sabato 26 settembre 2015

AGENORE FABBRI: DIPINTI E SCULTURE 1957-1968 - OPEN ART, PRATO




AGENORE FABBRI
DIPINTI E SCULTURE 1957-1968
a cura di Mauro Stefanini
Open Art
viale della Repubblica 24 - Prato
26/9/2015 - 21/11/2015

Artista dalla straordinaria verve creativa, Agenore Fabbri (1911-1998) è stato scultore, ceramista e pittore. L'intera opera di Fabbri nato a Barba, un piccolo centro del pistoiese, e formatosi ad Albisola, patria della ceramica artistica, è caratterizzata da una esasperata drammaticità espressiva, retaggio delle sofferenze del secondo conflitto mondiale che segnarono, in maniera evidente, la sua sensibilità artistica. Questo espressionismo emozionalmente amplificato si manifesta nelle lacerazioni che contraddistinguono le sculture figurative così come i suoi dipinti, "ferite" che assimilano Fabbri, se lette in maniera semplicistica, al suo amico di una vita Lucio Fontana ma, diversamente dai tagli del Maestro italo-argentino, rappresentano il punto di arrivo di un percorso che partiva da assunti teorici del tutto differenti. 
La mostra curata da Mauro Stefanini, che comprende circa trenta tra sculture e dipinti per lo più informali, intende offrire una panoramica parziale ma particolarmente significativa della produzione artistica di Fabbri, con lavori realizzati tra il 1957 ed il 1965. Considerato a buon diritto un protagonista del panorama artistico italiano del Novecento, Agenore Fabbri ha esposto nelle principali gallerie italiane (Galleria del Milione, Galleria del Naviglio, Studio Marconi) ed internazionali, ed ha partecipato alle più importanti rassegne di scultura (quattro biennali di Venezia, numerose edizioni della Quadriennale di Roma e mostre a Madrid, Parigi, Monaco di Baviera, Londra, New York, Boston, Tokyo, S. Paolo e Cittá del Messico). 
Negli anni ottanta la sua opera viene consacrata soprattutto in Germania con mostre personali al Wilhelm Lehmbruck Museum di Duisburg, al Museo Ludwig di Colonia e allo Sprengel Museum di Hannover. Nel 2011 un'importante mostra antologica è organizzata dalla Vaf Stiftung in collaborazione con il MART di Rovereto presso gli spazi espositivi del Museo della Permanente di Milano. Sue opere sono conservate presso i principali musei italiani ed internazionali: MART, Rovereto; GAM, Bologna; Museo del Novecento, Milano; Uffizi, Firenze; Institute of Contemporary Art, Boston; Kunst Museum, Bonn; Brooklyn Museum e MOMA, New York City ed i musei d'arte moderna di Copenaghen, Graz, Monaco, Pechino, San Paolo.

NICOLAS BOURRIAUD: FORME DI VITA - POSTMEDIA 2015



NICOLAS BOURRIAUD
FORME DI VITA
L'arte moderna e l'invenzione di sé
Postmedia (27 settembre 2015)

La tesi principale di Bourriaud in Formes de Vie è che la preoccupazione fondamentale della creazione del XX secolo è stata fondamentalmente egocentrica: "Rendi la tua vita un'opera d'arte". Il titolo si rifà al celebre saggio di Henri Focillon, Vie des formes, abbracciando così la necessità di cogliere la forma come un preliminare fondamentale nella creazione dell'arte.

L'arte moderna, è la sua virtù primaria, rifiuta di considerare separati il prodotto finito e l'esistenza da condurre. Praxis uguale poiesis. Creare è crearsi. Le opere d'arte, contrariamente ai prodotti dell'industria, si rivelano inseparabili dal vissuto del loro autore e questo legame si afferma ancora più vigorosamente nel sistema capitalista.


