo, che è determinato dal benessere a lui concesso come unica fonte di felicità. La terza e ultima parte, consta di un Glossario di architettura e urbanistica situazionista in cui sono esposti i concetti e gli aspetti nodali del pensiero situazionista, così come si è formato e trasformato nel corso del tempo. 

L’autore, Gianfranco Marelli (Milano 1957), già insegnante di Storia e Filosofia presso i licei, ha pubblicato svariate opere e saggi sull’argomento, fra cui L’amara vittoria del situazionismo (BFS, 1996); L’ultima Internazionale. I situazionisti oltre l’arte e la politica (Bollati Boringhieri, 2000); L’internazionale situazionista, in L’altronovecento. Il sistema e i movimenti (Europa 1945-1989) (Jaca Book, 2011); Le misteriose Thèses de Hambourg e il compito di realizzare la filosofia, in Contro l’infelicità: L’Internazionale Situazionista e la sua attualità, (Ombre Corte 2014).

SARAH BUSSY: LE CIEL ET LE LOUP - CAPOVERSO, GENOVA




SARAH BUSSY
LE CIEL ET LE LOUP
Capoverso
Piazza San Matteo 16/A - Genova
1/10/2015 - 7/11/2015

Giovane artista e grafica francese, attrice e regista, con due studi a Parigi, dopo lunga esperienza nel disegno e nell'illustrazione, si è dedicata all'incisione.
In mostra, due serie. Il lupo, e Le porte. Metafora della vita umana, attratta e impaurita dal mistero ancestrale, rappresentato dall'animale archetipo e dalle forme geometriche sospese nell'infinito del cielo. Raffinate e delicate, 'estetica nera ma dolce'.

MONET - GAM TORINO




MONET
dalle collezioni del Musée d'Orsay
GAM - Galleria d'Arte Moderna di Torino
via Magenta 31 - Torino
1/10/2015 - 31/1/2016

Dopo la mostra di Degas nel 2012 e quella dedicata a Renoir nel 2013, la collaborazione tra la Città di Torino e l’asse Musée d’Orsay e gruppo Skira si rinnova con una straordinaria esposizione dedicata a Claude MONET (1840-1926), capofila della grande stagione impressionista accanto a Manet, Renoir, Degas, Pissarro, Sisley e Cézanne.
Alla base della mostra, come già è avvenuto per Renoir, è una partnership istituzionale tra la GAM – Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino – Fondazione Torino Musei e il Musée d’Orsay di Parigi, che vede impegnati nella curatela Guy Cogeval, Presidente del Musée d’Orsay e del Musée de l’Orangerie, Xavier Rey, Conservatore presso il Musée d’Orsay e specialista di Monet, e Virginia Bertone, Conservatrice della GAM di Torino.

Il Musée d’Orsay, che conserva la più importante collezione di opere di Claude Monet, ha concesso oltre quaranta capolavori, per dare vita a una speciale rassegna che documenta l’attività del maestro, testimoniando alcuni dei momenti più significativi del suo lungo e complesso percorso artistico.
Dopo un esordio all’insegna del realismo courbettiano negli anni 60 dell’Ottocento, i dipinti di Monet mostrano la cifra più pura dell’Impressionismo, prima di dare vita, inizialmente tramite uno sguardo sempre più acuto e penetrante, poi attraverso una libertà e un lirismo sempre più marcati, a un intero capitolo dell’arte del XX secolo.
Facendo tesoro della messa a fuoco avvenuta con la grande retrospettiva organizzata dal Musée d’Orsay al Grand Palais nel 2010, la mostra di Torino presenta una selezione delle opere che vi furono presentate allo scopo di rendere omaggio a uno dei più grandi artisti francesi e di far comprendere il suo ruolo di figura chiave per la storia dell’arte.
A rendere la mostra di eccezionale interesse è la concessione di prestiti di diverse opere mai prima presentate in Italia: un esempio su tutti è quello del grande frammento centrale de Le déjeuner sur l’herbe, opera capitale nel percorso di Monet per la precoce affermazione di una nuova, audace concezione della pittura en plein air e come passaggio cruciale per giungere all’Impressionismo.
Per meglio contestualizzare questa straordinaria presenza, cui si lega anche il superbo ritratto a figura intera di Madame Louis Joachim Gaudibert, sono stati selezionati due prestigiosi nuclei di dipinti che documentano i luoghi che accolsero le fasi decisive della sua ricerca, da un lato gli studi dei riflessi della luce sull’acqua ad Argenteuil, dall’altro quelli legati al soggiorno di Vétheuil, che riprendono nello studio della resa luminosa della neve il precoce motivo de La pie (La gazza), anch’essa esposta.
Tra le opere rare poste in apertura di percorso è il trittico composto dal banchiere Ernest May, precoce collezionista degli impressionisti e generoso sostenitore delle collezioni pubbliche francesi. Egli volle porre al centro della composizione il dipinto di Camille Pissarro, Entrée du village de Voisins, affiancandolo a sinistra da L’île Saint-Denis di Alfred Sisley e a destra da Bateaux de plaisance di Claude Monet, tre opere eseguite tutte nel 1872, una consacrazione degli artisti che egli considerava i padri del movimento.

