sabato 2 maggio 2015

GORDON HUGHES: RESISTING ABSTRACTION - THE UNIVERSITY OF CHICAGO PRESS 2014




GORDON HUGHES
RESISTING ABSTRACTION
Robert Delaunay and Vision in the Face of Modernism
The University of Chicago Press
(November 2014)

Robert Delaunay was one of the leading artists working in Paris in the early decades of the twentieth century, and his paintings have been admired ever since as among the earliest purely abstract works.
With Resisting Abstraction, the first English-language study of Delaunay in more than thirty years, Gordon Hughes mounts a powerful argument that Delaunay was not only one of the earliest artists to tackle abstraction, but the only artist to present his abstraction as a response to new scientific theories of vision. The colorful, optically driven canvases that Delaunay produced, Hughes shows, set him apart from the more ethereal abstraction of contemporaries like Kandinsky, Mondrian, Kazimir Malevich, and František Kupka. In fact, Delaunay emphatically rejected the spiritual motivations and idealism of that group, rooting his work instead in contemporary science and optics. Thus he set the stage not only for the modern artists who would follow, but for the critics who celebrated them as well.
  

REUSE, AZIONE PLASTICA - PALAZZO VERDE, GENOVA




REUSE
AZIONE PLASTICA
Palazzo Verde - Sala Cuspide
via del Molo 65 - Genova
1/5/2015 - 14/6/2015

Prende il via il programma di esposizioni, installazioni e attività artistiche previste da REUSE _ Azioni per il riciclo creativo della plastica, progetto nell’ambito del programma strategico MED-3R.
Giovedì 30 aprile alle ore 18 inaugura nellacornice della Sala Cuspide a Palazzo Verde, l’esposizione delle opere d’arte contemporanea selezionate dal bando REUSE [re-use]per la sezione Palazzo Verde.
I promotori, Comune di Genova – Direzione Cultura e Turismo -, Università di Genova - DICCA, AMIU e Palazzo Ducale Fondazione per la Cultura in collaborazione e con il patrocinio del GAI - Associazione per il Circuito Giovani Artisti Italiani - hanno voluto, attraverso il bando per giovani artisti under 35, attuare un percorso di sensibilizzazione e di prevenzione circa i problemi legati ai rifiuti plastici, riconoscendo nel gesto creativo un potente alleato per dimostrare che il recupero e il riutilizzo dei rifiuti plastici e la loro trasformazione in oggetti e produzioni artistiche possono essere strumento e risorsa per valorizzare gli spazi espositivi e urbani, per un forte impatto ambientale, per lo sviluppo, il sostegno e l’affermazione della cultura e della creatività.
In particolare, per la sezione Palazzo Verde,la Giuria ha selezionato tre opere che saranno esposte al pubblico con ingresso libero dal 1 maggio al 14 giugno.

venerdì 1 maggio 2015

GIÒ POMODORO: SOLE PRODUTTORE, COMUNE RACCOLTO - COLOSSI ARTE CONTEMPORANEA, BRESCIA




GIÒ POMODORO
SOLE PRODUTTORE, COMUNE RACCOLTO
Colossi Arte Contemporanea
Corsia del Gambero 13 - Brescia
2/5/2015 - 15/9/2015

