
GIÒ POMODORO
SOLE PRODUTTORE, COMUNE
RACCOLTO
Colossi Arte Contemporanea
Corsia del Gambero 13 -
Brescia
2/5/2015 - 15/9/2015
Inaugura sabato 2 maggio, dalle ore
16.30, nei nostri spazi espositivi, la mostra personale dedicata a Giò Pomodoro
(Orciano di Pesaro, 1930 – Milano, 2002), uno dei grandi protagonisti dell'arte
italiana del secondo dopoguerra. La mostra vuole essere un omaggio al grande
scultore marchigiano, il primo italiano in assoluto a ricevere, poco prima di
morire, nell'aprile del 2002, il Lifetime Achievement Award in Contemporary
Sculpture dall'International Sculpture Center's Board, organismo formato da
scultori, critici, collezionisti, direttori di musei, che dal 1960 promuove il
mondo della scultura; un premio che, prima di lui, era stato riservato a nomi
del calibro di Claes Oldenbourg e Robert Rauschenberg, Eduardo Chillida e Nam
June Paik, Louise Bourgeois e Anthony Caro, vincitore con lui del Primo Premio
per la scultura alla I Biennale per i Giovani di Parigi nel 1959.
La mostra
si concentra sulle sei “sculture-teorema” dalle forme geometriche che
costituiscono sei versioni, sotto forma di bassorilievi in bronzo, ideate
dall'artista sul tema a lui caro del Sole Produttore; Pomodoro ha curato
personalmente la lavorazione dei rilievi durante il processo di fusione in
bronzo, utilizzando le maestranze e i laboratori delle fonderie Bettoni di
Brescia nel 1974 e li ha proposti come oggetti sperimentali, archetipi da
editare in dieci esemplari numerati e firmati alla ditta Arser di Brescia.
Questi multipli non possono essere considerati come copie dell'originale perché
ne conservano pienamente il significato estetico, realizzando una molteplicità
che mantiene tutto il carattere artistico e d'espressione del prototipo. La
serie di opere è stata presentata per la prima volta in Germania a Düsseldorf in
occasione della mostra Iki Kunst Messe Internazional nel novembre del 1974; in
Italia viene esposta in anteprima alla Galleria Lorenzelli, per poi essere
esposta in una mostra itinerante nelle maggiori gallerie nazionali e
internazionali.
La mostra è accompagnata da bellissime immagini che
documentano lavoro di sformatura e fusione in bronzo dei Soli scattate
dall'amico fotografo Lorenzo Capellini e da Gianni Berengo Gardin.
All'origine di questi bronzi a grande scala c'è la sperimentazione grafica,
di matrice costruttivista, di una struttura che esprima in uno studiato sviluppo
a incastro di forme concrete e definite il tema del sole come fonte primordiale
della vita, fertile produttore di energia vitale che ritroviamo in una cartella
di litografie dedicata a Pablo Neruda nel 1973. Anche nel caso dei Soli, questa
fase di progettazione schematica tramite il disegno, che si concretizza negli
studi realizzati per ognuno di essi, precede l'esecuzione della scultura; ma il
disegno che presiede l'esecuzione viene riequilibrato, in questo caso, con il
momento in cui si scolpisce utilizzando lo scalpello, che permette di aderire
con assoluta fedeltà e precisione, oltre che all'idea dell'opera, all'opera
stessa che sta nascendo. Questo recupero della riflessione sul fare scultura
coincide proprio con la fertile stagione produttiva che Pomodoro, approdato
all'uso della pietra come materiale prediletto nel 1965 per la precisione che
consentiva di ottenere, stava vivendo nella seconda metà degli anni '70 e che
culmina con due mostre, entrambe del 1974: una alla Galleria Naviglio di Milano
dove espone le sculture in pietra e marmo appartenenti al ciclo dei Marat, degli
Archi e dei Sole produttore, comune raccolto e l'altra alla Loggetta Lombardesca
di Ravenna.