JERRY THOMPSON: COME FUNZIONA LA FOTOGRAFIA - POSTMEDIA 2015




JERRY THOMPSON
COME FUNZIONA LA FOTOGRAFIA
Postmedia (22 settembre 2015)

La fotografia, scrive Jerry Thompson, è importante per il modo in cui funziona, non solo come medium ma anche come strumento di conoscenza. Infatti, se comprendiamo cosa sia la fotografia e come essa operi, ci potranno essere insegnate le modalità con cui concepiamo le cose e il mondo in generale. A partire da queste premesse, Thompson introduce e sviluppa una lucida meditazione sul medium fotografico e su come esso riesca a descrivere il mondo in maniera concreta e profonda.

"Come funziona la fotografia": ecco il tema del brillante libro di Jerry Thompson. Se un tempo le fotografie venivano considerate rivoluzionarie per la loro capacità di illuminare il mondo, oggi sono diventate prestigiosi oggetti estetici. In opposizione a questa svolta, Thompson riflette filosoficamente indirizzandosi verso un nuovo senso di necessità e finalità. Questo libro è uno splendido recupero dell'originale ragion d'essere - di rivelazione e conoscenza - del lavoro della macchina fotografica. ~ Alan Trachtenberg, Yale University Con la fotografia il contenuto viene spesso confuso con l'estetica. All'occhio d'artista e alla mente filosofica di Jerry L. Thompson bastano pochi esempi – da Atget a Evans – per illustrare ciò che rimane quando tutte le narrative svaniscono: la vera essenza che trasforma un'immagine fotografica in opera d'arte. ~Heinz Liesbrock, Josef Albers Museum, Bottrop Il vero fotografo-artista non è quell'autore che produce quella specie di "decorazione auto-appagante" che oggi troviamo in troppi musei e gallerie d'arte. Si tratta, invece, di una persona che con le proprie abilità tecniche e la propria "ricettività" porta avanti un particolare tema nel tempo. Infatti, per Thompson il fotografo non è solo un maestro della tecnica, ma soprattutto un maestro narratore e un sociologo.

- Catherine Allerton, The London School of Economics


ANNA MANZITTI: LUCIANO BORZONE 1590-1645 - SAGEP 2015




ANNA MANZITTI
LUCIANO BORZONE 1590-1645
SAGEP 2015

La monografia di Luciano Borzone riporta l’attenzione su uno dei grandi interpreti del barocco genovese. Scorrendo i vari capitoli si scopre un pittore che amava tirar di scherma, suonare la tiorba, comporre versi, leggere con passione “sacre e profane historie”, estremamente duttile ai piaceri intellettuali, amico di Giovan Battista Marino e Gabriello Chiabrera, molto stimato da Orazio Gentileschi e Guido Reni e in contatto con alcuni dei più facoltosi committenti del tempo. L’opera pittorica è puntualmente indagata grazie a un ricco catalogo ragionato, che conta oltre un centinaio di dipinti e che specifica diversi punti fermi, indispensabili per ricostruire la sua personalità e l’evoluzione delle sue capacità. Esponente di un intenso naturalismo, Borzone si confronta con la lezione lombarda, in particolare trae ispirazione dalla conoscenza dell’opera procaccinesca, con le suggestioni di ascendenza vandyckiana e con sensibilità di matrice caravaggesca, seppur declinate con personalità e autonomia compositiva. Ne emerge la figura di un pittore capace di realizzare opere di gran qualità, di dipingere con appassionata trascrizione emotiva, facendosi narratore, per immagini, di iconografie erudite e colte, non sempre prescelte dalle arti visive.

Anna Manzitti è autrice di diversi contributi dedicati a svariati aspetti delle vicende pittoriche che hanno attraversato il primo Seicento, con particolare interesse per gli aspetti assimilabili ai tagli differenti che il caravaggismo ha assunto in area ligure. Dopo la laurea in Lettere Moderne con indirizzo storico-artistico presso l’Università degli Studi di Genova, ha conseguito nel 2005 presso lo stesso Ateneo la Specializzazione in Storia dell’Arte Medioevale e Moderna e nel 2009 il Dottorato in Storia delle Arti Visive presso l’Università degli Studi di Pisa. Oltre al costante impegno universitario, vanta prestigiose collaborazioni con Palazzo Ducale – Fondazione per la Cultura e con la Soprintendenza ai Beni Storici, Artistici ed Etnoantropologici della Liguria.