Inaugura sabato 2 maggio, dalle ore 16.30, nei nostri spazi espositivi, la mostra personale dedicata a Giò Pomodoro (Orciano di Pesaro, 1930 – Milano, 2002), uno dei grandi protagonisti dell'arte italiana del secondo dopoguerra. La mostra vuole essere un omaggio al grande scultore marchigiano, il primo italiano in assoluto a ricevere, poco prima di morire, nell'aprile del 2002, il Lifetime Achievement Award in Contemporary Sculpture dall'International Sculpture Center's Board, organismo formato da scultori, critici, collezionisti, direttori di musei, che dal 1960 promuove il mondo della scultura; un premio che, prima di lui, era stato riservato a nomi del calibro di Claes Oldenbourg e Robert Rauschenberg, Eduardo Chillida e Nam June Paik, Louise Bourgeois e Anthony Caro, vincitore con lui del Primo Premio per la scultura alla I Biennale per i Giovani di Parigi nel 1959.
La mostra si concentra sulle sei “sculture-teorema” dalle forme geometriche che costituiscono sei versioni, sotto forma di bassorilievi in bronzo, ideate dall'artista sul tema a lui caro del Sole Produttore; Pomodoro ha curato personalmente la lavorazione dei rilievi durante il processo di fusione in bronzo, utilizzando le maestranze e i laboratori delle fonderie Bettoni di Brescia nel 1974 e li ha proposti come oggetti sperimentali, archetipi da editare in dieci esemplari numerati e firmati alla ditta Arser di Brescia. Questi multipli non possono essere considerati come copie dell'originale perché ne conservano pienamente il significato estetico, realizzando una molteplicità che mantiene tutto il carattere artistico e d'espressione del prototipo. La serie di opere è stata presentata per la prima volta in Germania a Düsseldorf in occasione della mostra Iki Kunst Messe Internazional nel novembre del 1974; in Italia viene esposta in anteprima alla Galleria Lorenzelli, per poi essere esposta in una mostra itinerante nelle maggiori gallerie nazionali e internazionali.
La mostra è accompagnata da bellissime immagini che documentano lavoro di sformatura e fusione in bronzo dei Soli scattate dall'amico fotografo Lorenzo Capellini e da Gianni Berengo Gardin.
All'origine di questi bronzi a grande scala c'è la sperimentazione grafica, di matrice costruttivista, di una struttura che esprima in uno studiato sviluppo a incastro di forme concrete e definite il tema del sole come fonte primordiale della vita, fertile produttore di energia vitale che ritroviamo in una cartella di litografie dedicata a Pablo Neruda nel 1973. Anche nel caso dei Soli, questa fase di progettazione schematica tramite il disegno, che si concretizza negli studi realizzati per ognuno di essi, precede l'esecuzione della scultura; ma il disegno che presiede l'esecuzione viene riequilibrato, in questo caso, con il momento in cui si scolpisce utilizzando lo scalpello, che permette di aderire con assoluta fedeltà e precisione, oltre che all'idea dell'opera, all'opera stessa che sta nascendo. Questo recupero della riflessione sul fare scultura coincide proprio con la fertile stagione produttiva che Pomodoro, approdato all'uso della pietra come materiale prediletto nel 1965 per la precisione che consentiva di ottenere, stava vivendo nella seconda metà degli anni '70 e che culmina con due mostre, entrambe del 1974: una alla Galleria Naviglio di Milano dove espone le sculture in pietra e marmo appartenenti al ciclo dei Marat, degli Archi e dei Sole produttore, comune raccolto e l'altra alla Loggetta Lombardesca di Ravenna.
Una mostra, quest'ultima, che ha dimostrato, come sostiene Tommaso Trini, nello stesso anno dei Soli, la volontà di Pomodoro di estendere il messaggio della sua scultura alla dimensione comunitaria. Negli anni '50 l’artista ha sperimentato un linguaggio materico fatto di segni impressi come scalfiture nella forma da un gesto automatico, poi sviluppati in senso naturalistico nei bassorilievi in bronzo come “segni in negativo” e in un ordine compositivo più geometrico nelle Fluidità contrapposte, verso la fine degli anni ‘50. I Soli ereditano questa strutturazione geometrica dove i segni si trasformano in linee che vanno a definire la struttura