Una mostra, quest'ultima, che ha dimostrato, come sostiene
Tommaso Trini, nello stesso anno dei Soli, la volontà di Pomodoro di estendere
il messaggio della sua scultura alla dimensione comunitaria. Negli anni '50
l’artista ha sperimentato un linguaggio materico fatto di segni impressi come
scalfiture nella forma da un gesto automatico, poi sviluppati in senso
naturalistico nei bassorilievi in bronzo come “segni in negativo” e in un ordine
compositivo più geometrico nelle Fluidità contrapposte, verso la fine degli anni
‘50. I Soli ereditano questa strutturazione geometrica dove i segni si
trasformano in linee che vanno a definire la struttura del materiale in forme
geometriche archetipiche, come la linea, mossa in direzione orizzontale,
verticale oppure obliqua, il cerchio, il triangolo, il quadrato verso la
definizione di una nuova astrazione nella forma estetica della scultura. Su
queste forme elementari, che assumono la valenza di archetipi costruttivi,
l'artista inserisce frasi dal significato metaforico che ammiccano alla
necessità di trovare un’armonia universale all’interno delle comunità umana per
formare una società ideale. L'artista non si lascia sedurre dalla forma per dare
rilievo alla costruzione geometrica mimetizzandola con linee di fuga e con
questi concetti referenziali costituiti dalle scritte che esprimono realtà
elementari di struttura fisica, come cardine, seme, ruota.
Nel Sole
produttore 3 il concetto sociale emerge con più forza: nella forma ellittica a
tre uncini appaiono le parole “collettivo possibile reale”, cioè “affinché una
forma collettiva sia reale, occorre che i frutti siano in comune. Questi
arricchimenti fantastici sono densi di riferimenti alla fecondità produttiva
della terra, al raccolto che sono le sue principali fonti di sostentamento da
condividere come risorsa in modo egualitario, come nella “societas perfecta”
descritta da Tommaso Moro nel suo romanzo Utopia. Nel Sole produttore 6 questi
concetti vengono espressi ancora più chiaramente: l'artista evidenzia la
necessità che i frutti della terra vengano raccolti da ognuno in equa parte.
Queste sono le aspirazioni di un artista capace di trasformare il materiale in
“materia collettiva” e politicamente impegnato, fin dagli anni ’60-’70, come
dimostrano opere come quella dedicata a Majakovskij (Bandiera per Vladimiro)
oppure Folle (Galleria Nazionale di Roma); un impegno che si protrasse fino
all’opera dedicata al Governo di unità popolare del Cile (1973) per culminare
nel grande intervento progettato per la fruizione collettiva di Ales (1974 –
1977) dedicato alla memoria di Gramsci.
Negli anni Settanta il simbolo del
sole produttore – già presente in una tempera del 1954 dal titolo Il sole nero,
negra pietra - acquistò particolare rilievo nelle strutture circolari: nei Soli
Produttori queste strutture vengono spezzate per accentuare le potenzialità
delle forme di aprirsi a tensioni dinamiche differenti. Sempre presente nel suo
lavoro, il mito del sole, rubato al primitivo e interpretato mediante influenze
classiche, viene reinventato da Pomodoro con un linguaggio espressivo moderno.
Da sempre affascinato dal potenziale vitale e simbolico dell'immagine del sole,
l'artista l'ha trasformata nei suoi lavori monumentali in una sorta di segno
araldico severo e massiccio; lo dimostrano la stele monumentale in bronzo e
granito dal titolo Spirale per Galileo Galilei che viene collocata nel 1992 di
fronte al Palazzo dell'Università di Padova e il Sole per Galileo Galilei, il
monumento fiorentino del 1997 sul Lungarno Serristoli, fino ad arrivare alla
Scala solare - Omaggio a Keplero, la scultura eretta nel 1993 di fronte
all'università di Tel Aviv.
In queste sculture vediamo come la forma
spiraliforme che assumono i soli nasca dalla rappresentazione in chiave
mistico-sacrale di ciò che viene considerato il principio della creazione: il
sole, tradotto in strutture solide tramite il motivo della spirale. “Congegno di
perfezione ed esattezza divina, che risponde alla logica dei numeri fondamentali
e delle segrete relazioni fra essi, la spirale, come il dna, svela il nucleo
della vita” (Marina Cotelli, Corriere della Sera, giovedì 4 aprile 2002).
In
omaggio al progresso scientifico, la spirale viene ricavata da calcoli fondati
su numeri simbolici, specie sul numero aureo, il cui rapporto matematico fisso
permette di individuare lo sviluppo nello spazio della spirale logaritmica. Le
sculture di Giò Pomodoro sono presenti in importanti collezioni pubbliche e
private in tutto il mondo: l’Hirshhorn Museum and Sculpture di Washington, la
collezione Nelson Rockfeller di New York, il Kunstmuseum di Wuppertal, la Tate
Gallery di Londra, la GAM. Galleria Civica d’Arte Moderna e Contemporanea di
Torino e la Galleria d’Arte Moderna di Roma.