venerdì 25 settembre 2015

LOUISE BOURGEOIS - GARAGE MUSEUM, MOSCOW




LOUISE BOURGEOIS
CCC Garage Museum of Contemporary Art
9/45 Krymsky Val st. - Moscow
25/9/2015 - 7/2/2016

Garage Museum of Contemporary Art presents the first comprehensive survey of Louise Bourgeois’ work in Moscow as part of the special program of the 6th Moscow Biennale. Structures of Existence: The Cells focuses on the extraordinary series of sculptural environments Bourgeois created in the last two decades of her life. Also included in the exhibition are the early sculptures, paintings, and drawings which led to the development of this monumental and innovative body of work. Coinciding with the show, Garage will present two large-scale sculptures: the monumental bronze spider Maman (1999) on the square in front of the Museum; and the international debut of Has the Day Invaded the Night or Has the Night Invaded the Day? (2007) as part of Garage's Atrium Commission series.
With a prolific career spanning seven decades—starting in the late 1930s in Paris and culminating in New York—Louise Bourgeois (1911–2010) is one of the few artists associated with both “modern” and “contemporary” sensibilities. Bourgeois began producing her first sculptural forms in the mid-1940s, and in 1949 she pioneered the concept of environmental installation in a solo exhibition at the Peridot Gallery in New York. Thirty-three years later, in 1982, Bourgeois had her first retrospective at the Museum of Modern Art in New York. She was 70. Around this time she also moved to a large studio space (in Brooklyn, New York), having used her Chelsea townhouse as a workplace for many years. This enabled Bourgeois to change the scale of her practice, giving rise to the Cell series, as well her spider sculptures, the first of which was made in 1994.
Each Cell is a unique, individual microcosm encompassing a range of emotions and associations. Bourgeois produced approximately 60 works in the series, assembling found objects, artifacts from her daily life (clothing, fabric, and furniture), and sculptures within distinctive architectural enclosures. She often referenced her own childhood and its complexity to encapsulate the many motifs and interests that she explored throughout her career, such as architecture, the body, memory, and the five senses. In describing the way that Bourgeois developed the Cells, Jerry Gorovoy, Bourgeois' long-time assistant, said: “Louise’s creative process was very open-ended. The objects inside might interest her for what they were; their function; what the words to describe them sounded like; what the words sounded like in French; what their shapes were, or their colors. She could equate an ironing board with the arch of the hysterical figure. It was this kind of process, with connections emerging from her unconscious.”
The term “Cell” originated during the preparations for Bourgeois’ participation in the Carnegie International exhibition in Pittsburgh in 1991, where she presented the first six of these works. For Bourgeois, the word had many connotations, from the biological cell of a living organism to the isolation of a prison cell or monastic chamber. As she described: “The Cells represent different types of pain: the physical, the emotional and psychological, and the mental and intellectual […] Each Cell deals with the pleasure of the voyeur, the thrill of looking and being looked at. The Cells either attract or repulse each other. There is this urge to integrate, merge, or disintegrate."
To complement and expand on themes in the exhibition, Garage has collaborated with the Louise Bourgeois Trust and The Easton Foundation to present two large-scale installations:
Maman (1999), a giant bronze spider towering more than 9 meters above the ground, will greet visitors in Gorky Park’s Garage Square before entering the Museum. Originally conceived as the inaugural commission for Tate Modern's Turbine Hall in May 2000, Maman is one of the artist's most ambitious and recognizable works to take the spider as its subject. First depicted in two of the artist's drawings from the 1940s, the spider took on an even more dominant role in the artist's practice during the 1990s. The largest in a series of spectacular sculptures created during the second half of the decade, Maman balances perilously above the ground on eight spindly legs, shielding a mesh sac containing ten marble eggs below her abdomen. Vulnerable yet predatory, the figure of the spider is a tribute to Bourgeois' beloved mother. The artist explained, "Like spiders, my mother was very clever. Spiders are friendly presences that eat mosquitos. We know that mosquitos spread diseases and are therefore unwanted. So, spiders are helpful and protective, just like my mother."
Has the Day Invaded the Night or Has the Night Invaded the Day? (2007) is comprised of a giant, pivoting mirror standing over 6 meters high. The work’s title—taken from the artist’s diary entry on February 7, 1995—is projected onto the glass. Fascinated by mirrors as symbols of truth and self-knowledge, Bourgeois used them frequently in the Cell installations to bring the viewer directly into an environment. Placed in the Museum’s Entrance Hall, this larger-than-life mirror incorporates the visitor and the surrounding building into the world of the artist, while the reflected question introduces the perceptual nuances inherent to Bourgeois’ work.
The exhibition and installations mark the first presentation of Bourgeois' work in Moscow, but it is not the artist’s first exposure in (or with) Russia. She was twenty when she first visited Moscow in the summer of 1932. Her second trip was in spring 1934, when she attended the Moscow Theater Festival and experienced the May Day celebrations. This was also the year she started studying art intensively. Nearly 70 years later, in 2001, Bourgeois’ retrospective opened at the State Hermitage Museum in St. Petersburg. It was the institution’s first major exhibition of a living American artist.
A Russian-language edition of the catalog for Louise Bourgeois. Structures of Existence: The Cells, published in English by Haus der Kunst and Prestel, will be produced to coincide with the exhibition at Garage.