La mostra documenta, proprio a partire da opere capitali come Le déjeuner sur l’herbe, per la prima volta in prestito in Italia, momenti decisivi del percorso di Monet sino al 1886, anno in cui Monet realizza l’emblematica figura intrisa di luce dell’Essai de figure en plein air Femme à l’ombrelle tournée vers la droite, affiancando ad essa capolavori come La rue Montorgueil, à Paris. Fête du 30 juin 1878, con l’immagine delle bandiere che si sfaldano nella luce parigina o Les villas à Bordighera (1884) che restituisce gli sfolgoranti colori che egli registra nel suo primo soggiorno nella Riviera ligure.
Ad evocare la ricchezza dell’ultima parte della produzione dell’artista sono altre presenze d’eccezione come le due straordinarie versioni della Cattedrale di Rouen: Le portail, temps gris e Le portail et la tour Saint-Romain, plein soleil: qui il gioco di scelte cromatiche quasi antitetiche rimanda alla messa a punto di serie e ripetizioni che egli compone tra gli anni Ottanta e la fine degli anni Novanta, mentre in Londres, le Parlement, l’architettura monumentale del parlamento inglese è ormai pressoché dissolta nella luce.
L’esposizione consentirà dunque di mettere a fuoco alcuni tratti decisivi della complessa evoluzione del percorso artistico di Monet, evidenziando la varietà e qualità della sua tecnica pittorica, concentrando lo sguardo su temi e innovative soluzioni che ne fanno uno dei padri indiscussi dell’arte moderna.

Immagine: Le déjeuner sur l'herbe (1865-1866). Olio su tela; 248,7x218 cm; inv. RF 1987 12 © RMN-Grand Palais (musée d’Orsay) / Benoît Touchard

UNITED STATES OF LATIN AMERICA - MOCAD DETROIT




UNITED STATES OF LATIN AMERICA
curated by Jens Hoffmann and Pablo León de la Barra
Museum of Contemporary Art Detroit - MOCAD
4454 Woodward Avenue - Detroit
18/9/2015 - 3/1/2016

Participating artists: Pablo Accinelli, Edgardo Aragón, Juan Araujo, Felipe Arturo, Nicolás Bacal, Milena Bonilla, Paloma Bosquê, Pia Camil, Mariana Castillo Deball, Benvenuto Chavajay, Marcelo Cidade, Donna Conlon and Jonathan Harker, Nicolás Consuegra, Minerva Cuevas, Elena Damiani, Leonardo Engel, Ximena Garrido-Lecca, Federico Herrero, Voluspa Jarpa, Runo Lagomarsino, Adriana Lara, Valentina Liernur, Mateo López, Renata Lucas, Nicolás Paris, Amalia Pica, Pablo Rasgado, Pedro Reyes, Gabriel Sierra, Daniel Steegmann Mangrané, Clarissa Tossin, Adrián Villar Rojas, Carla Zaccagnini

United States of Latin America brings together more than 30 emerging artists from Latin America, many of who will be exhibiting in the United States for the first time. The exhibition is based on an ongoing conversation between two curators, Jens Hoffmann and Pablo León de la Barra, who for over a decade have exchanged research about artists, artworks, and the overall development of the art world from Mexico to Argentina and the many countries in between.
The exhibition brings this conversation into MOCAD in the form of a wide range of works in a variety of mediums: photographs of housing in Havana; a film about the effects of gang violence in Mexico; sculpture addressing the involvement of the CIA in Latin American dictatorships; boulders from a Guatemalen lake that have been turned into flip-flops; and paintings about the interplay of modernist houses, tropical vegetation, and utopian architecture. Mirroring the diversity of Latin America today, this exhibition presents an intentionally fragmented survey of the region and the art being made there, allowing for a glimpse of a place that although geographically near, in many ways seems far away and unfamiliar.
Developed in collaboration with Kadist Art Foundation, United States of Latin America is curated by Jens Hoffmann, MOCAD Senior Curator at Large, and Pablo León de la Barra, Guest Curator. A range of public programs and educational activities will run concurrently with the exhibition, including a public conversation with the curators, lectures by some of the participating artists, film screenings, and performances.

Image: Minerva Cuevas, America, 2006. Acrylic paint on wall. Courtesy Kadist Art Foundation and Galeria Kurimanzutto, Mexico City.