del materiale in forme geometriche archetipiche, come la linea, mossa in direzione orizzontale, verticale oppure obliqua, il cerchio, il triangolo, il quadrato verso la definizione di una nuova astrazione nella forma estetica della scultura. Su queste forme elementari, che assumono la valenza di archetipi costruttivi, l'artista inserisce frasi dal significato metaforico che ammiccano alla necessità di trovare un’armonia universale all’interno delle comunità umana per formare una società ideale. L'artista non si lascia sedurre dalla forma per dare rilievo alla costruzione geometrica mimetizzandola con linee di fuga e con questi concetti referenziali costituiti dalle scritte che esprimono realtà elementari di struttura fisica, come cardine, seme, ruota.
Nel Sole produttore 3 il concetto sociale emerge con più forza: nella forma ellittica a tre uncini appaiono le parole “collettivo possibile reale”, cioè “affinché una forma collettiva sia reale, occorre che i frutti siano in comune. Questi arricchimenti fantastici sono densi di riferimenti alla fecondità produttiva della terra, al raccolto che sono le sue principali fonti di sostentamento da condividere come risorsa in modo egualitario, come nella “societas perfecta” descritta da Tommaso Moro nel suo romanzo Utopia. Nel Sole produttore 6 questi concetti vengono espressi ancora più chiaramente: l'artista evidenzia la necessità che i frutti della terra vengano raccolti da ognuno in equa parte. Queste sono le aspirazioni di un artista capace di trasformare il materiale in “materia collettiva” e politicamente impegnato, fin dagli anni ’60-’70, come dimostrano opere come quella dedicata a Majakovskij (Bandiera per Vladimiro) oppure Folle (Galleria Nazionale di Roma); un impegno che si protrasse fino all’opera dedicata al Governo di unità popolare del Cile (1973) per culminare nel grande intervento progettato per la fruizione collettiva di Ales (1974 – 1977) dedicato alla memoria di Gramsci.
Negli anni Settanta il simbolo del sole produttore – già presente in una tempera del 1954 dal titolo Il sole nero, negra pietra - acquistò particolare rilievo nelle strutture circolari: nei Soli Produttori queste strutture vengono spezzate per accentuare le potenzialità delle forme di aprirsi a tensioni dinamiche differenti. Sempre presente nel suo lavoro, il mito del sole, rubato al primitivo e interpretato mediante influenze classiche, viene reinventato da Pomodoro con un linguaggio espressivo moderno. Da sempre affascinato dal potenziale vitale e simbolico dell'immagine del sole, l'artista l'ha trasformata nei suoi lavori monumentali in una sorta di segno araldico severo e massiccio; lo dimostrano la stele monumentale in bronzo e granito dal titolo Spirale per Galileo Galilei che viene collocata nel 1992 di fronte al Palazzo dell'Università di Padova e il Sole per Galileo Galilei, il monumento fiorentino del 1997 sul Lungarno Serristoli, fino ad arrivare alla Scala solare - Omaggio a Keplero, la scultura eretta nel 1993 di fronte all'università di Tel Aviv.
In queste sculture vediamo come la forma spiraliforme che assumono i soli nasca dalla rappresentazione in chiave mistico-sacrale di ciò che viene considerato il principio della creazione: il sole, tradotto in strutture solide tramite il motivo della spirale. “Congegno di perfezione ed esattezza divina, che risponde alla logica dei numeri fondamentali e delle segrete relazioni fra essi, la spirale, come il dna, svela il nucleo della vita” (Marina Cotelli, Corriere della Sera, giovedì 4 aprile 2002).
In omaggio al progresso scientifico, la spirale viene ricavata da calcoli fondati su numeri simbolici, specie sul numero aureo, il cui rapporto matematico fisso permette di individuare lo sviluppo nello spazio della spirale logaritmica. Le sculture di Giò Pomodoro sono presenti in importanti collezioni pubbliche e private in tutto il mondo: l’Hirshhorn Museum and Sculpture di Washington, la collezione Nelson Rockfeller di New York, il Kunstmuseum di Wuppertal, la Tate Gallery di Londra, la GAM. Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di Torino e la Galleria d’Arte Moderna di Roma.