Image: Louise Bourgeois

FORUM DELL'ARTE CONTEMPORANEA - PRATO 25-27/9/2015




FORUM DELL'ARTE CONTEMPORANEA
Sedi varie - Prato
25-26-2y settembre 2015

Ha avuto inizio ieri il tanto atteso Forum dell’Arte Contemporanea di Prato. Tra domande, aspettative, dubbi e entusiasmo si è tenuta la presentazione al Teatro Metastasio nel centro storico di Prato, in cui sono intervenuti il direttore del Museo Pecci Fabio Cavallucci e altre personalità di spicco del sistema dell’arte italiano.
A seguire, sono iniziate le discussioni intorno ai “tavoli” tematici, oggi dedicati alla “Formazione” e alla “Proposta di riforme politiche”.
Di seguito un estratto deell'intervento di Fabio Cavallucci, Direttore Centro per l’Arte Contemporanea Luigi Pecci, promotore - con Ilaria Bonacossa e Anna Daneri - del Forum.
“Il primo pensiero va ad un fatto doloroso: una persona che ha fondato e seguito il Museo Pecci è scomparsa pochi giorni fa. E’ stata parte fondamentale dei vari consigli di amministrazioni e supporter sia finanziaria che dal punto di vista delle parole, dell’impegno e dell’attenzione del Museo. Per questo il Forum Viene Dedicato ad Elena Pecci. (…) Vi presento ora i temi e le ragioni di questo forum, che hanno una gestazione di alcuni mesi. Io sono rientrato dall’estero dopo alcuni anni di assenza e ho avuto la percezione che l’Italia fosse una sorta di esercito dopo Caporetto, uno senza una gamba, uno senza un braccio, un altro senza un occhio. Nell’arte contemporanea sono come tutti feriti, senza contare i morti! Tutto per la crisi economica e l’assenza di fondi e quindi musei chiusi, assenza di direttori… La cosa che mi ha colpito di più è una situazione di malessere diffuso. Se poi andiamo a vedere i dati, nelle biennali internazionali gli italiani sono davvero pochi: Istanbul 2014 0, Sidney 1, Berlino 2014 1, Manifesta 2014 0, San Paolo 2014 0, Venezia 4, Istanbul 2015 5 (con curatrice italiana però). E’ chiaro che quando si parla di cultura non si dovrebbero guardare i numeri, ma è significativo che il sistema dell’arte internazionale non riconosca particolare valore all’arte italiana. E non è colpa dei grandi curatori internazionali, di Enwezor che non ha visitato gli studi italiani. Lui ha risposto che non ne ha scelti perché non sono in grado di rappresentare la contemporaneità. Senza dubbio abbiamo tantissimi artisti che potenzialmente potrebbero avere grande qualità, ma il sistema non dà loro occasione di emergere. Dobbiamo riconoscere che abbiamo un sistema che non è in grado di consentire di svilupparsi in modo adeguato per dialogare in ambito internazionale.
Scusate se sarò un po’ feroce, ma bisogna essere determinati e chiari. Ecco i nostri temi. La formazione: le accademie italiane sono molto inferiori di tante accademie straniere, perché non vogliono mostrare quello che succede fuori dall’accademia. In Italia per esempio manca del tutto la possibilità di consentire agli artisti di formarsi e svilupparsi dopo l’accademia, cose che gli altri paesi hanno affrontato con sistemi post accademia. C’è poi un altro problema, di mancanza di dibattito critico. Si va alle inaugurazione il più delle volte per il brindisi finale, spesso non si guardano le opere e comunque non sono discusse e approfondite né nel bene né nel male. Purtroppo dobbiamo ammettere che c’è una generalizzata melassa che coinvolge il sistema dell’arte, i media. C’è un problema di censura e di autocensura. L’artista italiano, ma anche il direttore e curatore, sa benissimo che non può toccare certi temi, fare certi movimenti: sesso no, religione no, politica no. Come si fa a produrre arte di qualità se l’artista deve muoversi come una gincana che ha dentro di sé e di cui non se ne rende neanche più conto. Poi ci sono sistemi, come la Gran Bretagna, che hanno attuato la distanza della politica e dell’istituzione dall’arte, dalla cultura. Tutto questo vorrei che fosse discusso guardandosi negli occhi, cercando di trovare delle soluzioni. Ma se tanti di noi decidessero di cambiare da domani e decidessero di essere più forti e decisi un segno si vedrebbe. Ci sono situazioni che non dipendono da noi stessi, ma dal governo, dal ministero. In Italia manca quel tipo di istituzione che esiste in tutti i paesi minimamente evoluti (Gran Bretagna, Svizzera, Polonia, Romania), un sistema che promuove l’arte nazionale e fa sì che quando un artista sia invitato in mostre internazionali abbia un piccolo finanziamento per produzione, catalogo, trasporto. (…) Non ho organizzato il forum da solo, ma ho incontrato vecchi e nuovi amici con cui organizzare questo lavoro. Un passo in più lo possiamo fare tutti insieme, in caso contrario non lo facciamo più, o non troveremo la soluzione finale. Il forum siete voi, sono quei tanti giovani collaboratori che hanno organizzato, con forza, volontà e impegno economico, i tavoli dove i relatori partecipanti si espongono. Ma sono anche le generazioni precedenti, che hanno fatto la storia dell’arte.

Report di Marco Arrigoni
http://atpdiary.com/forumdellartecontemporaneo-1giorno/

Immagine: Da sinistra Achille Bonito Oliva, Fabio Cavallucci, Direttore del Centro Pecci - credits Nicol Claroni - Forum Arte Contemporanea, Prato

WALTER BENJAMIN'S ARCHIVE - VERSO BOOKS 2015




WALTER BENJAMIN'S ARCHIVE
Edited by Ursula Marx, Gudrun Schwarz, Michael Schwarz, and Erdmut Wizisla
Verso Books
August 2015

An absorbing selection of Walter Benjamin’s personal manuscripts, images, and documents.
The work of the great literary and cultural critic Walter Benjamin is an audacious plotting of history, art, and thought; a reservoir of texts, commentaries, scraps, and fragments of everyday life, art, and dreams. Throughout his life, Benjamin gathered together all kinds of artifacts, assortments of images, texts, and signs, themselves representing experiences, ideas, and hopes, each of which was enthusiastically logged, systematized, and analyzed by their author. In this way, Benjamin laid the groundwork for the salvaging of his own legacy.
Intricate and intimate, Walter Benjamin’s Archive leads readers to the heart of his intellectual world, yielding a rich and detailed portrait of its author.