PETER SAUL: SOME CRAZY PICTURES - DAVID KORDANSKY GALLERY, LOS ANGELES




PETER SAUL
SOME CRAZY PICTURES
David Kordansky Gallery
5130 West Edgewood Place - LOS ANGELES
2/5/2015 - 20/6/2015

David Kordansky Gallery is very pleased to announce Some Crazy Pictures, an exhibition of recent paintings by Peter Saul. The exhibition will open on Saturday, May 2, 2015 at 5130 W. Edgewood Place and will continue on view through June 20. An opening reception will be held on May 2 from 6:00pm until 8:00pm.
Over the last 50 years Peter Saul has created one of the most immediately recognizable bodies of work in contemporary American painting. By maintaining allegiance to no particular school–indeed, his career has in part been predicated upon the skewering of the endless litany of “-isms” that are commonly assumed to define art in the 20th and 21st centuries–he has allowed his own idiosyncrasies to channel the strangeness and perversity of modern life. In his pictures formal experimentation is never far removed from social commentary, and the broad scope of history painting is bound up with emotional responses to the specific day-to-day realities of being an artist.
Some Crazy Pictures, Saul’s first show at the gallery, comprises a group of new and recent paintings completed over the last few years. Featuring satirical swipes at money and power, violent conflations of popular and art historical imagery, and absurd anthropomorphism, these works take on a characteristically wide range of subjects. Extreme distortions of the human (and animal) figure are found throughout, as are the insouciant humor and reckless disregard for good taste that have fueled his work for decades, and that prompted early associations between Saul’s paintings and the work of the Chicago Imagists and Bay Area Funk artists. Such proclivities, as well as his penchant for cartoonish exaggeration and his lurid palette, would seem to situate Saul at the margins of mainstream art world discourse.
But as paintings like “Mondrian Duck”, 2015, suggest, the lines that separate the margins from the mainstream are blurry at best, and often run crooked: here, three artsy Donald Duck look-alikes exchange boxing-glove blows with puffed-up paintings of grids (a floating beret hovers slightly apart from the action, knocked off the head of one of the ducks, as if up for grabs). If geometric “objectivity” has become an unimpeachable fixture in the narrative of the development of modern art, it has done so not only at the expense of other visual styles, but of broader ideas about the range of experiences that art can represent. In “Mondrian Duck” Saul lays bare the unquestioned predominance of the Dutch artist’s grids in official histories of painting, portraying them as grotesque entities that torment painters as much as, if not more than, they enlighten them.
Saul’s work often sheds light on (and sometimes literally eviscerates) what others take for granted, whether in art, politics, or basic social respectability. This lends it an aura of rebelliousness that is inseparable from its insistent formal invention; it also means that his pictures, even when their subjects are complex or have sweeping implications, are highly personal, both as expressions of their creator’s sensibility and in terms of the responses they elicit from viewers. Saul grabs hold of topical themes that would scare most artists away for being too risky or too pervasive, and turns them upside down and inside out.
In “Crowded Skies”, 2015, he demonstrates, perhaps paradoxically, that history painting’s legacy as an academic genre makes it an ideal vehicle for depicting those facets of contemporary life that are most irrational and least amenable to intellectual analysis. A tangle of planes outfitted with sexual organs copulate without apparent concern for a pair of panicked pilots; the latter, reduced to their heads and necks, in fact form the ends of two planes’ phalluses, each thrust through the engine of a neighboring plane. Anyone who has traveled by air in recent years will have experienced the feeling that everyone involved is being screwed.
Other works rely on no immediately identifiable reference point, transposing the kinds of everyday objects and images that define Pop art into tableaux that feel both familiar and profoundly wrong. Several center around food, a thematic concern that can be traced back to paintings of refrigerators that Saul made beginning in the early 1960s. In “Lunchtime”, 2015, a man, rendered as a cubist-expressionist hybrid of scattered facial features, stares with longing, protoplasmic eyes at a sandwich he holds with enlarged fingers. And in “Singing Sandwich”, 2014, strips of bacon, leaves of lettuce, and a huge mouth belting out a cluster of musical notes fill the space between two pieces of bread. In these works Saul prompts both laughter and despair, foregrounding the most basic human needs, including in the form of the sandwich’s song, the very urge to make art, however arbitrary, difficult, or inexplicable it might be.

Image: Art and Money, 2015 acrylic on canvas 60 x 72 inches (152.4 x 182.9 cm)

JACQUES DERRIDA: IL MAESTRO - IL MELANGOLO 2015




JACQUES DERRIDA
IL MAESTRO
o il supplemento d'infinito
Il Melangolo (30 aprile 2015)
Collana: Opuscula

"È possibile, dichiarandolo "in silenzio" o "a bassa voce", non dovere niente a un maestro? Proprio qui? A un maestro ammirato? Quanto a sapere se qui è possibile ammirare un maestro senza dovergli restituire niente, senza impegnarsi espressamente nel mercato di nessun "grazie", senza debito e senza dovere, dunque senza favore possibile, là dove forse ne va ancora di una strana esperienza della spartizione, ebbene, perché la domanda resti, e resti aperta o sospesa, bisognerebbe provare a pensare altrimenti tutti i concetti che vi si trovano compromessi: la distinzione tra "dire" e "tacere", il "senso", il "buono" del "buon senso", il "debito", il "dovere", la "maestria o la magisterialità del maestro" (non dimentichiamo che nella maggior parte dei casi parliamo al maschile), proprio la parte della "spartizione" (di "cosa"? di "chi"? con "chi"?); ma anche il "niente", il "possibile" e il resto. Soprattutto il resto".

MATTEO BONAZZI - DANIELE TONAZZO: LACAN E L'ESTETICA - MIMESIS 2015




MATTEO BONAZZI - DANIELE TONAZZO
LACAN E L'ESTETICA
Lemmi
Mimesis (21 aprile 2015)
Collana: Orbis tertius

L’epoca contemporanea chiama a un nuovo pensiero estetico, oltre i confi ni del sistema dell’Arte e al di là del sentire cosciente. L’insegnamento della psicoanalisi lacaniana ci offre l’occasione per corrispondere a questa chiamata. Non si tratta di “applicare” la psicoanalisi all’Arte o all’Estetica in generale. Si tratta di ripensare alcune delle nozioni chiave con cui la modernità ha defi nito le coordinate simboliche del sentire attraverso un lavoro di costruzione concettuale che convenga all’esperienza analitica e all’elaborazione che Lacan ne ha offerto. È per sviluppare questa esigenza che, all’interno delle attività di Orbis Tertius, abbiamo progettato il presente volume, aprendo un campo d’indagine sul possibile innesto tra psicoanalisi lacaniana ed estetica. Il volume si apre con due delle nozioni chiave, forse più note, dell’insegnamento di Lacan: linguaggio e desiderio. E prosegue con nozioni altrettanto “classiche”, come l’immaginario, lo sguardo e la voce, per poi esplorare nozioni che interessano più da vicino l’ultimo insegnamento di Lacan, come lo stile, il corpo e la lettera.

SANDRO PELLEGRINI: BERNARDINO GIUSTINIANI - DE FERRARI 2015




SANDRO PELLEGRINI
BERNARDINO GIUSTINIANI
Un notaio genovese nell'isola di Tenerife
De Ferrari, 2015
collana Athenaeum

Con il presente volume Sandro Pellegrini ritorna ancora una volta su un argomento che lo interessa e lo appassiona da vent’anni: le Canarie con la loro storia, intimamente legata a quella di Genova. Dopo essersi occupato di uno dei primi viaggi di riscoperta di quell’arcipelago atlantico da parte del suo concittadino Nicoloso da Recco e dell’impresa precedente di Lazzarotto Malocello, l’Autore ha scoperto e pubblicato i documenti del primo Console della Serenissima Repubblica di Genova a Tenerife nei primi anni del Settecento e pubblicato quelli dell’intero archivio consolare genovese fino alla sua sopressione nel 1805, un saggio sull’archivio della famiglia Lercaro attiva nelle Canarie dalla fine del Cinquecento e conservato a Tenerife, un altro saggio sull’importanza di quelle isole nei viaggi di scoperta di Cristoforo Colombo. Questo volume presenta una raccolta di atti notarili stesi nella Tenerife dei primi decenni del Cinquecento da un notaio di chiare origini genovesi: Bernardino Giustiniani

Sandro Pellegrini, fiumano di nascita, ben inserito nella Recco in cui vive, è un appassionato cultore di storia locale che è storia genovese. Alla sua Recco ha dedicato una ventina di lavori, recuperandone la storia più antica che rischiava di andare perduta dopo che la tragedia dell’ultima Guerra Mondiale ha mandato in cenere gli antichi archivi locali. Da Recco, tramite uno studio sul navigatore Nicoloso che porta il nome della Città, è passato a studi sulle isole Canarie e sui legami secolari fra Genova e la Spagna, utilizzando sempre materiali d’archivio sconosciuti o poco noti.